Kiara Laetitia
Italia
Pubblicato il 14/12/2013 da Lorenzo Becciani

Prima di tutto raccontaci cosa è successo con gli Skylark e cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera solista...
L’idea di un progetto solista in realtà è nata quando ancora ero in Skylark, da un giornalista e etichetta giapponese, circa otto anni fa. Poi i miei impegni non mi permettevano di dedicarmi ad altro e quindi il progetto è sempre stato rimandato. Quando è finita la mia avventura con la band avevo già un paio di canzoni in cantiere, ho continuato a buttar giù idee e poi ho pensato di collaborare con David DeFeis. Mentirei se ti dicessi che è stato uno split amichevole e che ci siamo separati per “incomprensioni musicali” come si dice. Non si andava più d’accordo. Dopo lo split mi hanno fatto causa, che io ritengo infondata tra l’altro, e il resto come si dice, è storia. Purtroppo non posso dirti di più visto che c’è una causa di mezzo, penso tu mi possa capire.

Come riesci a conciliare il tuo impegno come scrittrice, attrice e modella con la musica? In cosa vorresti affermarti principalmente?
Diciamo che avrei bisogno di giornate di cinquanta ore! Anche perché ci sono così tante idee che ho e sulle quali vorrei lavorare ma il tempo ahimè è poco. In cosa vorrei affermarmi? Forse affermarmi non è la parola più adatta. Quello che mi interessa è continuare a poter realizzare le mie idee in qualsiasi campo artistico. Sto anche per impegnarmi in progetti teatrali e in nuove collaborazioni che possano conciliare la musica con la recitazione per esempio.

Quanto tempo hai impiegato a comporre e registrare le canzoni di 'Fight Now'?
La fase di gestazione, la stesura sommaria di alcuni brani come “I’M Not God” è avvenuta tre anni fa quando ero ancora in Skylark. Gli altri brani, insieme agli altri che andranno a formare il full length, sono stati scritti in questi ultimi anni. Dietro l'ep c’è il lavoro di più di due anni tra composizioni, registrazioni, mixaggi e masterizzazione.

Come mai sei partita con un ep e non hai aspettato di avere un full lenght pronto? Hai intenzione di pubblicarlo a breve?
L’idea di pubblicare un EP in realtà viene da un consiglio di George Marino. Era il lontano 2007 e mentre stavamo lavorando su una masterizzazione per Skylark, chiacchieravo con George dell’idea di un mio progetto solista parallelo. Si parlava del music biz e George mi faceva notare come ormai la musica si stesse spostando sul singolo brano piuttosto che l’album completo e mi consigliò di realizzare un singolo o un EP per ‘saggiare’ il mercato. Ho preso spunto dal suo consiglio perché lo stimo moltissimo per la sua esperienza nel settore. Per chi non lo conoscesse era un mastering engineer straordinario che ha lavorato al Black Album dei Metallica, con Bon Jovi, Guns N Roses, AC/DC, Whitney Houston e moltissimi altri. Purtroppo ci ha lasciato l’anno scorso, gravissima perdita professionale ma anche umana, persona grandissima. L’idea è di pubblicare l’album entro la fine del prossimo anno. Il songwriting è a buon punto, si tratta di occuparsi degli arrangiamenti e registrazioni.

Cosa dobbiamo attenderci a livello stilistico? Pensi che le componenti dark e hard rock continueranno a convivere oppure una delle due finirà per dominare l'altra?
Ti posso rispondere in base a quello che ho scritto finora, poi come sai le idee possono cambiare in fase di registrazione o di mixaggio. Il mio modo di scrivere è dark, la mia voce ha questa vena malinconica, è come mi viene naturale scrivere e cantare. Alcuni brani sono molto heavy e l’intenzione è di indurire il sound. Per cui mi sentirei di dire che il full length manterrà queste due componenti, ma ci sarà anche molta sperimentazione.

Come è nata la collaborazione con David DeFeis? Come ti sei trovata a lavorare con lui?
Io e David ci conosciamo dal 2005 e in questi anni siamo rimasti in contatto incontrandoci negli States o in Italia a seconda di dove ci portavano i vari tour. Dopo lo split con Skylark mi ricordo che avevo “Life Among The Ruins” nel mio lettore cd e da lì mi venne l’idea di chiedere a David di collaborare al mio progetto solista, per il suo stile e per la poliedricità della sua conoscenza musicale. Ne parlammo, gli feci ascoltare quello che avevo scritto e decidemmo di lavorare assieme. Abbiamo lavorato benissimo. Ho imparato tantissimo e il clima in studio era così rilassato, tutto è stato facile e ci siamo trovati in sintonia.

