Sacrament
Lamb Of God
Epic
Pubblicato il 25/08/2006 da Lorenzo Becciani
Songs
01. Walk With Me In Hell
02. Again We Rise
03. Redneck
04. Pathetic
05. Foot To The Throat
06. Descending
07. Blacken The Cursed Sun
08. Forgotten (Lost Angels)
09. Requiem
10. More Time To Kill
11. Beating On Death's Door
Songs
01. Walk With Me In Hell
02. Again We Rise
03. Redneck
04. Pathetic
05. Foot To The Throat
06. Descending
07. Blacken The Cursed Sun
08. Forgotten (Lost Angels)
09. Requiem
10. More Time To Kill
11. Beating On Death's Door
Quando l’attesa per la pubblicazione di un disco e’ tanto snervante spesso le delusioni sono dietro l’angolo. Probabilmente col rischio di perdere o deludere una larga parte di coloro che osannavano i Lamb Of God come l’unica band in grado di riportare ai fasti di un tempo il vecchio thrash di Megadeth e Slayer (che recentemente hanno dimostrato di essere tutt’altro che andati) rileggendo quelle partiture in chiave moderna. Era inevitabile che il passaggio major comportasse dei cambiamenti nella struttura delle canzoni e nella produzione dell’album ma ‘Ashes Of The Wake’ aveva saputo conciliare l’esigenza di un prodotto più commerciabile e moderno con la ferocia di Randy Blythe e soci. ‘Sacrament’ infatti è senza dubbio il disco più vario dell’intera discografia del gruppo di Richmond che ha smussato la violenza delle parti vocali e delle ritmiche per spostare l’attenzione sulle chitarre e infondere potenza alle canzoni. Il risultato lascia come minimo l’amaro in bocca visto che pezzi sconnessi e sfilacciati come l’iniziale ‘Walk With Me In Hell’ e ‘Redneck’ non riescono a raggiungere un terzo dell’efficacia dei pezzi di ‘As The Palaces Burn’. Con lo scorrere dei brani è impressionante lo scarto tra pezzi epici e devastanti come ‘Blacken The Cursed Sun’, ‘Requiem’ e ‘Beating On Death’s Door’ e la spaventosa inutilità di ‘Foot To The Throat’ o ‘More To Kill’. Con ‘Descending’ i Lamb Of God tentano poi la carta Fear Factory lasciando aperto un discorso che forse andrebbe approfondito. Speriamo solamente di trovarci di fronte al classico disco di transizione e di potere apprezzare quello che i Lamb Of God ci riserveranno in futuro. Per il momento ‘Sacrament’ vale una sufficienza stiracchiata.
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