
Nella storia della musica, sovente, si è stati al cospetto di carriere promettenti che, però, si sono letteralmente bruciate con il passare degli anni, dilapidando un patrimonio che sembrava essere inestimabile. Uno dei casi più emblematici è sicuramente quello dei Puddle Of Mudd, creatura creata a fine anni novanta da Wes Scantlin, che riuscirono ad entusiasmare critica e pubblico con un esordio al fulmicotone, a metà tra il grunge di maniera e l’alternative. Poi, dopo un successo repentino, il cantante ha sfasciato quanto di buono fatto ed è precipitato in un abisso senza fine, tra scandali, performance live imbarazzanti e dischi poco edificabili da un punto di vista artistico. Ora il biondo americano riprova a rimettersi in careggiata con “Obiquitous”, album modesto e, pressoché, inascoltabile, a partire da una prestazione vocale che lascia stupiti. La voce di Scantlin, il più delle volte, è stonata e non sappiamo se questa sia una scelta voluta (ci pare difficile) o dovuta agli eccessi di una vita trascorsa al limite. Poi, continuando con le cose negative, ci sono dei brani da vero e proprio plagio. Se uno dà un ascolto anche disinteressato a “U Wrekd Me” non potrà non avvertire pesanti echi di “Lithium” dei Nirvana. Idem con patate quando si passa a “California”, il cui riff è identico a quello di “Frances Farmer Will Have Her Revenge On Seattle”, altro piccolo capolavoro scritto dal trio di Seattle. Inoltre, ed è questa la cosa più grave, mancano proprio i brani. Anche nel campo delle ballate, dove il nostro era piuttosto bravo un tempo, scarseggia la materia prima. “Candy” è un lento piano e voce che non esplode mai e che manca di un ritornello degno di tal nome. Stessa cosa si può affermare per “Cash & Cobain”, insulsa e sciapa come un piatto di pasta asciutta senza sale. Potremmo continuare all’infinito, vedi “Butterface”, ma ci si ferma qui per evitare di infierire su un musicista a chi qualcuno dovrebbe dire a chiare lettere di fermarsi prima che sia troppo tardi.

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