
Quasi in contemporanea con lo straordinario debutto degli Her Shadow, Svart Records si supera immettendo sul mercato l’opera prima del nuovo progetto che vede protagonisti Aðalbjörn Addi Tryggvason dei Sólstafir e l’ex Pain Of Salvation Ragnar Zolberg. Quest’ultimo, dopo l’esperienza con i Sign e le divergenze che lo hanno portato alla separazione da Daniel Gildenlöw, si è messo in luce come artista solista - eccellendo tra l’altro con i due volumi di ‘Rog’ e ‘Sonr Ravns’ - e le sue numerose apparizioni off-venues a Iceland Airwaves ne hanno confermato l’estro e una tecnica fuori dall’ordinario. Su Addi invece c’è poco da aggiungere. Lavori in studio come ‘Berdreyminn’ e ‘Ótta’ parlano da soli e siamo al cospetto di una figura fondamentale per l’intera scena musicale islandese, celebre per il suo approccio controverso e senza compromessi, ma pure per la sua duttilità (da poco è attivo anche in ambito crust con i Bastarður). I due sono riusciti a pubblicare un disco senza tempo in un frangente storico in cui di dischi senza tempo non ne escono più. Poco importa che le canzoni partano dalle noti struggenti di un pianoforte o da visioni cinematiche, perché entrambi mettono molto del loro per scolpire maestose litanie in bilico tra pop malinconico e post-rock nordico. I sette minuti di ‘Falin Skemmd’ introducono una scaletta capace di attrarre i fan dei Fields Of The Nephilim così come gli appassionati di darkwave o colonne sonore (‘Mín Svarta Hlið’ e ‘Fjord Of Hope’). Da brividi ‘Heiðin’ e ‘Kuldaró’, curiosamente poste una accanto all’altra nella parte centrale, ma è l’intero trip sonoro a colpire ed il materiale è così ispirato che non sono certo che si possa ipotizzare un seguito nel breve periodo.

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