Che tipo di input ha dato ai brani?
L’apporto di David è stato fondamentale e ha lavorato al progetto a 360 gradi, dalle composizioni con me agli arrangiamenti, ha suonato tastiere, basso e batteria in questo disco e l’ha mixato.

Al di là dei convenevoli che idea ti sei fatta sul frontman dei Virgin Steel come persona?
E' prima di tutto un amico, oltre che un prezioso collaboratore. Dal punto di vista professionale è un grande. Ha una conoscenza della musica e delle sue dinamiche pazzesca, è un ottimo compositore, esecutore, vocalist, è una di quelle persone che ha talento in poche parole. Ma questo si sapeva già. E’ una persona con valori e ideali ben precisi. Una cosa mi ha colpito particolarmente, perché non è così scontato trovarla soprattutto nel mondo musicale, ovvero che non ha paura ad insegnarti quello che sa. Ci siamo seduti al piano e mi ha spiegato cose che insegnanti non mi avevano detto in anni e l’ha fatto con trasporto, che è proprio delle persone che amano quello che fanno e che gioiscono nel poterlo condividere con altri.

Qual è il tuo disco dei Virgin Steele preferito?
“Life Among The Ruins” e i “Marriage”.

Perchè hai scelto di riprendere proprio 'Victory Is Mine' nell'immenso catalogo della band americana?
Perché è uno dei miei pezzi preferiti dei Virgin Steele e poi perché avevo sentito David proporla in acustico in un concerto in Italia, credo nel 2009, e ho trovato che rendesse benissimo.

Prova adesso a presentare l'ep ai nostri lettori con un breve commento su ogni brano...
L’EP apre con “Fight Now”, un brano heavy con una linea vocale che ti rimane in testa. Non doveva nemmeno essere incluso nell’EP, ma quando alle 4 del mattino questa melodia martellante non mi ha lasciata più dormire e dopo averne scritto le parole di getto, mi sono resa conto del suo significato, del messaggio positivo che portava. Non arrendersi mai e credo sia un messaggio importante specie di questi tempi. Segue “I’M Not God” un mid-tempo malinconico ed oscuro che parla del tipo di pressione psicologica della quale siamo vittima ogni giorno, la pressione di essere perfetti e invincibili. Il brano successivo è “Miss You Again” una ballad dedicata ai miei nonni ed a tutte le persone care che non sono più tra noi. Si conclude con “Victory Is Mine” la cover dei Virgin Steele completamente rivisitata in chiave acustica e dove David mi ha fatto l’onore di cantare alcuni backing vocals.

A livello di produzione a quali album ti sei ispirata? Che tipologia di suono volevi?
Abbiamo solo cercato di rendere al meglio i brani. In quel periodo ascoltavo il self titled degli Evanescence che è ottimamente prodotto, ma non credo mi abbia influenzato più di tanto.

Di cosa trattano le liriche? C'è una sorta di concept che lega i brani tra di loro?
Non c’è un concept però è vero che le liriche sono tutte molto personali e nascono da esperienze vissute da me. Definirei “I’m Not God” come ‘the dark ages’, un momento della mia vita dove mi sentivo oppressa, tutti volevano qualcosa da me, mi chiedevano di essere perfetta, di cambiare la mia vita e cambiare me stessa. Mi sentivo perseguitata (infatti canto ‘haunt me’ ad un certo punto). In “I’M Not God” affermo il mio essere, non sono Dio, sono umana e piena di difetti. “Miss You Again” è una canzone d’amore per le persone che mi hanno cresciuta e che hanno contributo a creare Kiara la persona. Non ci sono più purtroppo e sentivo che mi mancavano di nuovo. Si, di nuovo perché dopo tanti anni pensavo che la mancanza fosse non dico sparita, ma che almeno mi desse un po’ di pace. E invece me li sono visti lì davanti di nuovo che mi guardavano, in una notte negli States mentre ero in riva ad un lago a guardare le stelle. “Fight Now” è un inno. Combattete per la vita, non con la violenza ma con la forza d’animo. Amate la vita e costruite, costruite prima di tutto per voi stessi, perché la vita è un dono prezioso e non dobbiamo dimenticarci di festeggiare ogni giorno che ci viene regalato. Non abbattetevi, mai. I momenti bui passano, sembra un cliché ma è così. E’ una canzone di speranza.

Ti aspetti di ottenere un riscontro maggiore nel nostro paese oppure all'estero?
Al momento l’Italia mi ha dato molte soddisfazioni. Il Corriere della Sera mi ha dedicato un articolo e ha parlato molto bene del mio lavoro, poi ho saputo che “Fight Now” era alla posizione 15 di Amazon Italia. Anche l’estero ha risposto piuttosto bene, soprattutto gli USA, ma aspetto di andare là per la promozione per potere toccare con mano i progressi del lavoro.

