
In più di un’occasione, il chitarrista dei Living Colour, al secolo Vernon Reid, ha sottolineato la grandezza dei Sinister Dane, band crossover statunitense (St. Louis per la precisione) che ebbe un discreto successo a metà anni novanta, salvo poi sciogliersi come neve al sole tra l’indifferenza generale. Dopo tanti anni di silenzio, anche per loro è scoccata la scintilla del ritornare a suonare insieme ed ecco che, come d’incanto, si è materializzata un’incredibile e inattesa reunion, chiaramente poco pubblicizzata, che ha portato all’uscita del loro terzo album, “The Claws Of Time”, che, al momento, è disponibile solo sulla piattaforma Bandcamp. Va detto che questo platter ha un po' tutte quelle che erano state da sempre le peculiarità di un gruppo capace di mescolare il rock pesante con lo ska, il reggae e l’hardcore. Con una produzione adeguata ai tempi, il disco si fa ascoltare con piacere, grazie ad un pugno di canzoni toste, ma piene di melodie trasversali. Prendiamo, ad esempio, “Swollen River”. Questo è il classico brano che entra lentamente e che, con il passare degli ascolti, si rivela una specie di tarlo che si mette in testa e non ne vuole più sapere di andare via. Il fantasma dei Bad Brains aleggia per tutto il lavoro, grazie a tracce come le ottime “Snap” e “Again” che guardano al reggae/rock, o come la velocissima “Too Much Coffee” che è un giusto mix tra punk ed hardcore. In altri casi, soprattutto in fase di approccio, cantato e scrittura pare di ritornare ai tempi dei 24-7 Spyz di “Strength In Numbers”, visto che l’ariosa “Whising” o la cadenzata “Ravens” pagano dazio a Jimi Hazel e compagni. Insomma, tra riferimenti d’autore e capacita compositiva che non è stata intaccata dall’inesorabile passare degli anni, i Sinister Dane si rifanno vivi con un lavoro che meriterebbe una promozione adeguata e una casa discografica vera. Il rischio che la musica di qualità, come quella contenuta in una gemma come la conclusiva “Die By The Blade”, sia appannaggio di pochi è altissimo e, sinceramente, sarebbe un vero e proprio peccato.

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