Prima di tutto direi di iniziare presentando la band a chi ancora non vi conosce..
(Alessandro) Siamo nati nel 2007 e negli ultimi anni la band ha avuto un percorso importante. Io, Michele e Thai suoniamo insieme fin da ragazzi. Charlie ha dato un contributo determinante per compiere il salto in avanti necessario sia di testa che a livello compositivo. In questo tour abbiamo aggiunto anche Paul Narduzzo per potere disporre di un chitarrista in più. Posso dirti che ‘The World We Live In’ rappresenta la maturazione dei Down To Ground. ‘Early In The Morning’ era una sorta di raccolta di tutto quello che era successo negli anni precedenti mentre questo album è il manifesto di come siamo diventati grazie a Charlie ed alle sue influenze tipicamente british. Le nostre sono più americane, gruppi come One Republic e Kings Of Leon giusto per fare qualche nome, mentre Charlie ha portato qualcosa di Coldplay e Pink Floyd facendo in modo che le canzoni non fossero così scontate. Desidero poi sottolineare il lavoro importante di Pietro Foresti in fase di produzione. E’ grazie a lui se abbiamo potuto collaborare con Rich Veltrop e anche la scelta di registrare in presa diretta in sala prove si è rivelata azzeccata.
Siete una band multietnica..
(Alessandro) Io, Michele e Thai siamo cresciuti insieme a Refrontolo, un paese nei pressi di Treviso. Michele è nato in Nuova Zelanda ma è arrivato qui molto presto mentre Thai è nato in Italia. Ad un certo punto qualcuno si è comprato una chitarra, un altro la batteria..
E la collaborazione con Pietro Foresti invece come è nata?
(Alessandro) Lo abbiamo cercato noi e si è dimostrato entusiasta fin dal primo istante. Avevamo ascoltato alcune delle sue produzioni come i J27 e ci ha convinto subito.
Quanto tempo avete impiegato a registrare l’album?
(Alessandro) Quattro giorni. Prima c’è stato un grosso lavoro di pre-produzione sia con lui che per conto nostro.
Il tour di supporto agli Skunk Anansie come è nato?
E’ stato il nostro ufficio stampa, David Bonato, a proporci come band di apertura degli Skunk Anansie al Pistoia Blues. Skin ha apprezzato ‘Belong’, che è stata inserita nel secondo volume di ‘Pistoia Blues Next Generation’ e utilizzata come traccia promozionale del festival, e così è nata la possibilità di seguire la band per tutto il tour italiano. Voglio sottolineare anche il grande supporto di Virgin Radio che ci ha regalato tanti passaggi.
Quale significato si cela dietro la copertina dell’album?
(Paul) E’ un progetto mio che gioca un po' col titolo dell’album e il significato del nostro nome. Down To Ground non vuol dire smettere di essere sognatori ma essere umili. Nella copertina è tutto il contrario e non si capisce se è il mondo al contrario o siamo noi ad esserlo. I layers interni proseguono la storia ed anche il titolo può essere interpretato con una grande incertezza di fondo.
(Michele) Il mondo è sbagliato ma sarebbe il caso di chiederci di chi è la colpa. Dovremmo capire da quale parte siamo girati e tornare alle radici.
A proposito di radici hai mai pensato di introdurre delle influenze tribali nel tuo cantato?
(Michele) Sì ci ho pensato, anche per celebrare un evento importante della mia vita, ma poi ho lasciato perdere. In futuro potrebbe benissimo starci un tentativo del genere.
‘Belong’ sta piacendo un po' a tutti. Quali sono gli altri momenti chiave di ‘The World We Live In’ a vostro parere?
(Paul) ‘Today’ perché è il manifesto dell’album e la title track per quello che ti dicevo riguardo al significato della copertina.
(Alessandro) Secondo me ‘Anymore’ potrebbe essere benissimo un singolo. In sala prove, in un circolo sociale, non ci disturbava mai nessuno. Una sera che la provavamo ci hanno bussato chiedendoci di chi era quel pezzo. Probabilmente pensavano fosse di qualche band americana.
Il vostro stile è dichiaratamente a stelle e strisce. Avete mai pensato di trasferirvi oltre oceano?
(Alessandro) Abbiamo qualche contatto. Soprattuto Charlie conosce bene Roberto Mancinelli di Sony che potrebbe farci comodo su New York.
(Paul) Credo che per cambiare il mondo sia necessario cambiare soprattutto sé stessi. La meta non è così importante. E’ tutto bello comunue.
Il fatto di suonare questo tipo di musica è a vostro avviso un vantaggio o uno svantaggio dalle nostre parti?
(Paul) Per ora stiamo ricevendo solo commenti positivi. In realtà non siamo nemmeno così pop come dicono ma perché non ci sono altre band come la nostra.
(Michele) Il nostro sound esce in questo modo e ci piace..

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