Light The Fire
USA
Pubblicato il 12/09/2015 da Lorenzo Becciani

Prima di tutto presentate la band con una breve biografia sottolineando gli eventi principali che vi hanno portato alla pubblicazione del vostro debutto..
(Andrew) Ci siamo formati quattro anni fa. Io e Felix, uno dei due chitarristi, siamo i soli membri originali. Il “core” del gruppo non si è saldato fino a due anni fa con l’ingresso dell’altro chitarrista Seth. Prima di ‘Lost At Sea’ abbiamo pubblicato due ep, ‘Note To Self’ e ‘Light The Fire’ ma tutti pensiamo che sia il full lenght a rappresentarci meglio.

Cosa significa post hardcore per voi?
(Seth) Ormai è un termine abbastanza vuoto. Credo che la definizione originale sia nata quando hanno cominciato a circolare band come Underoath e Norma Jean. Il nostro stile è sicuramente influenzato da band del genere ma ci piace aggiungere elementi di elettronica e pop per rendere più originali i tradizionali breakdown che ricordano il primo metalcore.

Quali sono le vostre influenze principali in termini di hardcore e elettronica?
(Seth) Le nostre influenze toccano una grande varietà di generi e l’hardcore rappresenta solo una bassa percentuale. Se penso all’hardcore tradizionale mi vengono in mente gli Hatebreed che piacciono a diversi membri. Credo comunque che siamo più influenzati da band del calibro di Thrice, Alexisonfire e Underoath. Per quanto concerne lo spettro elettronico direi tutto quello che va da The Postal Service a Skrillex.

Com’è vivere a Dallas per una band come la vostra?
(Seth) La città propone una vasta scelta musicale. Ogni sera ci sono almeno tre club in cui puoi ascoltare dal death al punk, dal blues al country, dal rock all’hip hop.

Ci sono altre band di talento che meritano la nostra attenzione?
(Seth) Alcuni amici con cui amiamo suonare sono Darkhorse Darling, Like Bridges We Burn, The Vanity Affair, Deaf Angel, Driven Below e Steady The Mammoth.

Quando avete cominciato a comporre il materiale di ‘Lost At Sea’?
(Andrew) All’inizio dello scorso anno. Volevamo procedere in una direzione diversa rispetto agli ep e abbiamo sperimentato maggiormente con l’elettronica.

Dove avete registrato? Quanto tempo avete impiegato a completare il processo?
(Andrew) Circa un anno. Abbiamo viaggiato due volte per Cleveland per registrare le canzoni. Sono ventidue ore di guida. Mentre componevamo abbiamo posto grande attenzione per essere sicuri di ottenere esattamente quello che desideravamo. Anche se il processo tra scrittura, demo, viaggio e registrazione è stato noioso non possiamo che essere orgogliosi del risultato.

Perché avete scelto di lavorare con Jeremy Stimpert?
(Andrew) In realtà ci è stato affidato. Avevamo inviato il nostro precedente ep alla Standby Records ed il proprietario ci ha contattato dicendoci che c’era del potenziale e che avremmo dovuto collaborare con lui. Si è rivelata la persona giusta e l’album non sarebbe stato lo stesso senza il suo apporto.

Che tipologia di suono desideravate ottenere? Vi siete ispirati a qualche album in particolare?
(Seth) Qualcosa di familiare e facile da ottenere ma allo stesso tempo che uscisse fuori e diventasse un nostro marchio. Aggiungere elementi di elettronica all’hardcore o al metalcore non è una novità ma credo le influenze dei vari membri abbiano contribuito a formare il suono della band. ‘The Curse’ degli Atreyu, ‘Define The Great Line’ degli Underoath e ‘The Artist In The Ambulance’ dei Thrice sono album che continuano ad ispirarci ancora.

La vostra musica è ricca di contrasti e si passa da parti dance a blast beat per poi tornare a sequenze melodiche. C’è una particolare tecnica dietro a tutto questo?
(Seth) Quando si tratta di comporre siamo tutti molto attenti ai particolari. Qualche volta capita che i cambiamenti apportati ad un pezzo sembrino anticonvenzionali ma per noi è estremamente importante che la composizione fluisca in maniera organica. Vogliamo che l’ascoltatore diventi matto tra un breakdown ed una parte ballabile che da un momento all’altro si trasforma in qualcosa di estremo.

Avete usato dei particolari synth in studio?
(Andrew) Niente di specifico. Abbiamo semplicemente sperimentato diversi suoni e scelto quelli che si adattavano alle canzoni in maniera migliore.

Che tipo di messaggio intendete trasmettere con i testi?
(Seth) Le liriche sono molto importanti per noi. Siamo consapevoli del contenuto e del messaggio che trasmettiamo ai fans e l’album parla di tutto quello che concerne la depressione e la dipendenza che distruggono le persone giorno dopo giorno. “You are not the only one who has been through whatever situations you are dealing with, and there is hope.”

Chi si è occupato dell’artwork?
(Seth) Abbiamo presentato l’idea della nave ai ragazzi del The Sigma Collective perché credevamo si adattasse bene alla sensazione di smarrimento e sofferenza dei testi. Il loro è stato un lavoro magnifico.

Cosa c’è di veramente folle nel mondo di oggi?
(Seth) Credo il modo in cui le persone si trattano tra di loro. Non capisco tutto questo odio e questa negatività che dominano il mondo. Posso non essere d’accordo con te ma non vedo perché dovrei odiarti per questo. Se ognuno pensasse di più ai propri problemi ci sarebbe molta più serenità.

Cosa c’è scritto nel messaggio dentro la bottiglia?
(Seth) Le liriche del prossimo album! A parte le battute il pezzo è una metafora di come si possa chiedere aiuto a Dio, amici, famiglia o chiunque altro.

Siete mai stati in Italia?
(Seth) No ma speriamo che questa intervista ci serve ad ottenere un invito. A ottobre partiremo in tour e attraverseremo otto stati federali. Il release party dell’album a Dallas è stato grandioso. Non è stato in generale il nostro concerto più importante ma abbiamo suonato per i nostri amici e familiari ed è stata una serata speciale.

Avete un social media plan?
(Andrew) Ci dividiamo i compiti. Io mi occupo di Facebook mentre Seth e Felix curano Instagram, Twitter e Snapchat. Jeff e Blake danno una mano dove c’è bisogno oltre ad occuparsi di YouTube e Tumblr. Quando scriviamo qualcosa comunque lo decidiamo insieme. Non credo che ci sia un social network che abbia avuto un impatto maggiore degli altri per la band. Servono un po’ tutti per massimizzare la nostra esposizione sulla rete.

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