Little Buddha
Scozia
Pubblicato il 15/04/2006 da Lorenzo Becciani

Come mai avete scelto un nome tanto curioso?

E’ una lunga storia. Eravamo a Manchester e stavamo registrando una canzone che si chiama ‘Venice’. Durante la giornata ci siamo trovati a discutere su quale potesse essere il nome migliore per la band e l’idea era quella di trovare qualcosa che esprimesse al meglio le caratteristiche della nostra musica che e’ molto ‘cinematografica’. Ennio Morricone e John Barry sono due nostre grandissime influenze. Grant (basso) ha suggerito ‘Little Buddah’ pensando al film di Bernardo Bertolucci e abbiamo tutti pensato che potesse essere adatto. Mentre giravamo per Manchester la sera, ci siamo trovati fermi a un semaforo e un’insegna all’incrocio ha attratto la nostra attenzione. Era un ristorante indonesiano chiamato ‘Little Buddah’. Era un segno eheh..


Parlaci di com’è trascorso il vostro tempo in studio..

Abbiamo registrato l’album in due settimane ai The Doghouse studios vicino Londra. Il master è stato registrato prima analogicamente in modo da dare all’intero album un retro sound ‘old school’. Questo ci ha aiutato a ottenere maggiore precisione nella trasposizione digitale e mantenere alte le vibrazioni. I Pro Tools sono serviti a piccoli edit ma niente di eccessivo. Rispetto a ‘Beautiful’ tutti avranno modo di ascoltare il lato più mite e melodico dei Little Buddah ma sarà impossibile non riconoscere anche un lato oscuro e misterioso che rende il disco molto più vario e completo. Ci sono pezzi che variano dal glam/electro/jazz come ‘Transitional Man’ e ballate molto catchy come ‘Another Day’. Per questo quando ci chiedono di descrivere il nostro sound mi trovo in difficoltà. Credo che il termine giusto sarebber ‘una modernizzazione del trip hop’. Siamo logicamente influenzati da gruppi come Massive Attack e Portishead ma il nostro approccio e’ diverso. Basso e batteria hanno un suono molto più indie rock.

A proposito di indie. Pensi che il trend attuale alla lunga farà bene alla musica inglese ?

Non credo faccia la differenza. E’ un movimento che sta accumulando quanto più riesce a ottenere sfruttando l’onda positiva e come tutti i trend avrà vita bene. Alla fine saremo sempre le stesse persone. Modeste e stressate. E’ diverso tempo che non sento niente di veramente fresco e nuovo anche a livello underground. Purtroppo nulla suona davvero ‘nuovo’ attualmente. E’ tutto così maledettamente derivativo e monotono. Tutti vogliono assomigliare a Jeff Buckley, Coldplay, Babyshambles e Joy Division. Se posso consigliarti qualcosa senza dubbio gli 8mm di Los Angeles,  Joanna Newsom che suona l’arpa e canta in modo davvero particolare e i Decoder Ring un gruppo che è possibile ascoltare nella colonna sonora di ‘Somersault’.

Che tipo di approccio hai alla scrittura dei testi ?

Le mie canzoni sono come bambini. E’ impossibile per me scegliere quale amo di più. Sono tutte differenti ma amo tutte allo stesso modo. La diversità sta nell’umore, nelle atmosfere e nei posti dove mi trasportano. Spesso sono influenzata da qualcuno o qualcosa nella mia vita. Altre volte da un sogno o da un libro che ho letto. I film che vedo invece mi aiutano maggiormente nello scrivere le linee vocali e dare la migliore musicalità possibile ai brani. Per esempio ‘Shadow’ viene dalla mia persona. E’ la triste consapevolezza che gli altri riescono a leggere al tuo interno ma non sempre comprendono esattamente come sei e per quale motivo sei in un certo modo. Si rischia di perdere il proprio centro e non rendersi più conto di cosa ci appartiene veramente e cosa invece è derivazione dall’esterno e appartiene agli altri. Crescono i dubbi e si perde quell’equilibrio che e’ necessario quando si cerca di trovare l’armonia con se stessi. E’ importante conoscere la propria persona e amare le nostre qualità anche se all’esterno non vengono viste positivamente. Non bisogna mai lasciare che l’opinione di nessuno interferisca col nostro giudizio.

Credo che una canzone come ‘That I Could Fall’ riassuma esattamente quelle che sono le vostre caratteristiche principali..

Sono d’accordo con te. ‘That I Could Fall’ è uno dei pezzi che meglio esprime quello che siamo e quello che vogliamo dire in musica. Come un processo di accurata impollinazione di generi e stili che si ritrovano a confrontarsi e adagiarsi l’uno sull’altro. Il risultato è qualcosa che ci piace molto e che penso possa rappresentare qualcosa di abbastanza nuovo e interessante per chi ci ascolta. Quando io e Grant l’abbiamo scritta abbiamo tentato di fondere più elementi possibile. In ‘That I Could Fall’ ci sono dei versi in stile reggae/dub che abbiamo trasformato in un coro ‘Bond style’ (John Barry). Tra musica e versi c’è sempre spazio per immagini che trasmettano emozioni. Come in un vecchio film degli anni sessanta..

Little Buddha
From Scozia

Discography
2004 - Beautiful Ep

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