
Quando vi ho parlato del nuovo album dei ten56. ho confessato che Out Of Line Music aveva in serbo un’altra sorpresa. Prima di tutto sorprende che un’etichetta del genere abbia puntato sul metalcore e l’alternative metal dopo aver dominato la scena in ambito elettronico e industrial per decenni. Poi sorprende come i francesi, sia gli autori di ‘IO’ che questi ragazzi guidati dal carismatico Clem Richard, non siano finiti sotto contratto per una label ancora più grossa o comunque più focalizzata su certe sonorità. Dopo un’intro atmosferica, ‘Meet Again’ e ‘Chimera’ mettono subito in chiaro le cose. Ritmiche mai banali, chitarre ed elettronica che si fondono insieme e un cantato davvero fuori dall’ordinario. Il primo approccio con gli Ashen mi ha ricordato quello che ho avuto con i Karnivool, un’altra band sbucata dal nulla con doti tecniche impressionanti e songwriting di lusso. Nel loro debutto, non si limitano a presentarsi come band, ma mostrano uno spettro sonoro molto ampio, reso compatto e stratificato da angoscia, estasi, delusione e lucidità. Questo album è tutto fuorché prevedibile, è metalcore visto attraverso un caleidoscopio ovvero cinematografico, instabile, meravigliosamente malato. In fase di presentazione si legge di “una discesa brutale ma bellissima nelle emozioni sepolte e una ricerca di qualcosa di reale sotto il rumore” e pezzi come ‘Oblivion’ e ‘Desire’ riflettono veramente una lenta trasformazione. Come guardare il proprio riflesso trasformarsi in qualcosa di irriconoscibile, qualcosa di più vero. Le grida forsennate del frontman in ‘Crystal Tears’ lasciano trasparire un’urgenza pazzesca, le chitarre rabbiose di Niels Tozer e
Antoine Zimer si interfacciano spesso con la drum machine e, senza mai smarrire la propria personalità, la produzione si appoggia al massimalismo moderno. Si percepisce un’ossessione nei dettagli fuori dal comune, anche se adesso, con sample, computer e internet, è tutto diverso rispetto a quando una band entrava in uno studio di registrazione con un produttore. Eleganza e brutalità convivono in un ascolto che non può lasciare indifferenti e ci dona un’altra realtà da tenere sotto attenta osservazione per il futuro.

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