Prima di tutto puoi tracciare una breve biografia dei Browbeat per chi non la conosce e sottolineare quelle che sono state le tue mosse dal loro scioglimento a oggi?
I Browbeat si formano nel 1998 e dopo qualche mese di scrittura in sala prove e concerti locali decidono di registrare un promo cd/tape analogico di tre pezzi. Grazie a questo promo hanno la possibilità di farsi conoscere in giro e mettersi in contatto con Rudi Medea, lo storico cantante degli Indigesti e titolare della label italiana Vacation House che decide di pubblicare l’album d’esordio nel 2000 intitolato “No salvation”. Il lavoro riscuote subito successo nel panorama hardcore/new metal italiano con grande compiacimento da parte della stampa e dei fan. Nel 2003 i Browbeat fanno uscire il loro secondo album intitolato “Audioviolence” per la inglese Copro Records, prodotto e registrato da Dave Cheng (Earthone 9, Linea77) e le sonorità di questo lavoro si riveleranno più melodiche e contaminate senza perdere di impatto ed energia. Nel gennaio del 2004 fanno un tour di otto date in Inghilterra e due in Olanda condividendo il palco con gruppi del calibro di Skindred e Fony. Tornati in Italia parteciperanno ad alcune date del Rock TV Tour dove avranno la possibilità di suonare al Rolling Stone di Milano, al Velvet di Rimini e al New Age di Treviso. Nel giugno 2005 il cantante M.V lascia la band per divergenze musicali e prende il suo posto Giovanni “Gio” Berserk, l’attuale cantante dei The Modern Age Slavery. La nuova formazione registra il terzo lavoro che però non trova pubblicazione e nel 2007 avviene il definitivo scioglimento. Dal 2005 al 2013 M.V sarà coinvolto in un progetto metal-crossover chiamato Disclose col quale pubblicherà due album. Parallelamente già dal 2012 M.V comincia a gettare le basi per la creazione di questo nuovo progetto chiamato Keep The Promise, con l’intento di produrre sonorità dure di stampo hc-metal moderno e con testi impegnati nel socio-politico. Quindi con l’aiuto del suo ex chitarrista dei Browbeat Luca Cocconi nonché attuale dei The Modern Age Slavery/Amassado, M.V è riuscito ad ottenere i pezzi che costituiranno il primo album di questo progetto che col grande supporto tecnico e umano di una giovane band locale chiamata To Shed Skin, ha avuto la possibilità di farli riprodurre egregiamente dal vivo.
Hai un rimpianto su tutti per come sono andate le cose?
Effettivamente mi dispiacque tantissimo per come andarono le cose, ma soprattutto per l’incoerente piega musicale che il resto della band voleva attribuire ai Browbeat di quel periodo con cui mi sono trovato fin da subito in disaccordo. Il mio unico desiderio era semplicemente tornare alle sonorità del primo album, che riscosse il maggior successo però in una chiave più moderna, ma loro vollero andare veramente oltre quindi me ne andai.
Cosa hai trovato nei Keep The Promise che non riuscivi a vedere in altre realtà del nostro paese?
Essenzialmente è una differenza di contenuti e di messaggi. Musicalmente parlando invece la peculiarità di questo album credo che sia il forte richiamo all’attitudine hardcore degli anni Novanta dove mi ci sono sempre pienamente ritrovato.
Quanto tempo avete impiegato a comporre e registrare il materiale?
E’ stata una gestazione che è durata quasi due anni, fino alla fine delle registrazioni avvenuta a giugno.
Vi siete ispirati a qualche album in particolare in termini di produzione e mixaggio?
Ovviamente si cerca sempre di prendere come modello il miglior album del genere negli ultimi due anni in termini di produzione e potenza. Ma c’è da dire che bisogna anche avere una certa dose di realismo! Di certo non ci possiamo lamentare dell’egregia produzione...
Siete entrati in studio con queste tracce o avete compiuto una selezione?
Nessuna selezione… Queste sono le tracce che abbiamo scritto e che sono andate a far parte dell’album. Infatti già durante la stesura dei pezzi avevamo le idee chiare di come dovevano suonare e quali caratteristiche dovevano avere. Quindi alla fine della pre-produzione eravamo già pienamente soddisfatti sia della parte suonata che cantata.
Qual è stato il contributo di Luca Cocconi e Simone Sighinolfi?
Entrambi hanno avuto un ruolo importantissimo nella produzione in particolare Luca Cocconi che ci ha dato un enorme aiuto nella stesura e negli arrangiamenti dei pezzi e anche un sacco di buoni consigli dettati dalla sua decennale esperienza di musicista.
Come sono nate invece le collaborazioni con Nicolò Carrara e Suròn Caspàr?
Ho sempre stimato e seguito sia i Damned Spring Fragrantia che gli Amassado e quando abbiamo avuto l’occasione di suonarci assieme ho chiesto loro se avrebbero avuto voglia di fare da ospiti nel nostro esordio e loro hanno accettato con grande entusiasmo. Siamo stati felicissimi e soddisfatti della loro devastante prestazione!
Di cosa parlano esattamente le liriche? E' corretto parlare di concept?
Diciamo che fin dall’inizio ho voluto impostare un vero e proprio concept, vale a dire un argomento filo conduttore che si sarebbe articolato in tutto l’album. Poi man mano che venivano fuori i pezzi sentivo la necessità di parlare anche di altre importanti questioni. Il concept principale è la grave crisi economica e finanziaria che ha devastato questo Paese e soprattutto nei testi è presente una feroce critica nei confronti di chi ha provocato a livello globale questo scempio e nei confronti dei politici italiani che non hanno fatto niente per arginare il problema e ai quali attribuisco la responsabilità principale dei numerosi suicidi di imprenditori, lavoratori licenziati e disoccupati. Poi per non entrare nello specifico ci sono dei testi che parlano della primavera araba, degli abusi e omicidi delle Forze dell’Ordine in Italia, del femminicidio, dell’integralismo religioso guerrafondaio e della questione italiana NO TAV.
