Aoria
Svezia
Pubblicato il 23/03/2013 da Lorenzo Becciani

Prima di tutto direi di introdurre il concept che si cela dietro a ‘The Constant’ ai nostril lettori..
Il concept si basa sulla presenza di qualcuno. Una presenza costante che accompagna tutto l’ascolto. Il protagonista che ha dato il titolo all’album.

Siete soddisfatti del feedback ricevuto dall’album fino adesso?
E’ stato senza dubbio sorprendente. Non ci saremmo potuti immaginare una risposta del genere.

Come avete scelto il vostro nome?
Nasconde significati diversi e ciascuno di noi ti darà una visione personale. Per quanto mi riguarda è più un nome di finzione che qualcos’altro. Desideravamo qualcosa di inusuale e che le persone avrebbero potuto associare con la nostra musica e nient’altro.

Quali sono le vostre influenze principali?
Tutto quanto è serio, sincero e ci lascia una forte impronta emozionale.

Quando avete deciso di dare vita al progetto?
Ci siamo sviluppati nella costellazione di altre band. E’ difficile affermare quando è nata l’idea perché è successo molto tempo fa dalla gioia di suonare musica e stare insieme ai propri amici. Negli anni alcuni membri sono entrati ed altri usciti, creando ulteriori costellazioni, e l’impegno profuso è cresciuto così come l’ambizione di creare qualcosa di molto serio.

Ritieni che sia cambiata la tua visione della musica, delle band, dei fans e della scena metal in generale dal momento in cui ha cominciato a suonare con A Swarm Of The Sun, October Tide e Katatonia?
Anche se posso parlare solo per me stesso ne sono assolutamente convinto. La mia opinione è che tutto quello che ci circonda tende a rimanere uguale per lo meno in certe forme. Credo che invece sia molto meglio per noi che cambiasse. Fa parte dell’evoluzione di ognuno di noi. Quando mi guardo alle spalle, sono orgoglioso di quello che sono riuscito a completare con la mia creatività ma guardando avanti vedo soltanto quello che potrei fare meglio ed in maniera differente.

Quali sono le differenze principali tra questo album e l’idea che ti eri fatto nella tua mente prima di iniziare a registrarlo?
Molti dei brani erano stati riscritti e pre-prodotti diverse volte prima di registrare quindi avevamo un’idea precisa di come avrebbero dovuto suonare. Ascoltando adesso il risultato finale devo dire che siamo di fronte ad un album ancora più onesto e compatto di quello che avremmo sperato in principio.

Quanto tempo avete impiegato a comporre e registrare le trace dell’album?
E’ difficile da dirlo. Mi sono occupato della composizione della musica e dei testi in prima persona. Alcune idee sono venute velocemente ma l’arrangiamento ha implicato cambiamenti importanti ed il coinvolgimento degli altri membri. Abbiamo utilizzato Pro Tools con API A2D e Trident MTA iX One. Le chitarre sono una combinazione di amplificatori Peavy Classic e testate Mesa Boogie oltre ad un combo Fender Vibrolux. I microfoni scelti erano molti tra cui Soundelux U195, Beyerdynamic M160 e Sennheiser MD 421. Le registrazioni sono durate circa sei mesi in molteplici sessioni di un paio di ore a settimana. Qualche canzone è stata anche composta durante tale processo.

A quali album vi siete ispirati per la produzione?
Abbiamo preferito un suono naturale non troppo pulito o educato. Avevo in mente fin dall’inizio di farlo mixare da Magnus Lindberg e credo che il suo apporto abbiamo conferito i giusti spigoli e l’intensità necessaria per renderlo perfetto. Averlo scelto in precedenza ci ha semplificato la produzione. Per il mixaggio è stata usata una console SSL 4000 presso il Riddarborgen Studio con un sacco di potenzialità analogiche.

Perché proprio lo xilofono nell’arrangiamento di 'The Bleeder'?
All’inizio quella linea melodica era stata pensata per chitarra ma poi non ci piaceva come suonava. Siccome nessuno di noi aveva mai suonato lo strumento Robin ha fatto delle ricerche su internet e ne ha noleggiato uno per una sera. Abbiamo provato a suonarlo insieme e nel giro di un paio di ore avevamo trovato il giusto feeling.

‘A Slow Moving Storm’ e ‘The Black Heart’ sono fantastiche…
Tendo a descrivere la prima come il tema principale dell’album. In un certo senso introduce il protagonista della storia come qualcosa di inevitabile, qualcosa che conosci e che sai di dovere affrontare prima o dopo. La seconda lo definisce per quello che è veramente.

Dove avete trovato l’immagine di copertina?
Il concept è stato creato e fotografato da Jakob Berglund che è l’altra metà degli A Swarm Of The Sun. Dopo avere tentato inutilmente di visualizzarlo abbiamo lasciato che si occupasse del lavoro per noi ed è stata la migliore scelta che potessimo fare.

Ci saranno altre release in futuro o dobbiamo considerare gli Aoria un progetto isolato?
Le registrazioni ci hanno sicuramente lasciato il desiderio di produrre qualcosa di più. Credo che ci sia ancora spazio per creare sotto questa forma.

A quali altri progetti state lavorando?
Robin ha appena pubblicato il nuovo album degli October Tide intitolato ‘Tunnel Of No Light’ e sta completando le registrazioni del debutto dei Palefather. Io sono nella fase finale di songwriting del prossimo lavoro degli A Swarm Of The Sun. Dovrebbe chiamarsi ‘The Rifts’ e l’idea è quella di registrare in autunno.

(parole di Erik Nilsson)

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