Blockheads
Francia
Pubblicato il 01/02/2013 da Lorenzo Becciani

Com'è la scena grindcore nel vostro paese?
In Francia non possiamo lamentarci. Ci sono delle band davvero interessanti anche se decisamente underground. Il genere sta guadagnando costantemente nuovi supporters mentre quelli datati non mollano la presa. Insomma il grindcore non è morto e questa è una bella notizia.

Puoi darci qualche nome interessante?
Consiglierei ai fanatici di ascoltare WhoreNation, Infest e RatBomb.

Quando si parla di grindcore il pubblico francese pensa immediatamente ai Blockheads?
Non ne sono sicuro ma non mi sorprenderei se fosse vero. Ci conoscono in tanti ed è normale considerato che siamo in giro da venti anni e che abbiamo suonato in lungo ed in largo nel nostro paese. Quando ci chiamano i veterani della scena grindcore francese ci viene da ridere.

Quanto tempo avete impiegato per comporre e registrare i nuovi brani?
Sono passati sei anni dal disco precedente. Un tempo molto lungo se guardi la cosa dall'esterno ma i Blockheads sono qualcosa in cui devi essere davvero coinvolto e in questo periodo abbiamo dovuto confrontarci con tre cambi di line-up. Questo ha rallentato inevitabilmente l'intero processo. Inoltre abbiamo suonato parecchio e pubblicato il dvd 'Grindcore Overdose' e lo split con i Mumakil.

Avete notato differenze nel modo di lavorare e produrre?
Il processo è stato simile ai precedenti. Non ci sono regole precise ma dipende dalla materia musicale che abbiamo. Qualche volta porto due o tre riff in sala prove e nasce una canzone in una sola sessione. Altre volte propongo una canzone intera e ci lavoriamo sopra cambiando quello che non va. Lo stesso vale per il nostro batterista oppure iniziamo a jammare e vediamo cosa succede. Vigiliamo con attenzione su quello che suoniamo e ci sono forti scontri tra noi per difendere il nostro punto di vista. Ho notato che siamo molto veloci a renderci conto di quello che fa schifo oppure no.

Quali album vi hanno ispirato in termini di produzione?
Non avevamo un suono specifico nella nostra testa. Piuttosto sappiamo esattamente quello che non vogliamo ottenere ovvero il suono triggerato e compresso di molte band metal. Non ci interessa essere “potenti” in quel modo. Jéjé dei Mumakil conosce il suo mestiere ed aveva già lavorato con Miezko quando suonava nei Nostromo. Insieme a Nico siamo andati ai Terrier 5 di Ginevra ed abbiamo registrato prima le parti di batteria e poi le chitarre. Nico e Jéjé hanno fatto in modo che il suono di batteria fosse più live e potente possibile e ci sono voluti circa due giorni. A quel punto ho potuto cercare il suono giusto di chitarra provando diverse configurazioni di amplificatori, testate e microfoni. Ci piacciono i dischi old school come 'Scum' e 'Dopethrone'.

Siete entrati in studio con venticinque tracce?
C'era una traccia specifica per l'intro dell'album ma dopo diversi tentativi non siamo riusciti a farla suonare come volevamo e l'abbiamo scartata. Ci sono rimasto male ma non potevamo stare troppo tempo in studio e non era nostra intenzione pubblicare qualcosa di cui ci saremmo potuti pentire in seguito.

Possiamo notare una progressione naturale tra 'Shapes Of Misery' e 'The World Is Dead'?
Probabilmente sì. C'è sicuramente una progressione dovuta ai numerosi anni di pratica me è difficile rispondere con assoluta certezza. Cerchiamo di provare insieme almeno una volta a settimana e continuiamo per la nostra strada. Poi sta al pubblico decidere se facciamo bene o meno.

Extreme Noise Terror, Wormrot e Nasum sono influenze evidenti. Qualche altro nome da aggiungere?
I primi album dei Napalm Death, Doom, Terrorizer, Disrupt, Skitsystem e Godflesh.

Cosa ricordi delle registrazioni di 'Haaashaastaak'?
Ci vollero due giorni per registrarlo e mixarlo. E' stata la nostra prima esperienza e non imparammo molto. Lo studio era piccolo e il tipo non era troppo coinvolto in quello che facevamo. I ricordi non sono troppo buoni ma con le successive recording session abbiamo cominciato a lavorare con ingegneri sonori professionali ed accumulare storie divertenti.

Sono rimasto sconvolto dalla performance vocale di Xavier Chevalier. Ha seguito delle lezioni o degli esercizi particolari?
La sua voce è sempre stata questa. Non fa pratica se non durante le prove. Per rimanere in forma si diverte con il surf estremo.

'Digging Graves' e 'Final Arise' sono le mie tracce preferite dell'album. Puoi provare a recensirle per i nostri lettori?
'Digging Graves' parla del fatto che non siamo troppo furbi a renderci conto di tutta la merda che ci gira intorno. Ascoltando persone che non vogliono spingerci a contestare il sistema finiamo per accettare una serie di aspetti negativi pensando che siano consuetudini della nostra vita o che non si possa fare nulla per combatterli. Il titolo è stato scelto da tutta la band, riff dopo riff, senza avere un'idea precisa di dove saremmo finiti. 'Final Arise' è nata in una sessione. Avevo un riff prima di entrare in sala prove e dopo qualche esperimento il brano è nato spontaneamente. Questo non accade spesso e quindi eravamo molto felici. Il testo è una sorta di affermazione cinica. Il genera umano procede verso la sua estinzione. Svaniremo. Gli insetti saranno i prossimo maestri dell'universo e si troveranno a loro agio con le nostre ossa.

Cosa intendete trasmettere con i vostri testi?
Vogliamo raffigurare il mondo attorno a noi in tutte le sue maledette sfumature anche se non siamo militanti. Speriamo che le nostre argomentazioni possano servire a cambiare il punto di vista di qualcuno. Per questo vogliamo che siano stampati nei nostri booklet. Non ci sono altri obiettivi. Sono semplicemente testi grindcore.

Trovi che ci siano molte persone “deindividualizzate” nella nostra società?
Non tanto nell'idea dei sistemi totalitari che volevano rieducare le persone “deviate” ma quanto nella concezione di una schiavitù moderna l'essere umano viene distrutto e oppresso da processi infiniti che sono mirati soltanto alla ricerca del profitto. In questo momento chiunque puo' essere eliminato per motivi di lucro.

Cosa si cela dietro a 'Buenos Aires S.C.'?
Il testo è stato scritto dal nostro vecchio bassista e parla della crisi economica in Argentina che ha portato alla privatizzazione globale di ogni settore della società. Questo sta guidando la povera gente verso il nulla e creando una rete organizzata che potrebbe essere paragonata alla mafia. Il titolo si ispira alla musica sudamericana che notoriamente è legata a persone felici in ambienti felici. Una falsa immagine di come quelle persone vivono in realtà.

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