Cos'è disumano per voi?
Disumano è l'incedere di questo tempo che fagocita tutto quello che incontra. I sentimenti, le persone, gli affetti. Disumana è la società di oggi in cui i rapporti umani hanno perso valore e calore. L'uomo rincorre falsi ideali di benessere schiacciando i suoi simili e la natura e non se ne cura. Disumano è questo modo di vivere la vita. Disumana è la persona che, incurante delle conseguenze, fa il proprio comodo alla ricerca del suo proprio, e unico, vantaggio. Il mondo in cui viviamo è sempre più disumano: non più a misura d' uomo, non più “umano”.
Quali sono gli eventi principali che vi hanno portato alla pubblicazione di 'DisumanaMente'? Quanto siete cambiate nel frattempo?
La voglia di continuare a suonare la nostra musica con La Menade, nonostante le complicazioni sorte con la precedente formazione, ha portato me e Tanya a ritenere che valesse la pena riattivarci nella ricerca di qualcuno con la stessa voglia che avevamo noi. In “DisumanaMente” ci sono le nostre sofferenze, emozioni ed esperienze; avvenimenti che ci hanno fatto crescere, maturare, cambiare in qualche modo. Di base, siamo sempre le stesse ragazze che hanno bisogno di tirare fuori pensieri e sensazioni e di condividerli con gli altri, ma oggi ci sentiamo più consapevoli di allora rispetto a quello che siamo e che vogliamo. E continuare a fare musica è senza dubbio una nostra esigenza ancora tremendamente attuale.
Avete notato delle differenze nel processo di songwriting di quest'album rispetto al passato?
Essenzialmente il nostro modo di comporre è rimasto inalterato. Ma, come spesso accade quando si inserisce nel processo qualche elemento di novità, come può esserlo avere accanto due nuove musiciste, questo non può che lasciare traccia. L'esperienza ci ha portate a raggiungere prima l'obiettivo, a trovare più facilmente il modo di esprimere quello che sentiamo, a rendere efficace un'idea. Nel complesso, però, tutto nasce sempre dall'ispirazione del momento, da cui scaturisce un riff o una melodia..da questo, si inizia a lavorare, a limare, ad inserire altre idee finchè tutto non gira come ci piace. E spesso, quando realizziamo che è finalmente così, ci accorgiamo di esserci allontanate parecchio da quel che pensavamo sarebbe stato il risultato.
Quanto tempo avete impiegato per registrarlo?
La fase delle registrazioni è stata piuttosto lunga perchè in quel periodo è successo un po' di tutto, tra impegni ed “emergenze” di vario tipo. Diciamo che abbiamo impiegato più o meno sei mesi, dandoci il turno in studio e cercando di approfittare dei momenti di pausa per perfezionare ogni dettaglio. Quindi, non più del normale a livello di singole prestazioni..ma un tempo infinito per ultimare tutto.
Vi siete ispirate a qualche album in particolare in termini di produzione e mixaggio?
Non in particolare. Volevamo un sound corposo e avvolgente, ma anche nitido, in cui non si perdessero i dettagli di ogni strumento, elemento essenziale per valorizzare il nostro modo di scrivere e di arrangiare. Ci siamo ispirate al sound che avremmo sempre voluto avere, al tipo di massa sonora che idealmente sentivamo nelle nostre orecchie e che immaginavamo fosse un buon vestito per questi pezzi.
Oltre a non presentare filler il nuovo album è nettamente più competitivo per quanto riguarda arrangiamenti e linee melodiche. Avete posto un'attenzione specifica su questi aspetti oppure è il risultato di una maturazione complessiva della band?
Entrambe le cose. Oggi, a livello compositivo, come già accennato, arriviamo prima al punto perchè, meglio di ieri, sappiamo come esprimere quello che sentiamo. Ma è pur vero che abbiamo anche dedicato parecchio tempo alla definizione del dettaglio, del suono di ogni strumento e dell'amalgama più in generale. Probabilmente, questo è il risultato di una maggiore convinzione nei confronti dei nostri mezzi e del nostro sound: negli anni abbiamo maturato una certa identità e proprio il fatto di dover accostare suoni elettronici a quelli più tipicamente rock o metal, ci rende inevitabile il fatto di dover curare attentamente l'arrangiamento dei brani. Alla fine, facciamo quello che ci piace senza porci troppe domande e ci divertiamo a farlo. Volevamo un album compatto, che suonasse unitario e omogeneo, anche nelle inevitabili differenze che permangono tra un pezzo e un altro e che vengono esaltate proprio dalla cura degli arrangiamenti.
Cosa fa 'La Differenza' per un gruppo di donne che vuole suonare musica alternativa nel nostro paese?
La preparazione. La serietà. Oggi, a differenza dei nostri inizi, ci sono tantissime band di sole donne che suonano e che si sono fatte conoscere. Io credo che lo step necessariamente successivo sia essere considerate musiciste per quel che si suona e per come lo si suona, non per il genere cui si appartiene. Bisogna abbandonare la mentalità che ci vede come una rarità, perchè ormai non è più così. E dunque è tempo che si guardi al valore della band, delle sue canzoni, del suo spettacolo. Che poi a comporre e suonare sia una donna piuttosto che un uomo, non dovrebbe cambiare nulla.
A cosa sono legati i testi di 'Carne Fragile' e 'L'Assassino'?
