Luca Turilli
Italia
Pubblicato il 07/07/2006 da Lorenzo Becciani
Non pensi che la concomitanza di uscite possa sfavorire due progetti che appaiono quanto mai distinti anche se riconducibili sempre al tuo estro?
In realtà ci sarebbe dovuta essere una differenza più marcata tra le due uscite. Il problema è nato quando stavamo registrando ‘The Infinite Wonders Of Creation’. In pratica Olaf Hayer non era più in grado di suonare le parti più alte. Forse a causa di un virus non siamo riusciti a terminare anche passaggi che riprendevano quelli di ‘Prophet Of  The Last Eclipse’ e che comunque appartengono al suo range abituale. E’ stato un momento difficile, quasi drammatico, perché non sapevo veramente come venirne fuori. Ho dato tre settimane di tempo a Olaf per riprovare e nel frattempo mi sono occupato della produzione del resto del cd ma la pausa non è servita niente. Poi mi sono ricordato di Bridget Fogle che aveva fatto la corista sia nel secondo capitolo della saga che su ‘Power Of The Dragonflame’ dei Rhapsody. Abbiamo provato con ‘Mother Nature’ e il risultato mi è piaciuto da morire. E’ stato allora che ho visto finalmente la luce in fondo al tunnel ma anche accelerando i tempi avevamo inevitabilmente perso qualcosa e siamo giunti a questa concomitanza. In ogni caso ritengo i due dischi dedicati a due mercati completamente  diversi e quindi non vedo perché dovrebbero disturbarsi tra loro.
‘The Infinite Wonders Of  Creation’ completa la trilogia nata nel 1999 con ‘King Of The Nordic Twilight’ e seguita da ‘Prophet Of The Last Eclipse’. Quali sono le principali differenze tra il nuovo album e i due precedenti e quali invece i legami sia dal punto di vista musicale che lirico ?
E’ incredibile quanto possano essere le differenze tra tre album che in teoria appartengono alla stessa saga ma sono stati composti da me in periodi diversi tra loro. Mi ricordo che all’inizio Alex Staropoli non digerì affatto l’uscita di ‘King Of The Nordic Twilight’ perché pensava che la mia carriera solista potesse avere ripercussioni sui Rhapsody. Non è stato mai così anche perché ho sempre separato decisamente le due cose. Nei tre capitoli della saga puoi giù riscontrare un’evidente evoluzione ma ti assicuro che adesso che è finita con i prossimi album stupirò molto di più non dovendo rimanere legato a certi condizionamenti. Dal punto di vista stilistico ho cercato di snellire certi arrangiamenti virando verso coordinate power metal che mi hanno permesso di inserire con più facilità elementi orchestrali estremi. Volevo descrivere nel migliore dei modi il mio amore per la natura e per la terra che ci ha generato e solo le parti sinfoniche riescono a trasmetterti le stesse sensazioni che possono darti un terreno bagnato dopo la pioggia oppure la foschia e la nebbia. Sono una persona molto stressata. In cinque anni sono stato ricoverato due volte per problemi legati allo stress e quindi spesso apprezzo cose che agli altri sembrano scontate e che invece a me infondono grande serenità e pace interiore. Tornando a ‘The Infinite Wonders Of Creation’ sono rimasto veramente colpito dai livelli di vendita che sta avendo non solo in Germania e Francia. Siamo già su posizioni di classifica simili a quelle di ‘Prophet Of The Last Eclipse’ e pensando al tempo trascorso ed all’incessante fenomeno del downloadin’ che ormai riguarda da vicino anche il metal non posso che essere soddisfatto. Commercialmente parlando pensavo che avesse più fortuna l’album dei Dreamquest sia per la scelta pianificata di una vocalist femminile, sia per il mercato a cui è stato indirizzato.
Parliamo invece dei Dreamquest. Hai tenuto a precisare che non aveva niente a che vedere con i Rhapsody. Il motivo risiede nella paura di spiazzare i tuoi fan oppure nel desiderio di difendere l’ideologia e l’unicità di questo progetto ?
Intanto ci tengo a precisare che per quanto mi riguarda non avrei nemmeno voluto che il mio nome apparisse tanto considero i Dreamquest un progetto a parte. E’ chiaro che è stata una mossa ‘politica’ per vendere più copie. Riguardo al progetto è nato per l’esigenza da parte mia di seguire due strade alla fine diventate parallele. La prima è stata dettata dall’istinto che mi ha portato a riprendere un progetto che avevo da tanti anni di comporre un disco per tastiere. La seconda è invece figlia del desiderio di fondere il mio amore per l’elettronica con quello per band come Nightwish o Within Temptation. Per una volta non ho preso come riferimento colonne sonore come ‘Conan Il Barbaro’ e ‘Il Signore Degli Anelli’ che invece ispirano da sempre le musica dei Rhapsody ma quelle dove l’elettronica ha un peso dominante come ‘Matrix’ o ‘Underworld Evolution’ che recentemente ho apprezzato moltissimo.
