Chi è Paola P. e di quale Sangue stiamo parlando?
è un’idea, uno stato mentale, una persona fisica? Fate un po’ voi, non sta a noi ben definire la cosa. Sicuramente è qualcosa che ci sta attorno ma che è nettamente lontana e diversa da noi, dal nostro modo di vedere le cose e da ciò che ci piace. è ignoranza, superficialità, pressapochismo consumista. è ciò che non siamo e da cui ci mettiamo in guardia di diventare. Ognuno puo’ vederla come meglio crede, tu non ce l’hai la tua Paola P.? Il Sangue invece è quello che abbiamo dentro, nell’anima, in bocca e sulle mani. Sono le nostre radici fisiche e non,quelle per cui vale la pena esserci, provarci, caricare un furgone, suonare per nessuno,scaricarlo nella nebbia a notte fonda e riderci comunque sopra.
Volete riassumere brevemente i momenti chiave della vostra carriera sottolineando le differenze di songwriting e produzione tra i tre album pubblicati?
In breve, amici che hanno sempre suonato in band comuni o vicine, che alla fine si sono ritrovati sotto lo stesso tetto, dapprima in totale spensieratezza e poi cercando di far le cose sempre più “seriamente” e professionalmente. Un primo disco (‘Simplicity’) nato quasi senza accorgersene con canzoni a volte a fuoco altre meno, un secondo (‘Tutti Appesi’) perseguendo un tentativo di scrittura e composizione più mirato, cantato tutto in italiano e supportato da circa ottanta concerti su e giù per la penisola ed infine un terzo disco (‘Sangue Del Tuo Sangue’) nato dopo qualche anno fermi e svariati cambi di line-up, portato avanti con le unghie ed i denti,costruendo trame sonore più scure e ricercate e mantenendo chiara la posizione riguardo il cantato in italiano,infittendo le liriche ed i concetti espressi con una ricerca particolare e volta a quel Sangue di cui si menzionava prima.
Qual è il vostro background musicale?
Più o meno siamo tutti legati al “ritorno” del punk negli anni novanta,quindi cresciuti con Green Day, NOFX e tutto l’hardcore melodico del periodo. Poi da lì ci siamo spostati in territori più di culto come Fugazi e Shellac, spinti anche dalla crescita di gruppi come Il Teatro Degli Orrori. In mezzo infilaci Radiohead, po’ di elettronica e contaminazioni varie. Per quel che mi riguarda poi ho sempre ascoltato e seguito il cantautorato italiano; mi sono innamorato di De Gregori, De Andrè, Guccini intorno ai dieci-undici anni. Da lì poi Tenco ed altri autori più di nicchia. Pensa che alle medie pure una maestra mi prendeva in giro per la mia passione sfrenata per De Gregori. Anni dopo ho scoperto esser una sostenitrice di Forza Italia quindi la cosa ha forse assunto un senso.
Cosa desideravate cambiare o migliorare dopo 'Tutti Appesi'?
Guarda,innanzitutto c’è stata molta soddisfazione da quel disco. Non che abbiamo diviso le acque del Mar Rosso, sia chiaro, ma come ti dicevo venivamo dal lavoro su ‘Simplicity’ che seppur in modo serioso era stato frutto di jam session a base di divertimento puro e semplice. ‘Tutti Appesi’ l’abbiamo cominciato così, tranquilli ma con una consapevolezza differente ed è andato molto bene, oltre le nostre aspettative. ‘Sangue Del Tuo Sangue’ voleva intraprendere quel discorso lasciato in sospeso ma provando a renderlo più spesso ed articolato, lavorando in profondità per testi, arrangiamenti e suoni. Credo che con le dovute pecche, ci siamo riusciti a modo nostro. è un disco in cui ci metti del tempo ad entrare ma una volta varcata la soglia hai molti appigli che ti inducono a restare. Ovvio questo a molti può non piacere ma penso sia una buona crescita per noi, anche in previsione futura.