Dove hai girato il video di 'Fight Now'? Cosa puoi raccontarci delle riprese?
Il video è stato girato a Milano, con la regia di Lyda Patitucci e Andrea Fortis. Il concept nasce da un’idea di Lyda. Lo storyboard rappresenta me e i musicisti intrappolati da qualcosa o dentro qualcosa; all’inizio io sono in una bara, poi mi libero, ma vengo bloccata da altre trappole: delle mani, sbarre, gabbia, membrana uterina. Ogni volta che mi libero, c’è qualcosa che mi ferma. Anche i musicisti sono intrappolati da catene, corde, cinghie...e alla fine si liberano. L’idea che volevamo dare era la musica e l’arte come liberazione, perché è ciò che la musica e l’arte è per me, pura liberazione dai dogmi della vita quotidiana. Liberazione ma anche salvezza.

In carriera ci sono persone conosciute nell'ambiente che hanno dimostrato di non credere nelle tue qualità o ti hanno ostacolato nel tuo processo di maturazione?
Faccio prima a dire chi ha creduto nelle mie qualità! Scherzi a parte, non molti all’inizio hanno creduto in me. Forse per il fatto che quando sono entrata in Skylark nel 2003 le donne nel rock/metal dell’epoca proponevano un tipo di canto lirico, growl, oppure in affiancamento a voci maschili. Una tipa che cantasse power metal alla Kiske forse non c’era ancora e come tutte le cose nuove può lasciare un po’ perplessi, ma l’accanimento in Europa specialmente ai tempi di Fairytales davvero non lo capisco; ne hanno dette davvero di tutti i colori inventando anche delle storie assurde di fantomatici favori sessuali in cambio di concerti o altro. Pazzesco. Però io me ne sono sempre fregata. E devo dire che invece i “colleghi” come David per esempio mi hanno sempre rispettata e in tanti mi hanno contattata dopo lo split con Skylark per lavorare a dei loro progetti e questo mi ha fatto molto piacere. Purtroppo ho dovuto dire di no alla maggior parte, perché Skylark ha voluto un impegno contrattuale da parte mia a non lavorare a progetti rock/metal nei due anni successivi allo split con loro. C’è un famosissimo chitarrista che voleva lavorare insieme a me al quale ho dovuto dire di no e che si è arrabbiato parecchio. Spero legga qui e capisca i motivi del mio rifiuto. Magari in futuro...

Adesso prova a commentare ognuno dei vizi capitali in base alle tue esperienze personali o musicali..
Superbia - Tanti musicisti sono superbi, i grandi ne fanno a meno ed è per questo che sono grandi.
Avarizia - C’è l’avarizia materiale, quella legata al denaro, ma c’è anche quella dei sentimenti, la peggiore. Vedo entrambe ogni giorno e mi rammarico.
Lussuria -Next please..
Invidia - Credo di averla subita più che provata. L’invidia ha una connotazione fortemente negativa, cioè il volere qualcosa che altri hanno con sentimenti cattivi. Io piuttosto mi sentirei di dire che ho provato ammirazione per un’impresa compiuta da qualcuno e che avrei voluto essere al suo posto. Ma non invidia e cattiveria, mai. Ce n’è tanto in giro, nel mondo musicale ma anche nella vita di tutti i giorni. Sento persone raccontare di voler essere come il cantante x o il politico y perché fanno la “bella vita” ma posso assicurare che non è tutto così bello come sembra da fuori. Una volta incontrai Prodi su un aereo per il Giappone, era seduto davanti a me. Scambiammo due parole e mi raccontò del suo programma di quella settimana: Giappone, 2 giorni dopo USA dove si fermava pochi giorni, poi Europa, senza vedere la sua famiglia o dormire nel suo letto. Chissà quanti sarebbero disposti a farlo davvero e non solo a parole.
Gola - Sono golosissima. Adoro il cibo buono e mi piace mangiare bene. Non sono la classica persona da insalatina o che mangia per sostentamento. Mi piace mangiare, ma mi piace anche cucinare..
Ira - Una volta sono stata schiaffeggiata dalla ragazza di un mio ex perché io e lui stavamo parlando in strada. C’eravamo incontrati per caso, ma la tipa l’aveva seguito per paura di sordidi tradimenti, e quando ci ha visto parlare mi sono beccata uno schiaffo, un bel cinque dita a mano aperta. Io però non avevo fatto niente!
Accidia - La cura è il lavoro, rimboccarsi le maniche e non darsi mai per vinti.

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