Sembra quasi che in Germania o comunque all’estero la tua figura sia osannata mentre in Italia sono molti anche i detrattori.
Guarda sono appena tornato dalla Germania a Trieste per potere riposarmi e potere guardare i mondiali e succede la stessa cosa col calcio. Basta un pareggio perché la critica ti affossi e la gente ti metta subito in discussione. Due partite vinte di fila e sei l’idolo di tutti. E’ incredibile perché negli altri paesi l’orgoglio nazionale è molto più forte. Pensa ai Nightwish che sono sempre primi nelle chart finlandesi superando anche i gruppi pop o ai Within Temptation in Olanda. Solo da noi avviene il contrario. Non ti so dare una spiegazione razionale. E’ qualcosa che necessiterebbe un’indagine approfondita a livello psicologico-culturale. In ogni modo non posso che ricordare quando ‘The Magic Of  The Wizard’s Dream’ è rimasto otto-nove settimane in classifica qua in Italia. E’ stata una soddisfazione immensa.
Ho sempre pensato che saresti un ottimo compositore di colonne sonore. Ti piacerebbe cimentarti in un progetto del genere ? Con che tipo di film ?
Senza alcuna avidità commerciale voglio riscoprire l’amore per la melodia di base e dedicarmi sempre di più alla carriera di compositore. Da tempo non mi sento più un semplice musicista. Quando ho iniziato ricercavo continuamente assoli vorticosi per dimostrare a tutti la mia tecnica ma crescendo e maturando ti rendi conto che non potrai mai competere con personaggi che hanno iniziato a suonare a sette anni e fare a gara tutta la vita. Non voglio più dimostrare niente sotto il lato puramente tecnico. Adesso ci sono giorni che compongo anche 13/14 ore al giorno senza fermarmi e la cosa che più mi dispiace è che gran parte del materiale che ho scritto non vedrà mai la luce. Purtroppo i management sono molto rigorosi e non ti permettono di pubblicare più di una release l’anno. Vorrà dire che me lo porterò nella bara. Sicuramente scrivere una colonna sonora è un sogno che prima o poi metterò in pratica. Mi piacerebbe che fosse un film d’azione. Joey De Maio ha conoscenze importanti e mi aveva già offerto di invitarmi a qualche cena per presentarmele ma in quel momento avevo la testa sulla produzione di ‘The Infinite Wonders Of Creation’, sui Dreamquest e sul nuovo Rhapsody che uscirà a settembre/ottobre quindi ho declinato l’invito. Magari in futuro.
Una critica che ho sempre rivolto ai Rhapsody e della quale mi piacerebbe parlare con te è questa. Non ritieni che l’eccessiva produzione delle tue uscite possa in qualche modo penalizzare i tuoi set live ?
Non sei l’unico che mi ha fatto questa domanda. Sinceramente penso di no. Per il tour che da ottobre/novembre ci vedrà impegnati di supporto ai Manowar stiamo preparando una scaletta di brani molto ‘duri’ e diretti. Vogliamo colpire il nostro pubblico con tutte le nostre armi migliori ma dando più spazio alla potenza e all’impatto rispetto invece agli orpelli o alle parti sinfoniche. E’ chiaro che non ci possiamo permettere un’orchestra sul palco quindi continueremo ad eseguire dal vivo i pezzi che hanno una struttura live più marcata lasciando che le orchestrazioni tra uno stacco e l’altro abbiano un ruolo preciso nella teatralità dello show.
Quali saranno i tuoi prossimi impegni/progetti?
Tra meno di un mese inizierò la promozione del nuovo disco dei Rhapsody che sono certo piacerà molto a chi ci segue da tanti anni. Poi come detto partiremo in tour con i Manowar. La prossima primavera inizierà invece il nostro tour da headliner e saremo come già annunciato presenti al Gods Of Metal. Nel frattempo pubblicherò il nuovo album dei Dreamquest che è già praticamente pronto e aspetta solo l’ok del management per essere rilasciato.
Raccontaci qualche aneddoto particolare del vostro tour con i Manowar..
Sinceramente non ne ho molti da raccontare. Siamo molto diversi dai Manowar come persone e come stile di vita. Loro sono esattamente come li vedi. Incarnano alla perfezione il termine sex, drugs and rock n’ roll ma noi non partecipiamo mai ai loro party selvaggi e loro ci rispettano totalmente e non ci forzano in tal senso. Joey De Maio è un amico e una persona che stimo tantissimo sia professionalmente che personalmente ma io sono molto più riservato 

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