Come nasce la band?
Io e mio fratello gemello abbiamo sempre avuto il desiderio di formare una band ma siamo partiti seriamente nel 2003. Nel corso degli anni si sono avvicendati svariati musicisti, è stato difficile trovare il giusto equilibrio, credo che la formazione attuale sia la migliore possibile: ogni cosa è al posto giusto.
Quali sono le vostre influenze principali?
La dark wave anni ottanta (Bahaus, Joy Division, DAF), un po’ di anni novanta (Motorpsycho, Sonic Youth, Dinosaur Jr, Sebadoh) e anche gruppi attuali (IAMX, Atari Teenage Riot, She Wants Revenge).
Quali sono gli eventi che vi hanno portato alla pubblicazione di 'What We Are Is Secret'?
Negli ultimi due anni abbiamo suonato in giro per tutta Europa, dopo molti sacrifici abbiamo avuto riscontri importanti, da agenzie di booking e dal pubblico. Abbiamo quindi pensato: ”ok è il momento!”.
Quanto siete cambiati dalla release dell'ep?
Direi molto. C’è stato un passaggio a sonorità più oscure e uso massiccio di elettronica, grazie all’entrata nella band di Fabio (ai synth) e di ritimiche più compatte con l’arrivo di Pino alla batteria.
Quali dischi vi hanno ispirato a livello di produzione?
Il debutto degli She Wants Revenge, 'Burning From The Inside' dei Bauhaus e 'The Alternative' di IAMX.
Cosa si trova nel limbo tra new wave e electro rock?
La musica che attualmente ci piace di più e da cui ci sentiamo rappresentati.
Chi ha realizzato la copertina e quale messaggio si cela dietro all'immagine?
Il Moka Studio ha lavorato alla copertina, non c’è nessun messaggio in particolare. Ci ha convinto perché molto evocativa, ognuno di noi gli ha dato un significato diverso. Personalmente la trovo molto efficace. In generale tutto il progetto grafico è stato per la maggior parte pensato da noi, nell’epoca dell’iPod siamo fieri che questo disco sia un bell’oggetto da possedere fisicamente.
Che tipologia di synth avete utilizzato per registrare l'album?
Oltre ai vari plugin che tutti usano abbiamo scelto parecchi synth analogici, tra i quali menzionerei il Virus e il JP ma anche un’organo synth trovato nell’immondizia per strada un’anno fa. Era immacolato e messo affianco ai bidoni. This is Naples.
“Low-fi” è uno stile di vita?
Non so, quando anni fa scegliemmo il nome non sapevamo nemmeno fosse un genere musicale. Le cose in hi-fi le abbiamo sempre detestate, il “low-fi” per me non è sinonimo di scarsa qualità ma di cose fatte con poco, sfruttando i mezzi che si hanno. Mi viene in mente il basso di 'Dead Disco Syndrom', l’ho registrato su un mixer quattro piste sul pc di casa, avrei potuto registrarlo nuovamente in studio ma se lo senti sul disco è perfetto così com'è.
Come costruite le linee vocali?
Le linee vocali, come gran parte di tutte le strutture e provini vengono pensate e registrate a casa, tutto di getto, è molto raro che si registri prima la musica e poi dopo la linea vocale.
Provate a recensire due tracce “chiave” per i nostri lettori..
'Something' - è l’unica canzone del precedente ep ,per tanto tempo è stata l’unica canzone che abbiamo voluto far ascoltare, ci ha fatto capire la strada da prendere. Grandi linee di basso arpeggiate e batteria martellante
'Dead Disco Syndrome' - l’ultima ad entrare nel disco. È stata composta praticamente di getto e indica la nostra via per il futuro.
In questi anni avete accumulato numerose esperienze all'estero. Che differenze avete notato con il nostro paese?
La differenza è nella spontaneità, all’estero c’è ancora chi esce e va per locali solo per il piacere di ascoltare musica nuova, questa è una cosa che non ci aspettavamo. L’estero non è stata qualcosa di cercato ma una diretta conseguenza del nostro cambiamento musicale, i promoter stranieri ascoltano la nostra musica, la apprezzano e si impegnano al massimo per fare in modo che suoniamo nelle loro città. Suonare in Italia è fantastico, ma è sempre più raro suonare nei contesti giusti. All’estero forse c’è anche più capacità nel creare un’evento e promuoverlo nel modo più adatto.
Vi ricordiamo nel tributo a Syd Barrett con 'No Man's Land'. Perchè avete scelto quella canzone e come giudicate il percorso dei Pink Floyd in seguito alla sua dipartita?
E’ sempre stata una delle canzoni di Barrett che più ci piaceva. E' stata pensata e registrata in un periodo di grossi cambiamenti per noi - ovvero il passaggio da sonorità rock all’electro - e ti confesso, ora questo pezzo non ci rappresenta ma penso sia normale. Riguardo i Pink Floyd non saprei dirti, conosciamo bene solo gli album famosi post Barrett e non fanno parte dei nostri ascolti quotidiani.
Adesso pero' vogliamo sapere il segreto..
If you believe it will happen.