
Escursione solista per Chris Burda, che conosciamo per la potente discografia dei Collapse Under The Empire e ha collaborato con il regista di Hollywood James Gunn. Il tempo trascorso da solo in studio è stato tradotto in un ambizioso concept sull’esplorazione della vita attraverso la musica che non è stato possibile limitare ad un solo album. In attesa della seconda parte, siamo al cospetto di otto tracce strumentali ispirate ai primi 542 milioni di anni della storia della Terra. Ognuna di esse rappresenta una specifica era evolutiva e, al contempo, riflette una fase emotiva all’interno della narrazione d’insieme. Capirete bene quindi che ‘Emergence – Part I’ non è solo un album, ma molto di più. Chris Burda non avrebbe mai potuto scrivere qualcosa del genere ad inizio carriera e il fervore cinematico-atmosferico dell’opera non è certamente una sorpresa, considerati album come ‘Everything We Will Leave Beyond Us’ e ‘Recurring’. Il mixaggio è stato curato da Lennard Clément e la scaletta fonde paesaggi sonori di ampio respiro, profondità emotiva e una narrazione coinvolgente in un’esperienza musicale singolare. ‘Cambrian Pulse’, dallo spiccato feeling industrial, e ‘Extinction’ si rivelano i passaggi che fanno più riflettere in uno studio album che richiede più ascolti per potere esprimere tutto il suo potenziale, ma che poi dona qualcosa di prezioso a chi non si limita ai singoli mainstream o alla musica commerciale. Un’opera densa, stratificata e volutamente lontana dalle logiche della fruizione immediata. Le trame sintetiche si intrecciano a crescendo orchestrali di rara eleganza, costruendo un vero e proprio ponte tra la solennità del post-rock moderno e le suggestioni visive della musica da film. Non vi è alcun riempitivo: ogni arpeggio e ogni stratificazione sonora rispondono a una precisa esigenza narrativa, volte ad accompagnare attraverso un viaggio epico e introspettivo al tempo stesso.


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