
Il numero di dischi registrato nel corso degli anni dai Motorpsycho è letteralmente impressionante. In pratica se ne perde il conto se uno sta dietro anche a raccolte, live e altro ancora. Nel 2026 la formazione norvegese non poteva stare con le mani in mano ed ha fatto uscire l’ennesimo capitolo della sua carriera (“The Gaia II Space Corps”) che è una bella lezione cattedratica che gli scandinavi fanno conoscere al mondo in campo di hard rock e psichedelia. Proprio l’aspetto psichedelico, dove i nostri sono dei maestri, risulta un elemento fondamentale in questo platter. Sembra di trovarci nella Londra di fine anni sessanta all’interno di club come l’UFO, dove i Pink Floyd capitanati da Syd Barrett si stavano facendo conoscere in maniera importante. Ecco, se a questa attitudine fortissima, ci si vanno ad inserire componenti rock alla Move il giochino che ne viene fuori è abbastanza semplice, ma, allo stesso tempo, complicatissimo. “L’intoppo”, chiaramente, sta nella difficile fruizione del loro materiale musicale, privo di canzoni di facile immediatezza ad eccezione della lucente titletrack. Questo costringe, giustamente, a degli ascolti attenti e perfezionisti che possono indirizzare il fan verso il vulnus di tale progetto che ha nella classe, se tiriamo le somme, il suo grande punto di forza. I brani, dunque, hanno tutti un’attitudine sixties e sarebbero stati perfetti in eventi live in cui a fare da headliner ci fossero stati artisti come i Greateful Dead supportati proprio dai Motorpsycho. In quest’ambito gemme come “Fanny Again, Or?”, la lunga “The Oracle” o l’ipnotica “The Great Stash Robbery” confermano la grandezza di una formazione che, rimanendo ancorata ad un pubblico di nicchia, ha saputo dare luogo a dischi di qualità importante che pochi altri loro colleghi possono vantare.


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