Prima di tutto direi di compiere un viaggio a ritroso nel tempo parlando di come è nato il progetto e di quali sono stati i passaggi chiave nella vostra carriera..
(Lorenzo) Gli Enoch sono nati nel 1998, ma diciamo che è l’anno in cui ci siamo dati un nome. Io e Silvio (il nostro ex-batterista) abbiamo iniziato a suonare insieme nei primi anni novanta, attraversando vari stili e approcci, fino a giungere a quello che sarebbe poi diventato il sound degli Enoch. Avevamo alcune idee ben chiare fin dall’inizio ma costruire l’amalgama perfetto (almeno per noi) è stato un lavoro lungo, fatto di vari musicisti che si sono alternati a suonare con noi, ognuno apportando stili differenti (dal thrash al black) e lasciando, di volta in volta, qualcosa che ha contribuito a plasmare il nostro sound. Ovviamente la svolta è stata l’ingresso di Daniele e Leonardo che ci hanno, finalmente, fatto capire che eravamo nella condizione giusta per iniziare a lavore al nostro primo disco.
Quali erano le vostre influenze quando vi siete formati? Adesso vi ispirate a qualche altra band in particolare?
(Lorenzo) Ognuno di noi aveva, all’ epoca, influenze differenti: ovviamente il nostro approccio voleva essere estremo ed underground, quindi i “soliti” nomi: Bathory, Celtic Frost, King Diamond e tutta quella serie di band della scuola thrash europea (dai Kreator agli Onslaught). Avevavmo anche chiaro come volevamo suonare, però, ed in questo le nostre ispirazioni sono state tutta quella serie di band che, all’epoca, ricadevano nella categoria “doom-death”: i primissimi Katatonia, Paradise Lost, My Dying Bride ma anche Unholy, Thergothon, Esoteric, Skepticism e ovviamente Ras Algethi (in cui Silvio aveva suonato). Oggi come oggi le nuove ispirazioni vengono da Davide che ha, per certi versi, una formazione musicale simile alla nostra, ma anche radici forse più ancorate al doom classico e al death (oltre ad essere una vera e propria enciclopedia vivente del metal estremo). Invece non credo ci sia un’ispirazione così marcata a band attuali anche se ascoltando continuamente i nuovi gruppi e cercando ossessivamente musica che susciti ancora le giuste sensazioni, qualcosa resta. Sono ispirazioni meno coscienti e, magari, non vicinissime al nostro stile. Ultimamente mi hanno colipito tantissimi i Mgla e un po’ tutta la scena black che è uscita dalla Polonia sulla scorta del (meritatissimo) successo dei Behemoth. Negli anni abbiamo subito le influenze di chi ci colpiva particolarmente in un determinate period ed in questo calderone sono entrati ed usciti un numero infinito di gruppi. Ma, ti ripeto: sono influenze non del tutto coscienti, di cui ti rendi conto quando finisci un pezzo o ti presenti in sala prove con dei nuovi riff e qualcuno ti dice “si sente che stai ascoltando i Gorgoroth” (cito una band totalemte a caso).
Ha ancora senso parlare di funeral doom metal al giorno d’oggi? Trovate che la scena sia viva? Avete ascoltato altri album di valore di recente?
(Lorenzo) Ha sicuramente senso, dato che è un genere che, sebbene abbia avuto la sua massima espressione ormai quasi dieci anni fa, riesce a fornire sia nuove band che ottimi dischi da band più affermate. Certo, non so se si possa parlare di una scena funeral o se ce ne sia mai stata una: noi siamo in contatto con gli Eye Of Solitude e stima e rispetto reciproci sono molto alti, ma di certo questo non costituisce una scena. Nel funeral, utlimamente, mi sono piaciuti molto i lavori dei Plateau Sigma e Monolithe: due band davvero strepitose. Poi la ristampa del demo degli Shape Of Desapir, che è uscita ora, anche se non è certo material nuovo e l’ultimo lavoro dei Funeral Moth. Poi, fuori dal funeral, sicuramente Cauchemar, Riti Occulti, The Order Of Israfel (disco bellissimo, secondo me).
