Human Improvement Process
Italia
Pubblicato il 16/10/2013 da Lorenzo Becciani

Prima di tutto presentate la band con una breve biografia...
(Marcello) Innanzitutto grazie per l'intervista e lo spazio concessoci. La band è nata verso la fine del 2010 e nei primi mesi del 2011 abbiamo rilasciato il nostro primo EP 'S.T.A.R.S'. I brani presentavano un deathcore/metalcore contaminato da elementi elettronici. Con questo primo lavoro abbiamo fatto diverse date in Italia e un tour in Russia e Ucraina con i grandi Dufresne: questa esperienza ci ha resi senza dubbio più coesi e affiatati. Tornati a casa abbiamo iniziato la scrittura del disco e, contemporaneamente, abbiamo pubblicato un secondo EP, 'In Crystalline Worlds Beyond', con un paio di pezzi che portavamo già dal vivo da diversi mesi. La composizione e la registrazione del full lenght ci ha tenuti impegnati fino a metà dello scorso anno e - a causa dell'uscita di due membri della line-up durante le registrazioni - ci siamo concentrati sull'unico obiettivo di finire il disco tralasciando la fase live. Ora che il gruppo è stato ristabilito e il disco è finalmente uscito siamo pronti per tornare sul palco.

Quanto sono stati importanti i due mini per focalizzare al meglio il vostro sound?
(Marcello) Sono stati molto importanti; ci hanno aiutato a maturare come musicisti in termini esecutivi e compositivi, ci hanno fatto conoscere a un pubblico abbastanza eterogeneo e vasto e sono stati la base su cui poi abbiamo costruito il suono cardine del nuovo disco, imparando dai nostri errori.

Come siete entrati in contatto con Memorial Records? La firma è avvenuta quando il disco era gia' pronto?
(Marcello) Eravamo già in contatto con Memorial Records sin dal nostro secondo EP. La firma è però avvenuta una volta terminato il nostro full length, quando, ascoltando il prodotto hanno deciso di darci fiducia e di puntare sul nostro lavoro.
(Fabio) Purtroppo è praticamente impossibile che un’etichetta investa su un gruppo che non ha un full length pronto per essere pubblicato.

Alcune influenze sono piuttosto evidenti. Mi riferisco a Despised Icon, Meshuggah e Decapitated. Ce ne sono altre che vi piacerebbe sottolineare?
(Marcello) Hai praticamente già centrato quelle principali. Ce ne sono, però, svariate altre provenienti da gruppi con i quali siamo cresciuti e che inevitabilmente ci hanno lasciato qualcosa nel corso degli anni.

Quanto tempo avete impiegato per comporre e registrare l'album?
(Marcello) Decisamente troppo ma è stata principalmente colpa delle circostanze in cui ci siamo trovati. La composizione è durata quasi un anno, e un altro anno è servito per le registrazioni effettive. Purtroppo quando era il momento di registrare il nostro batterista ha lasciato la band e abbiamo dovuto agire di conseguenza.
(Fabio) La mancanza di una line-up stabile ha dilungato in modo davvero eccessivo i tempi di registrazione. E' stato un vero parto portare a termine il lavoro ma fortunatamente io e Marcello non ci siamo mai dati per vinti ed alla fine siamo riusciti nei nostri intenti.

A quali album vi siete ispirati in termini di produzione?
(Marcello) A dir la verità a nessuno in particolare; volevamo semplicemente che il disco suonasse violento e diretto, mantenendo una certa pulizia e nitidezza a livello di sound.
(Fabio) Abbiamo affidato il mix e il master dell’album a Ciube dei Raptor Studios perché, non avendo lavorato con troppi gruppi metal, non aveva un suo “suono standard” per il genere. Questo ha donato a mio avviso maggiore personalità al master finale.

Per le registrazioni sono state utilizzate solo chitarre a sei corde?
(Marcello) Assolutamente sì! Chitarre sei corde accordate in C standard.
(Fabio) E mai useremo altro! Anzi non escludo che alzeremo l’accordatura nel prossimo album.

