
Ho avuto la fortuna di conoscere Alessandro Moz, all'epoca in cui scrivevo per Psycho!, quando i Detestor avevano in cantiere ‘Red Sand’ e si erano rivolti maggiormente al groove metal, senza però perdere la loro natura thrash, e ne ho apprezzato un’apertura mentale fuori dal comune. Quel disco, edito da Dracma Records, avrebbe meritato molto di più di quello che ha ottenuto ma ciò non è avvenuto e rimane una gemma oscura nel panorama alternativo italiano. Quando Ale ha lanciato il progetto Crystal Sun non sapevo che stesse male, e adesso sono felice che amici come Trevor Nadir e Tommy Talamanca ne abbiano portato avanti la memoria. Ci tengo a sottolineare che ‘The Trace You Left’ non è un album nostalgico o una raccolta di brani senza senso. Al contrario, tutti i musicisti che ne hanno contribuito alla realizzazione si sono impegnati perché la visione originale venisse rispettata e il prodotto finale fosse compiuto sotto tutti gli aspetti. La produzione è superba e l’ascolto organico nonostante la presenza di tanti artisti diversi, componenti di Benediction, Fleshgod Apocalypse, Fulci, Deathless Legacy, Infection Code e Aydra, oltre che naturalmente dei Sadist. L’iniziale ‘Skinwalker’, con Francesco Paoli, e ‘Undead Hunters’, con Steva e Alessio Lucatti, sono i pezzi che mi hanno impressionato di più ma in scaletta spiccano anche il respiro orientaleggiante e la brutalità non catalogabile di ‘Kee Wakw’ ed il tiro costante di ‘Like The Plague’, che trasmettono veramente la sensazione di Ale impegnato a percuotere le corde del suo basso in sala prove o studio. ‘The Trace You Left’ va supportato perché è un grande album, ma anche per altri due motivi. Il primo è che siamo al cospetto del risultato di legami di profonda amicizia. Il secondo è che l’intero ricavato delle vendite sarà devolut1o ad AIRC, a sostegno della ricerca contro il cancro. Acquistare una copia vi permetterà di trasformare il ricordo in un gesto concreto.

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