Toglieteci subito una curiosità. Come mai vi chiamate in questo modo ?
L’intera idea relativa alla band e al disco da pubblicare è stata concepita molto prima che venisse resa pubblica. I frammenti che portano all’album hanno circolato nel mio sistema vivente per anni. Anche attraverso commistioni e incroci con altri gruppi. Ho utilizzato per la prima volta il moniker Serena Maneesh nel 2001 e da allora si sono susseguiti numerosi eventi e cambiamenti anche strutturali al disco. Ho sempre avuto difficoltà a descrivere il concept e il genere che si nascondono dietro al gruppo. Credo che sia impossibile descrivere uno stile semplicemente senza che la conversazione verbale venga accompagnata da una profonda conoscenza di tutte le esperienze che abbiamo vissuto sulla nostra pelle.
Quindi se ti chiedessi di descrivere il vostro stile ti troveresti in difficoltà ?
Direi proprio di si. Sicuramente c’è del blues, c’è il mio amore per Gershwin, ci sono retaggi di pop-folk norvegese e tutto quello che riguarda una vera e propria ricerca subconscia della ‘sinfonia’. In contesti rock n’ roll naturalmente. L’album è comunque una continuazione di quello che avevamo iniziato a partire da ‘Fixxations’. Lo abbiamo registrato qui in Norvegia, a Chicago e New York e quindi il suo stile è a mio avviso influenzato anche da tutti questi viaggi e le diverse situazioni ambientali. Ho letto prima una recensione dove ci paragonavano prima ai Velvet Underground e poi agli Spiritualized. Mi sono detto: ‘Accidenti sono due grandi gruppi ma cosa c’entrano l’uno con l’altro ?’
E’ il caso di ‘Sapphire Eyes’. Che significato ha la canzone ?
Se ti ha colpito così tanto sarebbe più interessante sapere che emozioni ha provocato in te ascoltandola. Quello che sto cercando di dire è che il mistero della vita è l’unico aspetto della nostra esistenza che ha ancora fascino. Il resto ha perso tutto il suo valore sia materiale che umano. Parla della rovina dell’uomo, delle continue battaglie che dobbiamo combattere, di trip e ossa rotte. Adoro il suo feeling tribale quasi come una violenta danza rituale nelle fiamme tra rock n’ roll e rave party
I Sonic Youth sono senza dubbio un’influenza importante per voi. Cosa pensi sinceramente di ‘Rather Ripped’ ?
Non sono sicuro che siano un’influenza ma certamente sono un gruppo che mi piace molto. Le mie influenze principali sono la natura, le persone, la creazione. ‘Rather Ripped’ ha dei buoni momenti ma niente a che vedere con gemme del passato come ‘Day Dream Nation’ che ancora mi provoca mal di testa quando lo ascolto..
Ti sei fatto un’idea precisa del movimento indie rock ? E’ solo un trend ?
Qualunque cosa sia veramente, movimento o istituzione, non sono veramente in grado di descriverne l’identità perchè odio generalizzare. I nostri concetti di ‘alternative’ e ‘independent’ sono sicuramente diversi da quelli che usano in radio o ai tavoli della case discografiche. Molto più progressivi e totalmente lontani da certi settori che invece mi sembrano stiano tornando di moda. Non vedo la differenza tra indie rock e college rock e questo la dice lunga sul mio pensiero a riguardo. E’ tutto così uniforme e senza anima. La moda dei ragazzini va a spasso con la musica da tempo e quindi non cambieremo mai le cose. Nemmeno se tutti in questo momenti ci fermassimo e gridassimo che è tutta spazzatura cambierebbe qualcosa. Ci darebbero dei pazzi e probabilmente tra qualche anno dei rivoluzionari. Succede così e non me ne curo.
Lo stato di salute della scena norvegese è buono invece ?
Anche qua in Norvegia e’ tutto così moderato e conforme. Ci sono poche eccezioni tipo Robert Birdeye, Darkthrone, Lochness Mouse, Arabrot, Lydia Laska, 120 Days, Noxagt, Pirate Love, Biosphere e qualche persona che fa di tutto per andare contro le regole.
Pensi di avere mandato a puttane la tua vita per diventare famoso ?
Yeah…
(parole di Emil Nikolaisen)

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