
Tutte le volte che esce un disco degli svedesi mi viene in mente un’intervista con una delle icone del black metal scandinavo in cui rischiai di esaurire il tempo a mia disposizione parlando di ‘Downfall Rising’. Si parlava di come fossero pochi i gruppi death metal in grado di attrarre veramente chi vive il black metal nella sua più pura essenza, non solo dal punto di vista musicale ma nella povera esistenza quotidiana. E quei discorsi mi ronzano in testa tutte le volte che esce un altro disco della band guidata da Jonny Pettersson. Il suo tono gutturale è unico al mondo e anche se ‘Beyond The Abyss’ non è la migliore release in carriera, i Wombbath sanno sempre come emozionare i propri seguaci. Il loro impatto è semplicemente devastante e la superba tecnica di base è filtrata con un approccio rock n’ roll che li distingue dal novantacinque per cento della scena. Quattro pezzi sono stati composti da Håkan Stuvemark ed in tracklist troverete anche sax (suonato da Erik Barthold, batterista di Rotpit e Left Hand Solution) e violino (a cura del chitarrista Thomas von Wachenfeldt), tanto per farvi capire quanto la band sia tutto meno che retrograda o ottusa. Al contrario, il pregio di ‘Beyond The Abyss’ sta nel risultare più malvagio e essenziale rispetto a ‘Agma’ ma ugualmente stimolante e per certi versi progressivo. I suoni sono organici quanto basta per rammentare la dimensione live ed il mixaggio esalta la batteria, senza sminuire gli altri strumenti. ‘Discord Of Doom’ e ‘Malevolent’ sono spettacolari, però non posso non citare ‘Consumed By Fire’, che chiude il lavoro omaggiando i Paradise Lost che tanto amo. In definita una gemma old school (‘Words Unspoken’ è swedish death alla millesima potenza..) come piace tanto negli uffici di Pulverised Records, ma un ascolto affatto scontato o prevedibile.

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