Prima di tutto direi di introdurre la band con una breve biografia sottolineando quelli che sono stati finora i passaggi chiave della vostra carriera..
Siamo un trio di Pesaro nato nell'estate del 2008. I passaggi fondamentali per il nostro percorso artistico sono rappresentati dalle nostre produzioni ovvero due ep autoprodotti (poi raccolti in "Nice"), l'ep "Summer, Jesus", il primo album "Fate" e il secondo "Endless", il tutto incorniciato e guarnito da tanta attività live.
Cos’è il post punk per voi?
Gang of Four.
Perché “Soviet Soviet”?
Ci piaceva il nome, suonava bene e ci ha subito conquistato. È stata una scelta di getto, istintiva e naturale. Non ha nessuna correlazione politica o ideologica, semplicemente ci piaceva.
Quali sono le sostanziali differenze tra ‘Fate’ e ‘Endless’?
Sicuramente ci sono delle differenze molto importanti per quanto riguarda l'arrangiamento dei pezzi e lo studio dei suoni. Per "Endless" ci siamo presi una bella pausa dall'attività live e non abbiamo avuto fretta. Il nostro scopo era quello di lavorare su un album con calma e dedizione per arrivare ad un risultato ottimale e che ci convincesse a pieno.
Quanto tempo avete impiegato a comporre e registrare i nuovi brani?
Più di un anno. Siamo entrati ben due volte in sala di registrazione per aggiungere un brano e modificare certi aspetti. È stato un lavoro molto lungo ma alla fine ha dato i suoi frutti.
Che tipologia di produzione volevate ottenere? Vi siete ispirati a qualche album in particolare in tal senso?
Volevamo una produzione che ci piacesse e convincesse in tutti gli aspetti. Non avevamo un album in particolare da prendere a riferimento ma l'idea condivisa era quella di prenderci il nostro tempo e di ragionare sulle scelte, sui suoni e sulla resa di questi.
Come siete entrati in contatto con Black Candy? Qual è la vostra band preferita nel loro ricco catalogo?
(Alessandro Ferri) Abbiamo incontrato Leonardo Giacomelli - proprietario dell'etichetta insieme a Lorenzo Buzzigoli - a Padova quando suonavamo in apertura agli Slowdive. Così ci siamo conosciuti, erano interessati al progetto e abbiamo iniziato questa collaborazione. Personalmente ti direi i Platonik Dive.
Etichetta a parte ci sono delle band italiane che ritenete particolarmente valide o con cui avete stretto dei rapporti preferenziali?
In Italia ci sono davvero tante band notevoli e valide. Potrei farti il nome dei Pozdam anche se non so più se sono attivi. É una band di Pordenone molto energica e aveva aperto ad un paio di nostri concerti negli anni passati.
Uno dei punti di forza di ‘Endless’ è l’equilibrio tra influenze anni ottanta e un suono moderno e avvincente. Quale di queste due componenti ritenete finirà per dominare in futuro?
Non saprei risponderti. Il nostro modo di fare musica, di comporre e arrangiare i pezzi è legato alla dimensione dell'istintività quindi per il futuro rimane un'incognita. Dipende da come ci sentiamo, dalle situazioni che stiamo vivendo e dal rapporto all'interno della band.
Come costruite le parti vocali? Volete parlarci nello specifico di come sono nate quelle di ‘Endless Beauty’ e ‘Going Through’?
(Andrea Giometti) Inizialmente gli scrivevamo io e Alessandro, poi da "Summer, Jesus" in poi me ne sono occupato personalmente. “Endless Beauty” e “Going Through” sono nate nello stesso identico modo in cui sono nati i testi di "Fate" e gli altri che compongono "Endless". Come ho sempre detto i testi parlano, almeno fino ad ora è stato cosi, della mia vita, di quello che mi colpisce, delle mie esperienze e di tutto ció che mi circonda.
Qual è il vostro concetto di bellezza?
(Alessandro Ferri) ll mio concetto di bellezza è legato al concetto di equilibrio.
(Andrea Giometti) E’ un concetto di armonia e serenità.
Prova adesso a recensire ‘Star’ e ‘Blend’ per i nostri lettori…
(Andrea Giometti) Due pezzi molto diversi. Il primo è uno dei più "innovativi" e diversi per i Soviet Soviet. Se non erro è la traccia più lenta dell'album, un mix di batteria elettronica e batteria reale. Ha una forte melodia nonostante in alcune parti le distorsioni siano molto potenti. Una tastiera che entra all'incirca a metà del pezzo a dare ancora più armonia. Tanta roba. “Blend" racchiude tutto. È il pezzo che preferisco anche perché è strettamente personale a livello testuale. Musicalmente parlando è istintivo, feroce ma con una grandissima vena poetica e tanta dolcezza.
Ci avviciniamo a fine anno e quindi è doveroso chiedere quali sono gli album che avete ascoltato maggiormente in questi dodici mesi…
(Alessandro Ferri) ‘Skeleton Tree’ di Nick Cave.
(Andrea Giometti) ‘City Club’ dei The Growlers.
Quali sono i vostri piani adesso? State pensando di organizzare anche delle date all’estero?
Sì a breve le annunceremo. A gennaio faremo qualche data in Russia e a Febbraio partirà il tour europeo.
Come trasportate i brani dal vivo? Cambiano forma, vengono dilatati o rimangono simili alla versione in studio?
Per quanto riguarda i suoni cerchiamo di rimanere fedeli alla versione del disco, è un aspetto molto importante per noi. Alcuni pezzi possono subire delle variazioni sotto l'aspetto della struttura. In poche parole possono esserci delle intro o degli stacchi più dilatati. Ci piace giocare anche con queste "modifiche".


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