L'elettronica gioca sicuramente un ruolo importante nella vostra proposta. Pensate che in futuro la componente cyber possa addirittura aumentare o comunque vi ritenete un gruppo metal?
(Marcello) E' ancora presto per dire effettivamente quanta componente elettronica ci sarà nel nuovo disco, ma dubito sinceramente che aumenterà. Siamo un gruppo metal prima di tutto e lo stiamo vedendo sempre di più anche con le cose nuove che stanno venendo fuori; il sound si sta facendo più cupo, oscuro e violento.
(Fabio) Di sicuro non aumenterà ma probabilmente farà parte di qualche nuovo pezzo.

Provate a recensire 'Empty Eyes' e 'Architecture Of A Dying Sun' per i nostri lettori...
(Marcello) Sono due pezzi che rappresentano bene la transizione fra gli Human Improvement Process dei due EP precedenti e quelli del disco nuovo. 'Empty Eyes' è molto inquadrato, parte con un'intro fortemente influenzata dall'elettronica per poi sfociare in un blast veloce e violento. Seguono le aperture melodiche del bridge e del ritornello pulito, che, la seconda volta, viene preceduto da un solo accattivante. 'Architecture' è un brano più psicotico, leggermente più storto di quello precedente. Anche qui è presente un ritornello pulito ma le dinamiche dei riff si accostano maggiormente a quelle del death metal tecnico. Il finale è poi un'alternanza fra un arpeggio malinconico e una sfuriata ritmica.

Chi si è occupato dell'artwork?
(Marcello) Se ne è occupato il nostro amico Federico Musetti: è davvero un grande artista.

Il termine djent vi fa paura?
(Marcello) A dire la verità no, ne critico solamente l'inconsistenza. Non è un genere vero e proprio come possono essere il black, il thrash o il death metal. E' semplicemente un insieme di canoni prestabiliti a cui ci si attiene (otto corde, rip-off dei Meshuggah) con pochissima, se non nulla, possibilità di innovazione o di far trasparire una propria identità musicale. Ci sono tanti bravi musicisti che si dedicano a questo “genere” che invece di scrivere qualcosa di originale o di seguire il loro istinto si lanciano in questa moda del momento (perchè il djent è pura e semplice moda) senza accorgersi che violano proprio il presupposto stesso dell'essere musicista e artista, ossia creare qualcosa di nuovo o personale e lasciare libere le emozioni e l'ispirazione.
(Fabio) I Meshuggah sono per forza di cose un’influenza imprescindibile nel metal moderno ma un discorso è prendere spunto e interpretare ed un altro è avere gli stessi riff/suoni/metriche.

Ascoltando adesso 'Deafening Dissonant Millennium' ci sono aspetti che vorreste migliorare in futuro?
(Marcello) L'avrò riascoltato, senza esagerare, almeno mille volte fra composizione, pre-produzione, registrazioni, mix e master. E ancora riesce a convincermi praticamente del tutto. Ovviamente è un disco scritto fra il 2011 e il 2012, quindi al momento, se dovessi riarrangiarlo, adotterei soluzioni talvolta differenti. La cosa importante è che il prodotto convinca ancora a distanza di tempo.

Liricamente vi sentite vicini a gruppi come Fear Factory o Meshuggah che prima di voi hanno analizzato il rapporto uomo-macchina e l'alienazione che si prova nella società attuale?
(Marcello) E' possibile tracciare sicuramente un filo conduttore. Personalmente i Meshuggah sono una grande ispirazione in termini di testi e tematiche.

Pensate che la vostra proposta riscontrerà più favori all'estero o nel nostro paese?
(Marcello) Come già stiamo vedendo in queste prime settimane dall'uscita dal disco, la nostra proposta sta riscontrando più favori all'estero che in Italia. Sia chiaro, non ci lamentiamo di questa situazione ma non ci dispiacerebbe essere seguiti abbondantemente anche dal pubblico di casa nostra.
(Fabio) Più che altro l’abbiamo già riscontrato, sia a livello di vendite che di interesse dei magazine per interviste e recensioni. Sarebbe meglio essere apprezzati anche in patria ma è una questione che in tutta onestà ci interessa e tocca marginalmente.

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