Wrath
Lamb Of God
Roadrunner Records
Pubblicato il 21/02/2009 da Lorenzo Becciani
Songs
1. The Passing
2. In Your Words
3. Set To Fail
4. Contractor
5. Fake Messiah
6. Grace
7. Broken Hands
8. Dead Seeds
9. Everything To Nothing
10. Choke Sermon
11. Reclamation
Songs
1. The Passing
2. In Your Words
3. Set To Fail
4. Contractor
5. Fake Messiah
6. Grace
7. Broken Hands
8. Dead Seeds
9. Everything To Nothing
10. Choke Sermon
11. Reclamation
"Wrath" è in assoluto il disco più elaborato nella carriera dei Lamb Of God arrivati evidentemente al momento di dare una svolta. Lo dimostra con alcune scelte di produzione radicali e con l"inserimento di tracce inusuali per il gruppo di Richmond. Mai come in questo caso l"evoluzione ha un senso compiuto e si adopera a testimonianza di un percorso che non è stato presto interrotto in nome dei facili guadagni come fanno in molti. Intanto questo sesto lavoro in studio inizia e finisce come non ce lo saremmo forse mai aspettati. "The Passing" è una stupenda intro strumentale che ricorda i Metallica di "...And Justice For All" ma non suona scontata mentre le onde e il fruscio del mare che introducono "Reclamation" scatenano oltre sette minuti di passione metal tra assoli, ritmiche selvagge e melodie antiche. Più classiche "In Your Words" e "Set To Fail" i due pezzi con cui l"ascolatore ritroverà il gruppo che conosce scoprendone una produzione esaltante e un continuo ricorrersi tra chitarre e batteria in tributo al thrash d"annata e ai migliori Pantera. Le visioni dei Lamb Of God sono però moderne, futuribili, dotate di suoni attuali e sorprendentemente originali. Niente a che vedere con la poltiglia metalcore in cui tanti colleghi anche di nome sono caduti ma soprattutto niente compromessi a un mercato musicale che avrebbe già potuto inghiottirli da tempo. Randy Blythe è notevolmente migliorato e lo dimostra in "Fake Messiah" in cui può sfoderare tutta la sua aggressività e una tecnica indispensabile per dare il massimo respiro al deflagrante impatto cercato. "Grace" e "Choke Sermon" altre due canzoni da strapparsi la pelle di dosso con Mark Morton e Willie Adler sugli scudi. Passo avanti considerevole rispetto a "Sacrament" e non solamente grazie al lavoro di Josh Wilbur dietro la console. E" infatti evidente che il gruppo ha deciso di dare una sferzata e la direzione intrapresa ci lascia entusiasti.
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