Sweet Apple
USA
Pubblicato il 29/04/2014 da Lorenzo Becciani

Come è nata l'idea di intitolare l'album 'The Golden Age Of Glitter'?
Non ha un significato particolare. Ho riflettuto sul fatto che quando pensiamo alla cosiddetta era d'oro in realtà parliamo di qualcosa che non abbiamo vissuto realmente. E' solo una questione di ricordi che spesso riguardano altre persone eppure nella cultura generale tale idea si è rafforzata tantissimo.

Mi sembra di capire che il concept riguardi le lunghe distanze ed i voli aerei. Puoi fornirci qualche dettaglio in più?
Quando eravamo in tour nella West Coast provenivamo tutti da posti diversi. Due dall'Ohio, uno dal New Jersey ed uno dal Massachusetts. Nel mondo moderno siamo tutti connessi ma non propriamente e fa un effetto strano non vivere assieme e frequentare gli stessi luoghi. Siamo una band ma non esattamente una band come le altre. Quando voli puoi solo immaginare il posto dove ti stai dirigendo con la mente. E' una diversa prospettiva delle cose rispetto un'esperienza vera e propria. Abbiamo quindi deciso di giocare con il doppio significato che possono avere le coincidenze. Voli aerei ma anche impegni lavorativi. Trovarsi insieme è stato quasi un incidente di percorso.

Anche la nascita della band è singolare...
Stavo passando un brutto periodo su più livelli e mi sono ritrovato a guidare senza meta. Non volevo fare altro che guidare, fumare ed ascoltare musica. Senza destinazione. Ad un certo punto Dave mi ha chiamato chiedendomi come andava ed allora mi sono diretto nel Vermont. J ci ha raggiunto e poche ore dopo stavamo suonando insieme.

Qual è la tua definizione di tempo?
Sono un appassionato di fantascienza ed il concetto di viaggio nel tempo non è del tutto astratto. Quando voli puoi immaginare il futuro o tornare indietro con il fuso orario. Quando negli anni sessanta costruirono i grandi aeroporti erano costruzioni moderne e dotate di grande design. Facevi le valigie e sognavi il posto in cui eri diretto. Adesso con il terrorismo i controlli sono esasperati e sei impacchettato insieme ad altre persone per buona parte del tempo. Magari nei vostri aeroporti la situazione è migliore ma da noi l'atmosfera è di costante paura e certi mezzi di sicurezza sono davvero brutali.

E' molto interessante questa prospettiva. Siete dei musicisti e producete arte che in teoria dovrebbe durare per sempre eppure se vogliamo questo è l'album più commerciale della vostra carriera...
Hai ragione. Tra l'altro abbiamo un altro album e mezzo pronto che faremo uscire probabilmente a febbraio del prossimo anno. Conosco J Mascis da una vita, so da dove proviene, qual è il suo background e come si comporta. Non abbiamo aspettative. Lo facciamo perché siamo amici e non per soldi.

Quanto tempo avete impiegato a comporre e registrare il nuovo materiale?
E' stato tutto molto rapido. Ci siamo trovati per il tour nella West Coast ed abbiamo subito scritto il primo brano ovvero 'Wish You Could Stay (A Little Longer)'. Quel posto dove stai andando appena arrivi è scomparso. Da questa idea abbiamo costruito il resto del materiale. Ogni giorno nasceva una canzone che mettevamo a punto in qualche ora.

Che suono desideravate ottenere questa volta?
La produzione è molto diversa rispetto al primo album ma soprattutto perché allora non pensavamo che ce ne sarebbe stato un altro. Se fossimo stati una vera band ci saremmo sciolti subito. Non abbiamo i soldi ed i jet privati dei Rolling Stones che possono incontrarsi per un drink quando vogliono pur vivendo a migliaia di km di distanza.

Parlando con te mi rendo conto perché l'album è così avvincente. Sei davvero spontaneo..
Ti ringrazio. E' come quando sei in macchina e ti godi il posto dove stai viaggiando ma non lo puoi toccare perché sei nell'abitacolo. Questa volta ci siamo concentrati di più sulle idee che avevamo. Il linguaggio della musica è davvero mistico. Insieme a poesia, fotografia, pittura e danza è una forma di espressione totalmente differente da quella verbale. Un po' come l'esperanto.

Come sono nate le collaborazioni con Mark Lanegan e Robert Pollard?
Con Mark siamo amici da una vita. Risiede a Los Angeles e ama i Clippers. Un giorno siamo andati alla partita e poi abbiamo visitato la Stanley Kubrick Exhibition. Quando ci siamo fermati a mangiare è nata l'idea di registrare qualcosa insieme. Un paio di ore e avevamo finito. Con Bob invece eravamo a Las Vegas e parlavamo di una reunion dei Guided By Voices. Tutti lo fanno e ci sembrava scontato. 'Under the Liquor Sign' è ispirata da un bar di Cleveland che frequentiamo spesso.

Anche te hai un team NBA preferito?
Non proprio. Tifo per i Clippers, per gli Spurs ed anche per i Cavs. Non sopporto gli Heat e Lebron James. Mark invece è pazzo per la pallacanestro. A volte guardiamo la partita e ci inviamo degli sms commentando le azioni. Si è lamentato con me che l'ultimo tour europeo lo ha costretto a vedere le partite ad orari assurdi o addirittura non seguirle. Questa volta infatti l'ha posticipato di un mese. Non esiste perdere i playoff per lui.

Infatti verrà al Pistoia Blues a luglio..
Prova a chiedergli della pallacanestro invece che della musica. Sarà sicuramente un'intervista interessante.

Avete girato sei video per promuovere l'album..
Siamo partiti dal Rose Bowl di Pasadena con Jeff Feuerzeig. In ognuno dei video è presente un nostro amico tra i quali pure Mike Watt.

Qual è il tuo album preferito di Dinosaur Jr. e Guided By Voices?
Per quanto riguarda i Dinosaur Jr. è molto difficile rispondere. Sono tutti ottimi lavori. Dovendo proprio scegliere direi 'Green Mind' e 'Hand It Over'. Per quanto riguarda i Guided By Voices invece scelgo 'Bee Thousand'.

Trovi che i Cobra Verde siano tuttora una band sottovalutata?
Forse è così ma certe cose vengono scoperte dopo. Pensa alle opere di Dickinson, Kafka e Pasolini.

'Boys In Her Fan Club' è il mio pezzo preferito. Di cosa parla?
Il riferimento è a questi club di sfigati che seguono i trend. Funziona così anche per la politica.

(parole di John Petkovic)

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