
Ci sono band che non hanno bisogno di pubblicare dischi. Semplicemente perché la loro presenza live è sufficiente. Il prodotto fisico non è necessario ad attestare la loro forza o promuovere il loro messaggio. Almeno non è fondamentale. Adesso però che abbiamo la possibilità di stringere tra le mani il primo lavoro su lunga distanza dei Thunder Bomber ci sentiamo meglio. 'Boys Alive' arriva a distanza di due anni da 'Dangerous Pills', la raccolta di singoli registrati tra il 2016 e il 2020 e uscita in cassetta, e rappresenta il primo vero album della band mantovana, nata nel 2009 dalle ceneri dei Machete! e capace, in questi anni, di attraversare diversi cambi di formazione senza mai perdere la rotta. Anzi, ogni passaggio sembra averla resa più affilata, più consapevole del proprio suono. Il fuzz punk dei Thunder Bomber non fa sconti: chitarre sporche, ritmiche serrate, un cantato che graffia più che accarezzare. Dentro 'Boys Alive' si respira il blues più torbido, quello delle strade secondarie americane, mixato al punk di Dead Boys e Pussy Galore. Il risultato è un disco che corre veloce, senza fronzoli, ma che porta con sé una profondità di riferimenti che va oltre la semplice botta e via punk. Un po’ quello che si prova, purtroppo ormai raramente, quando ci si trova in un locale di provincia fumoso ad ascoltare sano punk rock con i pochi amici che sono rimasti fedeli alla linea. Le canzoni si susseguono con urgenza, quasi a voler recuperare il tempo di un'attesa durata anni. Non c'è spazio per il superfluo: ogni brano ha il compito di colpire, di lasciare il segno in pochi minuti, e ci riesce con un'onestà rara. È un rock'n'roll che non cerca scorciatoie commerciali, che non strizza l'occhio alle mode, ma che resta fedele a un'idea di musica suonata con istinto e certezza dei propri mezzi. Da ascoltare a tutto volume e supportare all’infinito.

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