
Anticipato dal video di ‘Viola’, la seconda fatica su lunga distanza dei milanesi si muovono tra Marlene Kuntz, Verdena, Deasonika e un po' di Ministri, giusto per apparire più moderni di quello che realmente sono. Ciò perché ‘Pesci’ suona tanto come se fosse stato partorito alla fine degli anni novanta o al massimo all’inizio del nuovo millennio e non è certo un male. Al contrario i Crevice, prodotti da Davide Lasala e Andrea Fognini all’Edac Studio di Fino Mornasco, risultano incisivi perché se ne sbattono dei dettami dell’indie di casa nostra, non si vergognano di amare il grunge e lasciano a Elia Biancardi lo spazio per mostrare il suo talento vocale, tra sfumature in bianco e nero, suggestioni pop e stacchi alternative rock. ‘Cioccolata’ e ‘Liberi’ trasmettono le sensazioni più posisive e rispetto al debutto, vecchio di un lustro, la continuità è alquanto scarsa. È cambiata la formazione e dallo scioglimento è nata un’entità nuova con obiettivi nuovi. Oltre alla personalità giusta per farsi notare in uno scenario come quello italiano dove il precariato impera.

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