Exuvie
Noémi Büchi
-ous
Pubblicato il 24/06/2026 da Lorenzo Becciani
Songs
A1 I was almost there
A2 after the fold
A3 the cryptic precision
A4 beneath form
A5 I suppose

B1 it was
B2 a divided surface
B3 dislocated bodies
B4 like they said
B5 structure undone
B6 la mue

Già invaghito del precedente ‘Does It Still Matter’, mi sono avvicinato al terzo full lenght della compositrice e produttrice svizzero-francese con un approccio decisamente sperimentale. Ero infatti convinto che l’esperienza come Musique Infinie - con Manuel Oberholzer che tutti conosciamo come Feldermelder e che condivide con la Büchi lo studio Suoni Speziali e l’etichetta -ous per cui è uscito anche materiale della bravissima Mara “IOKOI” Miccichè – la portasse ad una ricerca ancora più approfondita del rapporto tra materia sonora e spettro psicologico-individuale. Poi ho avuto la fortuna di vederla dal vivo al Dancity Festival, giunto alla ventesima edizione che purtroppo potrebbe anche essere l’ultima, e sono rimasto sbalordito della sua capacità di rendere accessibile e visivamente spettrale e spaventosa la sua urgenza compositiva. ‘Exuvie’ è un titolo che suggerisce transizione, abbandono, nascita, sviluppo e crescita. Se da una parte il senso umano del glitch sembra essere messo volutamente in secondo piano, dall’altra le influenze dark, psichedeliche e per certi versi anche hip hop rendono l’ascolto estremamente dinamico e interattivo. ‘beneath form’ e ‘a divided surface’ sono i due apici della scaletta, in ‘dislocated bodies’ appare la compositrice georgiana Anushka Chkheidze e la chiusura spetta a ‘la mue’ ovvero la muta. Non una risoluzione, ma un'apertura sospesa, l'istante in cui la vecchia pelle è già caduta e quella nuova non ha ancora preso forma. È in questo modo che la Büchi rivela la sua strategia più profonda. Non vuole consegnarci risposte, ma abitare con noi lo spazio intermedio, quel territorio fragile e fertile che esiste tra ciò che si è stati e ciò che si sta diventando. Il disco, nel suo insieme, funziona come un apparato filosofico prima ancora che sonoro. La compositrice franco-svizzera costruisce un'architettura della memoria residuale: ogni strato timbrico, ogni glitch, ogni incursione orchestrale non è un ornamento ma un reperto, il calco di qualcosa che è esistito e ha lasciato la propria impronta. La tecnologia non è qui uno strumento di controllo ma un organismo poroso, capace di trattenere le frequenze del passato e rilasciarle in forme imprevedibili. È un'estetica del post-umano vissuta senza cinismo, anzi con una certa tenerezza per i resti che ci portiamo dietro.

 

Songs
A1 I was almost there
A2 after the fold
A3 the cryptic precision
A4 beneath form
A5 I suppose

B1 it was
B2 a divided surface
B3 dislocated bodies
B4 like they said
B5 structure undone
B6 la mue
Noémi BüchiNoémi Büchi
Noémi Büchi
From Svizzera

Discography
2022 - Matter
2024 - Does It Still Matter
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