Quali sono gli eventi principali che vi hanno portato alla pubblicazione di 'K2'?
Il primo evento è stato il sentirsi pronti e maturi al punto giusto per iniziare a formulare il discorso di un nuovo album. Si veniva da un periodo in cui si suonava molto dal vivo, i nuovi e vecchi membri della band si erano amalgamati in un meccanismo perfetto e quando abbiamo sentito che era arrivato il momento di iniziare a parlare di un nuovo album tutto è venuto naturalmente. Grazie alla costante attività live, abbiamo potuto testare i vari pezzi davanti al pubblico e notare le loro sensazioni da spettatori, e le nostre da esecutori, in modo da poter fare le giuste modifiche affinché i pezzi risultassero in linea con le nostre necessità.
Cosa vi ha spinto a scegliere un titolo tanto epico?
Abbiamo avuto tante idee riguardo al nome del disco ma questo ci è sembrato il migliore, perché semplice, ma imponente, d’impatto. Inoltre ti da il primo assaggio della storia narrata nell’ album, il primo indizio che riceve l’ascoltatore prima di immergersi in questo trip.
Quali sono le differenze sostanziali tra 'K2' e le vostre release precedenti?
Innanzitutto questa release è strutturata come concept album, cosa che noi Adimiron non avevamo mai fatto nelle release precedenti; e la differenza piu importante è quella a cui facevo riferimento in precedenza, ovvero al fatto che il disco è stato scritto per essere suonato in concerto, è molto più dinamico, atmosferico e vario del precedente lavoro, che purtroppo fu composto in un periodo di scarsa attività live e con un line-up tutt’altro che stabile. L’altra importante differenza è la presenza di un ospite di caratura internazionale come Dace Paddenm frontman degli Annihilator, e la scelta di missare il disco all’estero, mentre i due precedenti lavori erano stati prodotti interamente in Italia.
A livello stilistico possiamo notare un'evoluzione rispetto al passato?
Decisamente si, l’evoluzione è cosi evidente che alcuni parlano addirittura di un’ennesima sterzata rispetto al passato; in realtà la vera sterzata c’è stata nel 2007 con la composizione di “When Reality Wakes Up”, e si continua su quella strada, ma con molta più esperienza e consapevolezza dei propri mezzi. Oggi ci approcciamo alla nostra musica in maniera più varia, mescolando secondo i nostri gusti parti tecniche, atmosferiche, veloci e forse è proprio qui che sta la vera evoluzione: non ci poniamo limiti, cerchiamo ispirazione in qualsiasi cosa e non mettiamo paletti di nessun genere, cosa che forse qualche anno fa non eravamo ancora pronti a fare
In futuro pensate che qualche componente del vostro sound possa prevalere sulle altre?
In futuro rielaboreremo in una maniera ancora diversa le sensazioni che ci hanno portato a “K2”. Progressive, death metal e thrash saranno ovviamente presenti, ma non saranno le uniche caratteristiche del prossimo lavoro, anche se è molto presto per parlarne dettagliatamente.
Quanto tempo avete impiegato per comporre e registrare le canzoni?
La composizione è durata circa un anno e mezzo, in cui si alternavano periodi di tour e periodo di pre-produzione; in questo lasso di tempo siamo arrivati a scrivere un qualcosa come sedici canzoni, senza contare la valanga di riff che avevamo pronti; il difficile è stato scegliere i pezzi giusti da poter preparare al meglio per le registrazioni. La produzione è durata in tutto circa due mesi, dove alternavamo periodi a Roma o in Svezia per missaggio e mastering.
Vi siete ispirati a qualche album in particolare per la produzione?
Non c’è stato un album in particolare, ma tanti dischi che ci hanno dato la giusta ispirazione per produrre un album come questo. L’ascolto ci è stato di molto aiuto soprattutto per i suoni da utilizzare nel disco: avevamo bisogno di un suono molto estremo per dare il giusto taglio ai pezzi e qui il merito va ai produttori con cui abbiamo lavorato, 16th Cellar Studio, Early Reflection e Fascination Street.
Cosa avete chiesto a Jens Bogren in termini di mixaggio?
Semplicemente di fare al meglio quello per cui è internazionalmente quotato, ossia porre l’attenzione sui nostri punti di forza e farne uscire il meglio. Siamo felici del fatto che non sia stato un lavoro compilativo per lui, essendo una band minore ci aspettavamo meno attenzione (nello stesso periodo era alle prese con 'Decontruction' di Devin Townsend), e invece si è dedicato in pieno, ha preferito che anche noi salissimo su a Varberg (SWE) per lavorare in sinergia. Insomma, un grande professionista.
Come è nata la collaborazione con Dave Padden?
Eravamo in tour con gli Annihilator e dopo un giorno, in Germania, ci siamo trovati a parlare di musica, e degli altri progetti di Dave, che per certi aspetti avevano molto in comune con la nostra idea di musica. Inotre Dave si è sempre dimostrato un’ottima persona e un serio professionista e la scelta di affidare a lui uno dei nostri pezzi è stata naturale.
In questi anni avete accumulato una notevole esperienza live. Qual è il gruppo da cui ritenete di avere imparato di più?
Diciamo che rubiamo qualche piccolo segreto a ogni gruppo con cui siamo in tour. Gli Annihilator mi hanno stupito per la preparazione al dettaglio che avevano prima di ogni show, cosi come anche i Meshuggah, chirurgici e perfetti nel fare anche il piu semplice gesto; i Death Angel, al pari di Vader e Gorgoroth, mi hanno colpito per la grande energia che mettono durante il concerto. Restando a contatto con questi professionisti per settimane fa crescere a dismisura la tua esperienza e le tue capacità, da loro che fanno questa vida da decenni non si può non imparare nulla, sarebbe da idioti.
Provate a recensire 'Vertical Limit' e 'The Whisperer' per i nostri lettori..
'Vertical Limit' si apre con un un giro basso che crea una spirale sugli accenti scanditi dalla batteria e arpeggi di chitarra. Il tutto porta ad un crescendo che sfocia in strofe mid tempo e intermezzi più veloci fino ad arrivare all’accelerazione centrale del pezzo, a cui segue un blocco centrale strumentale dove emergono riff asimmetrici e sincopati. Si tratta del pezzo piu tecnico del disco, ma che nonostante i tecnicismi riesce a conservare un groove pazzesco. 'The Whisperer' invece è il pezzo più death metal oriented, più veloce e adrenalinico del precedente. Alla voce c'è Dave Padden che duetta con il nostro Andrea Spinelli. Piovono mattoni per tutto il pezzo, alternati a ganci midtempo come intro e ritornello. Il pezzo termina con un riff pieno di groove e con l’udire di un vento lontano che si fa sempre più forte fino a sentirlo davvero sul proprio corpo..
(parole di Murizio Villeato)