
Gli Skindred, da sempre, ti danno l’idea di essere una band gioiosa e festosa. Con “You Got This”, questa impressione è confermata in maniera molto forte, attraverso una serie di canzoni dai riff ampi e dai ritornelli immediati. Del resto, l’inizio di questo platter è molto emblematico con due tracce killer come la titletrack e “Can I Get A” che fanno capire l’aria che tira. Sono belle, molto fine anni novanta e si lasciano cantare. La seconda, addirittura, ha nella strofa un riferimento al mitico successo anni ottanta di Paul Young (“Love Of The Common People”), ma questa citazione passa in secondo piano dinnanzi all’ottimo giro melodico di cui è in possesso. Stessa cosa la si può dire per “Glass”, che è un misto tra Bad Brains e 24-7 Spyz, a differenza di una “Born Fe Dis” che ci riporta indietro nel tempo alla migliore tradizione new metal di gente come i Limp Bizkit. Il lavoro, dunque, scorre via senza mai annoiare con i brani che si succedono che hanno il pregio di essere convincenti. A nostro avviso essi sarebbero stati perfetti se fossero usciti a fine secolo scorso. Il reggae, una delle influenze primarie della band britannica, viene quasi messo in soffitta (l’unica eccezione sono la summenzionata “Glass” e “Give Thanks”) a vantaggio di composizioni ariose che a volte strizzano l’occhio alla west coast americana e agli Sugar Ray (“Broke”). La seconda parte del platter presenta qualche inciampo, come l’elettronica “Big’ Em Up” che stona assai se messa a confronto alla successiva “My People” (in cui sembra di ascoltare Eminem arrabbiato alla massima potenza) o alla portentosa “This Is The Sound”. Insomma nel solito loro mondo fatto di gioia, relax e potenza, gli Skindred continuano ad essere un baluardo del crossover più classico. Si potrebbe dire che non sono alla moda, ma sinceramente che cosa ce ne può fregare di questo stare al passo con i tempi quando le canzoni spaccano e ci rendono spensierati…


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