
Basta ascoltare ‘Blood Diamond’, probabilmente il pezzo simbolo di questo nuovo disco, per rendersi conto che ‘Hell Is A State Of Mind’ rappresenta la maturità dei finlandesi e segna il punto di arrivo di una trasformazione iniziata diversi anni fa. Nati come una delle promesse più brillanti del revival thrash europeo, i Lost Society hanno progressivamente abbandonato le radici old school per costruire un linguaggio più moderno, contaminato e personale. I primi dischi erano caratterizzati da velocità, riff serrati e un’attitudine tipica del thrash della Bay Area. Con il passare degli anni, però, la band ha iniziato ad ampliare il proprio suono: prima introducendo elementi groove metal e metalcore, poi spostandosi sempre di più verso un metal moderno che mescola aggressività, melodie più accessibili e produzioni molto curate. ‘Hell Is A State Of Mind’ porta questa evoluzione a compimento. L’album colpisce soprattutto per la sua varietà. I brani alternano momenti estremamente pesanti e aggressivi a passaggi più atmosferici e melodici, spesso arricchiti da arrangiamenti orchestrali e da una costruzione quasi cinematografica delle canzoni. L’apertura con ‘Afterlife’ introduce subito un clima oscuro e drammatico, mentre ‘Blood Diamond’ risulta un ambizioso mix di groove e tensione melodica con un ritornello potente. ‘Kill The Light’ è invece il pezzo più diretto e fisico, costruito su riff incisivi e un’energia perfetta per il palco. Altri episodi mostrano il lato più sperimentale della band: ‘Dead People Scare Me (But The Living Make Me Sick)’ mostra nostalgia per il nu metal di fine anni ‘90 e la title track chiude l’album con una composizione più ampia e stratificata, che unisce atmosfere oscure, melodie e un finale epico. Samy Elbanna cresce di release in release e, più che guardare al passato e col supporto di Nuclear Blast, i Lost Society scelgono di ridefinire la propria identità, dimostrando di essere ormai una realtà solida del metal moderno europeo.


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