A quale promessa siete legati?
Se ti riferisci al nome del progetto, è stato inteso come una vera e propria imposizione/ordine nei confronti dei politici italiani a mantenere tutte le promesse che di solito fanno sempre durante le varie campagne elettorali, veramente patetiche ed estenuanti per poi rivelarsi parole vuote una volta che si trovano al potere! Infatti dopo il nome Keep The Promise avremmo dovuto metterci almeno due punti esclamativi…
Come avete costruito le parti vocali con Mirco “Mitch” Tincani?
Visto che mi sono occupato personalmente della scrittura dei testi e delle parti vocali, è stato molto naturale e consequenziale attribuire a Mirco le parti che doveva cantare proprio per le sue caratteristiche vocali di stampo death-growl ma non solo. Quindi i cantati sono stati ripartiti in maniera equa ed efficace tra i due cantanti sfruttando al meglio le doti tecniche di entrambi.
Prova adesso a recensire 'The Price of Freedom' e 'Bloody Uniform' per i nostri lettori...
“The Price of Freedom” è il pezzo di apertura dell’album che potrebbe tranquillamente provocare il circle-pit più devastante della storia dell’hardcore-metal italiano! Velocità e groove nello stesso pezzo forbiti da massicci, imponenti e incazzati cori in classico stile NYHC. Una vera e propria fusione tra Hatebreed, Biohazard e Full Blown Chaos! Per quanto riguarda “Bloody Uniform” abbiamo dei mastodontici 2step in chiave hardcore-rap ultra incalzanti e molto “in your face”, con ritornelli breakdown pieni di cori veramente arroganti e sfrontati. Qui il finale si rivela senza dubbio distruttivo e rovinoso con tanto di dito medio verso l’alto che scandisce: “Fuck your uniform!”.
Chi si è occupato dell'artwork? E' un'immagine prima o dopo la guerra?
Simone Bertozzi chitarrista dei The Modern Age Slavery e Valentina Malavenda. La copertina è stata proprio una sua idea e ha voluto utilizzare il chitarrista come modello. Infatti riprende il concetto del titolo, cioè “una pacifica missione di guerra” dove da una parte c’è un monaco tibetano notoriamente pacifista che usa solo la parola come arma di guerra e di protesta contro l’altra parte rappresentata da un uomo in giacca e cravatta che simboleggia il male, il capitalismo, la finanza sfrenata e impietosa, l’ignoranza, il potere corrotto e le mafie.
Come siete entrati in contatto con To React Records? Quali sono le band che preferite nel loro catalogo?
Tramite la nostra agenzia stampa PR Lodge Agency Europe. Abbiamo spedito un promo contenente quattro brani contenuti poi nell’album. E’ piaciuto fin da subito e dopo qualche giorno abbiamo ricevuto una proposta di contratto molto interessante e soprattutto molto onesta e quindi abbiamo accettato. Compresa anche la consociata Indelirium Records ci piacciono molto i Dine In Hell, Damn City, Straight Opposition, Amassado, Terminal Sick, Noiseful Silence… Queste sono quelle che conosciamo meglio poi sicuramente ce ne saranno altre meritevoli.
Ci sono altre band underground della scena emiliana che meritano la nostra attenzione?
A parte i Damned Spring Fragrantia e gli Amassado che comunque sono piuttosto conosciuti, ci sono band molto valide con le quali abbiamo avuto occasione di suonarci assieme come i The Last Breath Of Life, As Legion Came, End Of A Season, The End At The Beginning e queste sono solo alcune.
In questi anni il significato di metalcore è stato sicuramente fuorviato con l'avvento del trend americano. Quali ritieni che siano i tre album che non dovrebbero mancare nella discografia di tutti coloro amano le commistioni tra metal e hardcore?
Penso che a chi piace il genere non può non avere rispettivamente il primo album degli Unearth, Killswitch Engage e Chimaira. Infatti per me questi gruppi rappresentano tre dei principali precursori di questo tipo di metalcore e sono quelli che me lo hanno fatto conoscere.
La vostra attitudine è sicuramente live oriented. Pensi che in Italia si possa ancora costruire qualcosa con i locali ed i promoter che abbiamo? Per questo ti chiedo, nei prossimi mesi vi rivolgerete soprattutto ai promoter locali o pensate di promuovere 'A Peaceful Mission Of War' all'estero?
Secondo me la maggior parte dei locali e dei promoter pensano soprattutto a far quadrare i conti mettendo in secondo piano il merito e la bravura delle band. Comunque ci sono anche dei veri appassionati di buona musica che si sbattono per organizzare i concerti con grande dedizione e passione pur avendo dei mezzi molto scarsi a disposizione. Purtroppo il maggior problema di questi ultimi anni e di adesso è la scarsa affluenza della gente ai concerti, soprattutto delle band italiane. Certamente non possiamo permetterci di fare particolari ragionamenti quindi in generale andiamo a suonare dove ci chiamano spesso sacrificando il cachet e addirittura il rimborso spese. Ovviamente se ci sarà l’occasione di fare un tour all’estero la considereremo seriamente con entusiasmo anche perché il nostro genere ha sicuramente un maggior riscontro.

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