
La rete ha il grande vantaggio che per scoprire una band possono bastare pochi secondi. Anzi, a dirla tutta servono sessantaquattro minuti, ovvero la durata di quest’album feroce, con cui il gruppo californiano torna sul mercato. Sono trascorsi quattro anni da ‘Necrotic Ideology’ e rispetto al debutto, ‘Embrace In Disgust’ rappresenta un punto di partenza ed allo stesso tempo un punto di arrivo. Di arrivo perché i Lost To The Void sono progrediti in tutto, dal songwriting alla produzione, dalla capacità di rendere essenziale e per questo ancora più letale la componente aggressiva della loro musica all’abilità di distinguersi in un panorama complesso come quello deathcore. Un punto di partenza perché la band è ancora auto-prodotta, indipendente ed agli inizi e la speranza è che tracce folgoranti come ‘Malevolent’, ‘The Mirror’ o le più progressive ‘Deadweight’ e ‘A Welcomed Plague’ riescano a catturare l’interesse dei fan. Nella presentazione dell’album si leggono riferimenti a Whitechapel, The Faceless e Beneath The Massacre ed a questi aggiungerei anche nomi come Organectomy, Analepsy e Pathology. Le grida insane di Casey Gerlach si accompagnano bene a testi sull’essere bloccati in un ambiente che non permette di guarire mentre si perdono tutte le emozioni (‘Poppy Place’) o più in generale sulle malattie mentali (‘Jaded’) e l’album è ovviamente dedicato alla memoria del chitarrista Colin Gerlach, tragicamente scomparso lo scorso anno, che dal vivo è stato sostituito da Mike Jones.

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