Presentate adesso i tre full lenght pubblicati con un breve commento che sottolinei le differenze di songwriting e produzione…
(Lorenzo) La produzione dei tre dischi è molto diversa. Enuma è quello più compatto e con i suoni più old-school, grazie al lavoro di Tommy dei Nefas al mixer. Tetragrammaton ci ha fatto parecchio incazzare: il lavoro con il producer è stato pessimo: non abbiamo avuto feeling fin da subito è ha fatto un pessimo lavoro sopratutto coi suoni di batteria, poi quando ha preparato il master ha mischiato le parti vocali di un pezzo… Spieghiamo come sono andate le cose nella ristampa uscita un paio di anni fa, ma –grossomodo- è tutto qua. Sumerian Chants ha, invece, un suono molto particolare: freddo e sottile, più simile –per certi versi- ad una produzione black metal vecchia scuola. Nei lavori prcedenti avevo inciso io le line di basso, ma non essendo un vero bassista, non ero in grado di fare lo stesso su Sumerian Chants; mancando, quindi, il basso abbiamo deciso di farne una peculiarità e puntare su un suono più sottile. Col senno di poi avrei preferito che le tastiere di Leonardo fossero più alte, dato che –secondo me- è il suo lavoro migliore sui nostril dischi,
Sono trascorsi nove anni tra ‘Tetragrammaton’ e ‘Sumerian Chants’. A cosa è dovuto tutto questo tempo?
(Lorenzo) Tantissime cose. In prima battuta una serie di probelmi personali che, con precision chirurgica, hanno colpito tutti noi ad intervalli regolari: appena qualcuno riusciva a ricomporre I suoi problemi, ne venivano fuori per qualcunaltro di noi. In più una certa delusione: Enuma era stato, a suo modo, un successo, mentre Tetragrammatom, semplicemente, no. Forse ci asepttavamo di fare un “salto” che non abbiamo fatto, non saprei….
Nel frattempo avete trovato anche un nuovo bassista ex-Flagellum Dei….
(Lorenzo) Davide è un amico e sono molto contento che sia entrato nella band. Ci ha dato una carica di notevole, oltre a portare le sue idee che sono, in parte, differenti dal nostro approccio classico; tutto questo ci ha portato a comporre e provare in modo differente. In più il suo entusiasmo aiuta molto a spingere una band cronicamente pigra.
Quanto avete impiegato realmente a comporre e registrare i brani di ‘Sumerian Chants’?
(Lorenzo) La composizione dei primi pezzi di Sumerian Chants è stata veramente lunga. Abbiamo letteralmente sezionato e disfatto decine di volte due canzoni: non eravamo mai convinti, non riuscivamo più a focalizzarci sul risultato ed ogni volta che un pezzo sembrava finito, non ci convinceva più. Lo “scossone” ce lo ha dato Silvio, il nostro ex batterista, quando ha lasciato l’Italia e, di conseguenza, la band. Io, Daniele e Leonardo ci siamo dovuti letteralmente re-inventare, senza la persona che aveva un po’ il ruolo di dire a tutti “basta cazzeggiare, il pezzo è finito”. Trovata la giusta direzione, il resto dei pezzi è venuto molto in fretta. Anche la registrazione, a parte qualche problema, è stata piuttosto rapida. Facciamo doom e, come il nome suggerisce, le cose non possono mai andare bene, quindi anche durante la registrazione di Sumerian Chants abbiamo avuto problemi personali che ci hanno causato qualche piccolo intoppo, ma è stato un lavoro verametne catartico.
Dove si sono svolte le registrazioni? Chi ha prodotto l’album?
(Lorenzo) Abbiamo registrato presso gli Avatara Studio di Milano e la produzione è stata curate da Gioia Capelli. Ci siamo trovati subito in sintonia con lei e si è creato un clima perfetto in cui si lavorava in modo professionale, ma si chiacchierava, si scherzava e si rideva. Insomma il modo ideale di registrare.
