Un titolo come 'Theory Of Everything' pueograve; essere interpretato in molti modi. Qual è il motivo che ti ha spinto a sceglierlo?
'Theory Of Everything', la teoria di tutto. In fisica è il sogno per ora ancora irrealizzato di una teoria che spieghi tutti i processi dell'universo con un equazione. Nel mio album non c'è alcun riferimento diretto a tutto cio', mi piace quel titolo e basta. Non ho mai creduto nel voler includere grossi messaggi verbali nei titoli o testi delle canzoni. Per me la musica deve stare in piedi da sola e la parola appartiene ad un altra disciplina.
Il tuo amore per la musica classica è testimoniato dagli studi su Bach, Mozart e Beethoven. Ritieni che certa elettronica possa essere considerata come sperimentazione prosecutrice del lavoro portato a termine dai compositori contemporanei?
L'elettronica e' come tutti gli altri filoni musicali nella storia, ha una sua motivazione e collocazione storica e comprende di tutto dalle cose leggere di Jarre ad Aphex Twin passando per Stockhausen. Se usi un mezzo elettrico stai facendo musica elettronica, anche una chitarra acustica se registrata in uno studio è musica elettronica in virtù del fatto che vengono usati processi tecnologici a base elettronica per trasferirne le vibrazioni. Gli strumenti sono solo mezzi usati per la causa più alta che si chiama musica.
Dal punto di vista tecnico quali sono le novità principali di 'Theory Of Everything'?
Sono novita' solo per quanto riguarda me perchè sono tecniche ampiamente usate precedentemente da altri. Da cinque anni tra le altre cose scrivo musica specificatamente ideata con loop e samples. E' un approccio nuovo e liberatorio per me. Mi da' la possibilità di fare cose che sarebbero impossibili da realizzare con altri musicisti in studio e l'unico limite è la pazienza necessaria per mettere insieme la parti come fosse un gigantesco puzzle ma il risultato e' sempre inebriante...
Perchè pensi che il nuovo album possa interessare anche chi non è strettamente un chitarrista o appassionato dello strumento?
Sinceramente non mi pongo mai la domanda 'a chi potrebbe interessare la musica che sto' facendo'? Se mi ponessi quella domanda suonerei con Bon Jovi. Una cosa e' certa, il mio scopo non e' mai stato quello di fare musica specificatamente diretta a chitarristi. sarebbe una cosa che mi annoierebbe dopo.
Quale disco del tuo passato ritieni sia stato sottovalutato?
(5 minuti...) Scrivo musica per me stesso principalmente e poi se succede che a qualcuno, per motivi che possono variare di caso in caso, piaccia quello che pubblico ne sono ben contento. Nelle nuove cose che sto facendo da un po c'è molta più propensione per il ritmo e penso che il ritmo sia la parte piu' sexy della musica e la rende accativante per un numero più alto di persone. Penso che il problema sia con il tipo di visibilità offerta da chi pubblica i lavori. Avrei voluto che MCM, il trio con John Macaluso e Randy Coven, venisse presentato con più tenacia da parte della casa discografica al mondo ma non facevamo tipico progressive metal per cui non hanno saputo bene come presentarci.
Per la prima volta hai suonato tutti gli strumenti. Immagino che per un musicista del tuo spessore non sia stato difficile ma hai incontrato comunque qualche difficoltà?
Le difficoltà a fare tutto da solo risiedono nel mantenere un discreto livello di pazienza e obiettività mentre le cose procedono lentamente per ovvi motivi fisici. Mi piace fare musica da solo, amo moltissimo anche fare musica di gruppo, sono solo due universi diversi che offrono possibilità espressive diversissime ma ugualmente stimolanti.
A livello di produzione c'è qualche album che ti ha ispirato in maniera particolare?
Una marea di roba mi ha ispirato anche se indirettamente. Aphex Twin, Squarepusher, 'Electric Ladyland' di Jimi Hendrix..
Sull'album ci sono pezzi decisamente moderni e altri più tradizionali. Come sei riuscito a bilanciare il tutto e ottenere un suono unico?
Non avevo un piano preciso, quello che e' finito sul disco e' quello che usciva dalla mia testa al momento, avevo un periodo limitato di tempo per realizzare il tutto a cavallo di due tour ed e' venuta fuori questa roba. Il resto e' casuale.
Qual è la canzone più difficile da suonare dell'album?
Non ricordo nessuna particolare difficoltà esecutiva in nessun pezzo. Il novanta per cento delle parti di chitarra sono improvvisate per cui sono tutte cose con le quali mi trovo a mio agio tecnicamente.
Quanto è cambiata Los Angeles da quanto ti sei trasferito ad oggi?
Los Angeles da un po di anni e' diventata un enorme centro commerciale spersonalizzato come d'altronde la stragrande maggioranza di città moderne in giro per il mondo. La scena musicale e' abbastanza arida popolata da patetiche tribute band o da mediocri 'artisti' in cerca di fama e fortuna senza niente di particolare da dire. Nonostante questo la città mantiene ancora i suoi lati stimolanti che resistono malgrado i tentativi politico/imprenditoriali di appiattimento generale e di mediocrita' obbligatoria. Amo il deserto ad un'ora da qui e le bettole di sapore bukowskiano....
Qual è il segreto più grande che ti ha trasmesso Allan Holdsworth?
Allan non mi ha trasmesso nessun segreto. La sua potenza e' chiara, visibile e lampante davanti agli occhi di tutti. Essere liberi da schemi, limitazioni auto imposte e aspettative altrui, suonare con le mani la musica che sentiamo nella testa e non finire mai di progredire.
Anche la tua passione per la fusion è evidente. Ci sono degli artisti jazz che segui con particolare attenzione?
Miles Davis, Charlie Parker, John Coltrane, Keith Jarrett, John McLaughlin, Allan Holdsworth, Jaco Pastorius, Billy Cobham e molti altri. Non seguo molto la cosidetta fusion contemporanea perche' la trovo sterile.
E' cambiato il tuo rapporto con il metal in tutti questi anni?
Ero in circolazione quando il cosiddetto metal era all'apice della sua esistenza. Negli anni ottanta pubblicavo album, andavo in tour e ho vissuto in pieno sia in Europa che negli Stati Uniti i momenti più intensi di quel periodo. Mi sono divertito non un casino ma molto di più! Avendo vissuto la 'scena vera' all'epoca non posso fare a meno di notare come questo 'metal attuale' sia un po' troppo nostalgico, spento, basato sul già sentito e già visto migliaia di volte. La cosa che mi da' più fastidio e' sopratutto questa tendenza dei metalhead ad autoghettizarsi musicalmente chiudendosi in sè stessi rispetto ad altri stili musicali che potrebbero invece portare un po' di ossigeno ad un genere che al momento e' al limite dell'incestuosita'. Negli anni ottanta pur facendo metal ascoltavamo e suonavamo di tutto, dal blues al jazz, dalla musica classica al funk. Eddie Van Halen ascoltava i Weather Report nel backstage prima di montare in palco. Warren De Martini, il chitarrista dei Ratt, aveva solo dischi di Jeff Beck in macchina. Jake E. Lee studiava le parti di John McLaughlin tra un pezzo e l'altro alle prove. Mi piacerebbe che la gente si preoccupasse meno dello stile e molto di più del contenuto artistico. La mano che fa le corna in ogni cazzo di foto e' veramente arrivata al capolinea.Un cliche' allucinante ormai.