
Anticipato in rete dalla traccia d’apertura ‘Same Old Song’, ‘The Familiar Stranger’ è il debutto su lunga distanza dell’ex Soyland Green. Un album, definito dallo stesso artista sardo, di voyeurismo puro, senza giudizi, critiche, approvazioni, condanne e assoluzioni; un album, in bilico tra new wave e synth pop, che cerca soluzioni melodiche nuove confessando un amore spropositato per atmosfere oscure e contaminazioni sonore. L’incedere mellifluo e crepuscolare di episodi strutturati quali ‘One Heaven’ e ‘Neighbour’ appare in aperto contrasto con alcuni testi che tratteggiano quadri familiari violenti, disagio e dipendenze di varia natura (‘Tough Girls’, ‘Gloomy Friday’ e ‘Summertown (And The Living Diseases)’). Il mixaggio è spigoloso quanto basta per non far scivolare ‘The Familiar Stranger’ nel novero delle release da alta classifica e, troppo spesso, stupidamente commerciali. Il mastering è stato affidato a Carl Saff (Molly Burch, Charles Rumback & Ryley Walker) e la sensazione è che l’impeto compositivo di Udde possa trovare maggiori consensi all’estero piuttosto che nel nostro paese.


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