
Fabio Lione ha più o meno la mia età quindi non mi è difficile comprendere la fatica compiuta per arrivare a ricoprire il ruolo di cantante in una delle più grandi prog power band di sempre. Alle spalle si è messo decine di release e tour con Rhapsody e Vision Divine, collaborazioni di prestigio ed improbabili escursioni nell'eurobeat. Adesso è riuscito a coronare un sogno di quando era bambino e 'The Secret Garden' è il maggiore regalo che potesse fare alla comunità metal italiana. Siamo di fronte ad un album estremamente compatto, vario, diverso dai precedenti eppure legato in maniera indissolubile ai classici del passato ma soprattutto prodotto alla grande. Jens Bogren, già superlativo al fianco di Paradise Lost e Opeth, ha spinto il tessuto strumentale su livelli ancora più competitivi conferendo suoni moderni seppure legati all'evoluzione del prog metal e quindi dei decenni che furono. Delle due collaborazioni la più riuscita è sicuramente quella con Doro Pesch per 'Crushing Room' mentre Simone Simons non regala moltissimo a 'Secret Garden'. Il guitar work di Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt è ottimo, al secondo semmai possiamo rimproverare che avrebbe dovuto lasciare sempre il microfono al nostro cantante, ma soprattutto cattura l'attenzione la performance dietro le pelli di Bruno Valverde che pare essere riuscito a rubare i segreti ai più grandi batteristi della storia. E' lui a lanciare i passaggi più tirati e contestualmente impreziosire il contrasto con le partiture sinfoniche. Splendide 'Newborn Me' e 'Storm Of Emotions' oltre alla cover di 'Synchronicity II' dei Police.


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