
Una copertina fantastica - a cura di Oscar Bonin (Gatecreeper, Scorching Tomb, Faceless Burial) - e un paio di pezzi in grado di resuscitare il mito dei Candlemass degli anni Ottanta sarebbero sufficienti a consigliarvi l’acquisto di questo terzo disco degli australiani che, a partire dall’esperienza maturata nelle sessioni di ‘Forward Unto Flame’ e ‘Mammon’s Throne’ ma soprattutto dalla dimensione live, hanno sviluppato un sound sempre più personale e coinvolgente. La band guidata da Matthew Miller intreccia con disinvoltura elementi di death, black,
doom metal e altro ancora per creare un'atmosfera bollente e narrativa con liriche intense e memorabili, un guitar work intricato e stili vocali differenti che rendono l’ascolto dinamico. ‘Clandestine Unholy Rites’ e ‘Elixir’ sono pezzi magici e talmente oscuri da costringere i fan ad abbandonarsi al proprio destino. D’altra parte la musica, non solo quella estrema, serve anche a questo: estraniarsi dal quotidiano, fuggire da vizi, peccati e ingiustizie, assaporare un abisso emotivo in cui prima o poi dovremo finire. In questo i Mammon’s Throne sono bravissimi, hanno la tecnica individuale per distinguersi tra le tante doom band del pianeta e riescono a scavare nel profondo, scuotendo le membra a volte con gli assoli di Amesh Perera o altre volte col drummin’ ferale di Nick Boschan. ‘Every Day More Sickened’ è un pezzo malato come suggerisce il titolo e ‘At The Threshold Of Eternity’ e ‘An Angel’s Grace’ una sorta di sublimazione del percorso artistico compiuto in carriera. Sono certo che Hammertheart Records farà un buon lavoro e che ‘My Body To The Worms’ otterrà consensi anche nel versante americano-canadese, dove da molto tempo il genere può vantare una comunità significativa.


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