
Quando sono in trasferta per festival è la volta buona che riesco ad ascoltare promo che sono arrivati in redazione da tempo e che per qualche motivo non sono ancora riuscito a recensire. É il caso di ‘Warmer Than Gold’, il nuovo album di Ben Cook (ex-No Warning, Fucked Up) che sembra provenire da un altro pianeta e che mi ha conquistato in pieno. In realtà le influenze sono ben chiare e terrestri. Si parla di Primal Scream e Stone Roses, di Charlatans e Super Furry Animals ma questo lavoro nello specifico appare sul serio di un altro mondo. Al suo interno non troverete niente di ciò che caratterizza l’industria musicale di oggi. Non c’è la ricerca di un trend, non ci sono compromessi melodici o divagazioni puerili nel pop da classifica e non ci sono neppure elementi nostalgici, perfetti per i songwriter scaduti che non hanno più idee. GUV è al contrario un progetto in costante ascesa con largo spazio concesso a drum machine e synth, in un’immersione dichiarata nell’estetica Madchester, nel britpop e nella dance britannica dei primi anni Novanta. Il risultato è un album che suona come un diario di viaggio: nato tra città diverse e notti in movimento, tra strade londinesi, autobus notturni e appartamenti di passaggio, restituisce un'atmosfera cinematografica e vagamente notturna, quasi da luci di città viste dal finestrino. Cook, cresciuto a cavallo tra Toronto e l'Inghilterra, ha le credenziali per permettersi questo omaggio senza sembrare un travestimento posticcio: il groove più mosso convive con la sua vena melodica, che resta il vero filo conduttore della sua carriera. Le dodici tracce in questione lasciano la percezione di un artista che non ha timore di reinventarsi e che non si è limitato al power rock psichedelico di cui è capace, ma ha saputo orientarsi anche verso una dimensione ballabile che non tutti sanno fare propria. Date un’occhiata al video della title track e mi darete ragione.

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