Il tempo trascorso prima di tornare nei negozi è stato impiegato totalmente nella stesura del disco oppure ci sono stati degli intoppi?
Grandi intoppi direi. Grandi cambi di line-up che hanno fermato un po’ il percorso ma nulla di strano o assurdo. Nessun morto in hotel o sedie rovesciate nè tantomeno televisori gettati dal quarto piano. Claudio (voce, chitarra) e Luca (batteria), membri fondatori della band, hanno scelto altre strade di vita e si son staccati dalla band con grossa mestizia nostra ma stanno bene e siamo ancora grandi amici! Era il 2012 e da lì ci siamo praticamente fermati live e abbiamo lavorato per ricostruire “umanamente” la band. Dopo vari tentativi ci siamo riusciti con la formazione attuale. Prima che con dei musicisti ci piace dividere il tempo della sala prove o del furgone con qualcuno con cui ridere e bere delle gran birrette!
In termini di produzione in quale direzione vi siete mossi stavolta? Avete preso ispirazione da qualche album in particolare per i suoni?
Per questo ultimo disco volevano suoni di chitarra più taglienti, lasciando grossi gli strumenti più ritmici come basso e batteria. Per questo ci siamo affidati a Daniele Cocca del Blues Cave di Grumello del Monte. Con lui abbiamo vagliato le opportunità e deciso di registrare al Real Sound di Milano (aiutati anche da Ettore Gilardoni) basso e batteria e poi al Blues Cave abbiamo chiuso voci, chitarre e mix, che abbiamo curato in modo molto particolare lavorando sulla miscela sonora come fosse un disco di un po’ di anni fa. Questa ispirazione chiamiamola cosi, è figlia dell’amore nato negli ultimi anni per band come Il Teatro Degli Orrori come si diceva prima e più in generale altre realtà delle varie scene posthardcore e simili, italiane e non. Abbiamo provato ad abbandonare le sonorità a cui eravamo legati da sempre, molto “mediose” e figlie della scuola californiana,per addentrarci in qualcosa di più graffiante. Non è stato un lavoro facile visto il poco tempo dedicato alla registrazione ma è un buon inizio e credo la punta di un iceberg sonoro a cui stiamo lavorando e che chissà dove ci porterà! Quasi non avevo mai considerato l’uso del clean per chitarra fino a pochi anni fa!
Vi sentite parte di una scena indipendente italiana?
Abbiamo tutti più di trent’anni, se vuoi chiamiamola scena altrimenti diciamo che siamo li in giro da svariati anni e con svariati progetti. La fuori conosciamo molte band e molti amici, tanti son rimasti, tanti han mollato, altri ne son arrivati e speriamo restino. Quel che conta è darsi una mano. La musica e la sua gestione è cambiata tantissimo con internet e compagnia bella. Non tutto è andato male, ciò ha anche portato molte cose buone vedi la possibilità di arrivare a tutti in un click. Ma suonare sta diventando sempre più difficile e la soglia di attenzione della gente si è notevolmente abbassata. Ciò è preoccupante e mi stranisce se penso a come intensamente mi son avvicinato all‘ascolto dei dischi prima e alla chitarra poi. Tendenzialmente spesso mi ritrovo a far di calcolo con delusioni e menefreghismo, per questo è importante mantenere dei rapporti vivi con chi fa musica e si sbatte al di la del concetto dei soldi e della “fama“. Non tutto è perduto chiaramente ed in giro si trova ancora tanta solidarietà e realtà notevoli che vanno supportate per evitare di doverle poi piangere disperati. Insomma,forse non è una scena ma almeno un sodalizio.
Quali sono le band con cui avete stretto contatti o che stimate maggiormente?