'Carne Fragile' parla della presa di coscienza dell'essere umano dei suoi limiti, delle sue fragilità. Davanti alle paure ci si sente deboli, come carne alla mercè di un predatore. E' un grido di allarme che porta alla consapevolezza di quanto siamo temporanei e deboli, in quanto esseri umani. 'L'Assassino' rappresenta il momento più basso di un ideale percorso che l'anima compie alla ricerca di una via di fuga dalla disumanità. E' il momento in cui ci si accorge di come siamo tristemente ed inevitabilmente complici della nostra sconfitta, quando gli ostacoli che ci si pongono davanti, non solo non li affrontiamo, ma capiamo che sono il frutto delle nostre stesse paure. Il vero assassino dell'umanità è dentro ognuno di noi: tutti potenzialmente vittime delle paure che ci bloccano e che ci impediscono di fuggire dall'oscuro che è in noi.
La scelta di cantare in italiano e' più un limite o un'opportunità?
E' stata, innanzitutto, naturale, ma anche una sfida al luogo comune che vuole il rock, e ancor di più il metal, rigorosamente legato alle sonorità della lingua inglese, coi suoi clichè e il suo tipico sound. Noi abbiamo fatto una scelta diversa, credendo fortemente che la metrica della lingua italiana, la sonorità delle nostre parole, accompagnata dalla possibilità di cucirle sulla musica grazie alla padronanza delle sue regole, fosse un plusvalore che, quantomeno, caricasse il tutto di una certa diversità e riconoscibilità. Mi sono anche ritrovata a pensare che l'italiano potesse limitarci in qualche modo e tagliarci fuori da mercati più ampi, ma oggi sto avendo feedback di segno opposto: sto assistendo a testimonianze di interesse da parte di pubblico e addetti ai lavori esteri che non immaginavo. Pare che l'italiano apporti un sound diverso, inaspettato, che incuriosisce l'ascoltatore straniero e che in sostanza dona un'aura di originalità che, a quanto pare, intriga. Non so se in futuro avremo modo e voglia di cambiare direzione. Direi che, per ora, cantiamo in italiano e questo è un elemento che caratterizza molto la nostra musica.
Chi ha realizzato la copertina? Ha un significato speciale?
La copertina è stata realizzata da Gian Mario Ortu, un validissimo e promettente artista nonché lightning TD che da qualche anno ormai lavora a Londra. La copertina rappresenta, in uno con la bivalenza della natura umana – resa dal contrasto bianco/nero – anche e soprattutto la caducità del lato buono dell'umanità che rischia, in ogni momento, di essere sconfitto dall'orrore del mondo in cui si muove. Il fluido nero che lentamente si appropria del corpo sinuoso ed etereo della modella, è il male che in parte ha già divorato quanto di bello ci fosse nell'essere umano. E' la disumanità che avanza e che tutto trasforma e deforma. E' un lento processo di annientamento che, a guardar bene, è già iniziato ed è tuttora in corso.
Cosa vi affascina della figura delle menadi greche?
La fierezza, la follia, la ribellione: l'essere “diverse” in una società in cui ognuno aveva il suo posto e il suo destino. Loro se ne fregavano: portavano avanti il loro credo, i loro riti ed erano fondamentalmente libere. Libere dallo status loro assegnato. Libere di non essere come gli altri le volevano.
Se pensate a 'Nero Caos' che immagini vi vengono in mente?
Il buio. Il disordine. Un precipizio. Delle ali spezzate. Lacrime. Catene.
Com'è stata l'esperienza del video? Chi lo ha girato? Dove si sono svolte le riprese?
Il video è stato girato da una troupe di professionisti guidati dal regista Gianni Librobuono al Forte Prenestino di Roma. E' stata una giornata molto intensa per tutti, iniziata la mattina presto e terminata dopo più di 24 ore sul set. Faceva anche molto freddo e, dato che il set era allestito nelle celle sotterranee del Forte, c'era un'umidità assurda. Un plauso particolare va alla splendida attrice, Vijea Bechis Boll, che ha stoicamente affrontato le basse temperature con quella sottoveste che potete vedere nel video, senza lamentarsi mai, neanche per un secondo. Mai. Strepitosa. Ricordo che il nostro playback è iniziato verso le 4 di mattina e che noi eravamo in condizioni disastrose..ma ce l'abbiamo fatta! Poi, a tutto ciò, è seguito un lavoro di post produzione davvero lungo e notevole, di cui ha curato tutti i dettagli la nostra Chiara che, dismessi i panni della musicista, ci ha donato anche le sue prestazioni da digital compositor.
In cosa ritenete di essere migliorate ultimamente ed in cosa invece dovete ancora migliorare per potere ottenere un riscontro maggiore?
Credo che il nostro sound, sia su album che in ambito live, sia nettamente migliorato, ha raggiunto la compattezza e il colore che volevamo, così come la nostra sicurezza nel gestire i tempi e le atmosfere dello spettacolo. Possiamo fare di più. Possiamo migliorare ancora e speriamo di poterlo dire sempre. Non so se questo sia sufficiente per avere un riscontro maggiore, ma credo che sia comunque un passo imprescindibile per guadagnarsi un proprio spazio.
Vi sono mai capitati eventi bizzarri in tour? Esistono i “groupies” versione maschile?
Certo che esistono ma noi non ne abbiamo mai approfittato! Gli eventi bizzarri appartengono alla vita di tutti i giorni: ci ritroviamo spesso in situazioni anomale e surreali! Quando giriamo per concerti, ci imbattiamo spesso in personaggi pittoreschi e discorsi improbabili. Una cosa che abbiamo capito è che le persone hanno bisogno di essere ascoltate e a noi piace farlo. Cerchiamo, se possibile, di prenderci cura delle persone che ci supportano, come se diventassero parte di una ideale grande famiglia.
Quanto conta il look per voi?
Il look è uno dei tanti elementi che crea lo spettacolo, ma non è e non deve essere il primo dei pensieri. Ci piace dargli la giusta importanza, ma la priorità è sempre la musica. Insomma, il look fine a se stesso non sarà mai né determinante né quello che ricorderai quando ci vedrai suonare dal vivo.

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