Vi siete ispirati a qualche album in particolare per i suoni?
(Lorenzo) Come ti dicevo abbiamo dovuto improvvisare ma avevamo in mente un suono di quel tipo. Forse cercavamo un sound che richiamasse in qualche mod oil vecchio thrash e gli inizi della seconda ondata black metal. Non saprei dirti.
Quali obiettivi vi eravate posti prima di registrare l’album? Ritenete di averli raggiunti?
(Lorenzo) Il disco è andato molto meglio di quanto ci aspettassimo. Credo che aver lavorato con un etichetta russa che ha concentrato promozione e distribuzione in est Europa (dove l’estremo è molto più apprezzato) ci abbia aiutato. Mi pare che il disco non abbia ricevuto neanche una brutta recensione (forse una non proprio entusiasmante, ma non certo negativa) ed anche questo ha, in qualche modo, contribuito. Abbiamo avuto anche delle proposte live interessanti, che non si sono concretizzate per motivi interni alla band, ma solo il fatto di averle ricevute ci ha fatto un enorme piacere.
L’artwork di Mauro Berchi è stupendo. Quale significato si cela dietro all’immagine in copertina?
(Lorenzo) Mauro ha una capacità visiva incredibile (oltre, ovviamente, al suo valore come musicista). Anche le due foto usate sono frutto del lavoro con due fotografe, che hanno rivisto due loro lavoro per renderli “fitting” col disco. E’ stato un lavoro corale: noi abbiamo messo le idee, le fotografe il materiale, Alexj dell’etichetta ci ha dato qualche spunto e Mauro ha messo insieme il tutto e naturalmente ci ha messo molto di suo. Il significato…beh…diciamo che preferisco che ognuno la interpreti come preferisce. Per me è più un completamento delle sensazioni che il disco dovrebbe dare, in qualche modo è come se tutto l’artwork fosse un pezzo del disco.
Di cosa parlano 'Black Night Over Unfigured Distances' e 'The Land Of Enoch'?
(Lorenzo) Black Night è un pezzo introspettivo; parla di perdita, di sconfitte soverchianti e dell’impossibilità di trovare pace ed equilibrio. Land Of Enoch parla, per immagini, di lotta e affermazione di se stessi, di forza da trovare dopo l’abbandono (in questa ottica è inserito l’estratto dal libro di Nod, in cui Caino abbandona la sua progenie).
Di chi è la voce femminile in ‘The Sleepless King, A Curse On Uruk'? Pensate di ripetere l’esperimento in futuro?
(Lorenzo) La voce femminile è nata quasi per caso. Stavo registrando le voci e quella parte è una poesia di Enheduanna, figlia del re Sargon. Le due tavolette ritrovate che contengono I suoi versi sono considerati la prima testimonianza di poesia nella storia (parliamo del 2600 a.c.) e sono stati composti da una donna. Mi piaceva l’idea che fossero, quindi, recitate da una voce femminile. Parlandone, Gioia ha trovato la storia interessante e si è offerta di fare lei quella parte. La voce femminile è uno strumento splendido ma molto caratterizzante (un po’ come un violino), quindi penso che la useremo in futuro se ci saranno pezzi che la richiedono o che pensiamo sarebbero adatti.
Volete presentarci i tre full lenght pubblicati con un breve commento che sottolinei le differenze di songwriting e produzione?
State lavorando a nuovo materiale? Dovremo attendere così tanto anche stavolta?
(Lorenzo) Si, abbiamo due pezzi finiti e due in fase di lavorazione. Al momento ti direi che I tempi saranno più brevi del nostro solito, ma chi può dirlo ? Siamo sempre stati una band molto “lenta” nella composizione e negli arrangiamenti, nei tre dischi ci sono pezzi che sono rimasti pressochè identici alla prima volt ache li abbiamo provati ed altri che sono diventati qualcosa di completamente differente da come erano stati pensati inizialmente. Vedremo..

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