Le band son una valanga, di ogni entità e genere. Qualcuna è sopravvissuta, altre meno, altre nuove si stanno facendo breccia ed i rapporti son a vari gradi di amicizia e profondità. Elencarle sarebbe un dramma. Su tutte citerei però i Lappeso, persone splendide, in giro da tanti anni con varie formazioni (De Crew, Cubo di Rubik Monocromo ad esempio) che ad avercene di musica e gente cosi. Spesso le “nuove leve” sembrano essersi dimenticate cose fondamentali come il rispetto e l’educazione,per ciò entro sempre lentamente nei nuovi entusiastici progetti spinti dai vari Facebook et similia. Ovviamente è un discorso ampio e non vale per tutti. Viky Twisterman per esempio è un giovane con una forza ed un entusiasmo sano che mi ricorda quello che avevamo noi anni fa, senza smartphone nè vizi di foto di quello che sto per ingerire.
Di cosa parlano 'Un'Ora D'Armi' e 'Il Tuo Pasto Notturno'?
Ammetto che la descrizione dei testi non è il mio forte. Mi par di arrivare e pisciarti sul tappeto senza manco salutare. Cioè ti inquinerei la visione della trama della canzone, liricamente e musicalmente parlando. Ti dirò, visto che ancora non è saltato fuori in modo diretto, che tutto il disco è legato al concetto della terra, delle radici ,dei legami, materialmente parlando e non. Ci son molti appigli letterari, citazioni e metafore ad indicare quello che siamo e quello che stiamo diventando. Il cambio del nostro modo di essere e vivere all’interno di una società in costante evoluzione, ahimè non verso cieli limpidi. Anche noi ne facciamo parte, non ci ergiamo a salvatori ne tantomeno ad estranei, portiamo piuttosto il nostro punto di vista e riflessione, più o meno condivisibile e comunque sempre aperto al confronto. Questo è di certo un tema ricorrente e trainante del nostro ultimo lavoro.
Il cantato è davvero originale. Come costruite le linee vocali?
Grazie mille! Ci fa davvero piacere sentirtelo dire. La costruzione delle linee vocali non differisce molto dallo standard credo. Ci si mette a lavorare su di una linea musicale e poi piano si sviluppano le linee vocali e le relative liriche. A volte arriva prima l’una, a volte l’altra. Di certo ti posso dire che c’è un gran lavoro di limatura e continua correzione su testi e linee. Non sono per nulla facile all’autoconvincimento e piuttosto lento nella chiusura definitiva! Gli altri mi odiano per questo.
Chi si è occupato dell'artwork? Perchè avete scelto quell'immagine?
Non c’è mai una storia facile in questa band! Avrai capito quanto teniamo alle cose che riguardano la band, grafiche comprese ed anche qui ci abbiamo messo del nostro in modo violento. Avevamo scelto amici tatuatori per curare il progetto grafico del disco, purtroppo i tempi strettissimi ed i loro impegni non hanno reso la cosa possibile. Così abbiamo sviluppato lo stesso concetto in modo digitale dando ad un amico grafico e fotografo le coordinate per svolgere il lavoro; bozza dopo bozza e continui aggiustamenti nostri e suoi han portato al risultato finale della copertina originale che poi si sviluppa ulteriormente nel libretto interno dove ad ogni canzone abbiamo abbinato un disegno “corrispettivo”. Ed ecco il nostro cielo di sguardi esterni complici e spettatori di un mondo allo sbaraglio e in totale confusione. Siamo molto soddisfatti direi e crediamo le illustrazioni siano molto importanti al fine di trainare l’ascoltatore nel disco e nelle sue dinamiche. Oggi come oggi l’immagine ha un peso sempre più presente nella nostra società,ed è giusto utilizzarla come mezzo di discussione vivo anche per un disco, una maglietta o altro.
Quali sono i vostri piani adesso?
Domanda facilissima! Una band non professionista non vuol’altro che suonare in giro il più possibile, conoscere gente e musica sempre nuova da cui imparare e crescere, bersi delle birrette insieme, per poi tornare in sala, produrre nuova musica e via a rotta di collo dall’inizio della catena.
Finora qual è stata la vostra migliore esperienza dal vivo?
