
Mi auguro che le recenti polemiche che hanno riguardato il frontman Chris “CJ” McMahon non distolgano l’attenzione di addetti ai lavori e pubblico su quest’album, che segna il ritorno della migliore deathcore band australiana. É stata dura partire dal sobborgo di Blacktown e arrivare ad essere considerati al pari dei colossi del genere eppure gli autori di ‘Holy War’ e ‘Human Target’ hanno contribuito a rendere il genere competitivo prima sul loro territorio e poi in tutto il mondo, facendo muso a muso con le più potenti formazioni inglesi o americane. Rispetto ad altri gruppi di talento, i Thy Art Is Murder si sono costantemente distinti per una micidiale componente old school death (Morbid Angel, Cannibal Corpse), strutture ritmiche moderne (Meshuggah, Behemoth) e divagazioni melodiche nel nu metal di fine anni ‘90. La storia non cambia ed il materiale, prodotto da Will Putney, non ammette cali di tensione, tra riferimenti alla mitologia greca, testi politici e dinamiche studiate per creare poghi rovinosi dal vivo. ‘Blood Throne’ parte come un pezzo degli Slipknot e poi regala piccoli frammenti di brutalità che sembrano scendere dal cielo come schegge infuocate, ‘Lesson In Pain’ e ‘Corrosion’ sono sul serio lezioni di violenza e schiantano di netto un’atmosfera gelida e malinconica che accompagna l’intero ascolto. ‘Join Me In Armageddon’, la title track e la devastante ‘Anathema’ sembrano poi composte appositamente per rendere il prossimo tour un’apocalisse. Visto che pure ‘Necromanteum’ dei Carnifex è in arrivo e non è affatto male, propongo subito una bella accoppiata.


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