
Fin dalla copertina del nuovo lavoro di Kevin Parker, si percepisce di trovarsi al cospetto di un musicista adulto, maturo, capace di godersi il successo ma anche desideroso di ritagliare uno spazio importante per la famiglia e la vita privata. L’australiano è diventato padre e negli ultimi anni ha appesantito il proprio bagaglio di conoscenze, collaborando con artisti illustri tra i quali Justice, Lady Gaga e Travis Scott, oltre ad immettere sul mercato un synth di sua produzione, che è andato esaurito in pochi minuti. Non è un caso che nel successore di ‘The Slow Rush’ abbia racchiuso potenti divagazioni tra l’hard rock e lo space rock degli anni settanta, la neopsichedelia, il synth pop e l’elettronica da club, con influenze che vanno dalla cultura bush doof alla scena rave dell’Australia Occidentale e riferimenti espliciti al capolavoro ‘Innerspeaker’, uno dei pochi dischi rock moderni che ha davvero lasciato il segno in una scena irriconoscibile. Il ritratto esistenziale che si configura con ‘Deabeat’ è alquanto malinconico e cupo. ‘My Old Ways’ è una magnifica opener, ‘No Reply’ e ‘Dracula’ tracciano la strada per ‘Loser’ e ‘Oblivion’ e la sensazione di trovarsi schiacciati in qualcosa che ci mette a disagio è palese. Altrettanto palese è il talento dell’artista nel passare dal rock più puro a beat house lo-fi o addirittura big beat con la strepitosa ‘Ethereal Connection’. Una sensibilità melodica rara da trovare in circolazione e un songwriting che fonde il minimalismo sonoro di ‘End Of Summer’ con ritmi dance contagiosi ed esplosioni vocali colorate e trionfali. Quello che viene definito come una sorta di primitivo atto rave del futuro è in realtà una semplice, e quanto mai efficace, sublimazione di tutto ciò che i Tame Impala sono riusciti a creare sin dall’inizio della sua avventura nel music business. Personalmente non potrò mai dimenticare il loro concerto al Northside di Aarhus. Una marea di giovani incantati da una produzione senza precedenti. La popolarità ha reso il progetto ancora più coraggioso e trasversale, ma non ha intaccato affatto il potere ipnotico della proposta e soprattutto l’abilità abilità nel creare manifesti sonori imponenti a partire da piccoli dettagli, curati in modo maniacale, e sfumature in apparenza non rilevanti.

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