Tutte le date live ti danno qualcosa ed aiutano a crescere in modo diverso, dalla cantinaccia umida fino al grande palcoscenico. Comunque senza disdegnare nulla, anni fa aprire per il tour di “A Sangue Freddo” del Teatro Degli Orrori fu molto bello ed toccante. Modalità bambini al parco giochi, con il locale sold out e fuori altra gente che voleva e non poteva entrare. Non so in quanti ci ascoltarono veramente. Molto spesso le band spalla son solo un incomodo per chi attende l’atto principale ma noi ci siamo divertiti uguale! Del nuovo corso della band, ricordo con estremo piacere il primo concerto dopo tanti anni di fatiche e carrette tirate in un piccolo grande pub della provincia di Brescia,che ahimè ora non c’è più. Era un concerto “di ritorno” sulla piazza dopo tre anni o più di assenza dai palchi, molto breve, tipo venticinque-trenta minuti.Volevamo solo dire “Hey! Ci siamo ancora!“. Sembrava una cosa facile,eppure ero emozionato come fosse il primo live di sempre. Il pub era veramente stipato all’osso con amici venuti anche da molto lontano,mi si era stretto il cuore tantissimo ed anche ora a ricordare tutte quelle facce che urlavano le canzoni e ti si stringevano attorno, mi emoziona ancora.
La scelta di cantare in italiano è dovuta ad un maggiore familiarità con la lingua oppure ad altro? Pensate che possa penalizzarvi nell'ottica di proporre il vostro materiale all'estero?
La scelta divenne definitiva quando abbiamo cominciato a lavorare al secondo disco (nel primo già erano presenti tre canzoni in lingua madre),e da li non l’abbiamo mai più abbandonata. La cosa è stata di certo influenzata dalla costante crescita di band italiane di genere ed intenzioni “simili”, quali Ministri, Giorgio Canali, Luci Della Centrale Elettrica e via dicendo. La nostra attenzione musicale si è spostata in quella direzione trovando linfa nuova e cosi ci abbiamo provato in modo naturale e sentendoci a nostro agio. Ovviamente già avevamo band nella penisola che spingevano sull’italiano e che trovavano il nostro apprezzamento,pensa a Marlene Kuntz o Afterhours per citarne due a caso,ma a noi ci hanno spronato i tardi anni duemila,come ti dicevo. Di certo c’era già prima e sempre c’era stata dentro noi la volontà di “accorciare” le distanze tra la band e chi ne fruisce,rendendo i concetti più diretti,assimilabili e cantabili in tempo minore.In questo modo non ti nascondi più,parli di te e ti metti a nudo interamente. Dopo tutto già ti dicevo di quanto son legato ai cantautori del nostro paese e alle loro liriche,quindi era una cosa che covavo,andava solo metabolizzata e resa evidente,togliendosi di dosso le paura di una costruzione in lingua di certo più complicata e faticosa. Ma sai che bello però? Nessun “It’s Allright”, “c’mon let’s go” e riempimenti vari esterofili per chiudere i giri musicali. Una bella soddisfazione, scrivo cose e tu le recepisci immediatamente. Siamo ancora grandi fan della musica cantata in inglese ma spesso e volentieri ci si nasconde dietro alla lingua per scrivere delle cose di nessun valore e zero peso lirico. Mi annoia oramai e non credo faccia più parte del nostro mondo. Per quanto riguarda il promuoverci all’estero,se mai riuscissimo a suonare e a prender piede,direi ci devono tenere cosi, sennò pace!
'Requiem For A Dream' di Aronofsky o la Messa in Re Minore K 626 di Mozart?
Due capolavori veri! Adoro entrambi ma io scelgo Mozart con camino, un thè caldo e luci basse. Situazione imbattibile casalinga! C’è sempre il rischio noia dopo una certa età però lo corro volentieri. Se invece me lo proponi live fuori casa, probabilmente vado su cinema con popcorn annessi. Aspetta! Ma questa domanda fatta non porterà mica al dilemma dello “Sei a favore dello streaming illegale si o no”..

Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.