
Tra le band più sfortunate dell’ultimo decennio ci sono sicuramente i canadesi. Un po' perché se fossero usciti a metà degli anni novanta staremmo parlando di tutt’altro ed un po' perché i cambi di line-up e diverse vicissitudini negative hanno complicato non poco il loro percorso. Adesso, a sei anni di distanza dall’omonimo terzo full lenght, i Threat Signal si riaffacciano nei negozi con dieci canzoni di metalcore estremamente tecnico e melodie prese in prestito dai capolavori di Fear Factory, Machine Head e In Flames. Il mixaggio di Mark Lewis (DevilDriver, Coal Chamber) è stratosferico ed alcuni passaggi sono reminiscenti di ‘Under Reprisal’ facendo almeno inizialmente pensare ad un ritorno alle radici. In realtà, ascolto dopo ascolto, le sfumature dell’album emergono sempre più evidenti e si comprende come ‘Disconnect’ sia un’opera estrema e futuristica, improntata su vecchi valori ma tecnologica e aperta mentalmente. Lo spazio riservato alla voce di Jon Howard è notevole così come la ricerca di soluzioni ritmiche non scontate, spesso impreziosite dal basso grasso e rotondo di Pat Kavanagh, anche lui come il frontman ex Arkaea. Da segnalare l’accattivante artwork di Ludovic Cordeliers e l’ottima prova del nuovo chitarrista ritmico Matt Perrin, già con Altered Throne e Prophet Fulfilled, che dimostra un affiatamento soprendente con Travis Montgomery.

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