Cos'è il vizio per voi?
Il vizio è interpretato in molte sfaccettature ma il contenuto di fondo è capire cos'è che ci fa precipitare in una situazione pericolosa, che ci deteriora e dalla quale è impossibile tornare indietro. Quindi è una nostra cecità, una forma di auto-illusione e di desensibilizzazione che può portare ad avere problemi nella vita. Qualcosa che se trascuri diventa un male per noi stessi e per chi ci circonda. Per certi versi è anche legato a come le band si approcciano dal vivo. Troviamo che ci sia sempre meno veridicità negli atteggiamenti. Tante maschere ed imposizioni come per esempio il dovere registrare in maniera standardizzata e precisa con la conseguente incapacità di tirare fuori il gusto personale e la raffinatezza.
Vi considerate dei musicisti viziosi?
Anche se abbiamo dei vizi musicali ci sentiamo molto sinceri quando suoniamo. Cerchiamo di metterci a nudo e di legarci il più possibile al pubblico. Alcuni di noi vengono dalla musica classica che possiede un approccio diametralmente opposto alla composizione. E' nostro interesse compiere una ricerca perché, come avveniva nell'universo prog degli anni settanta, può esserci un dialogo con il pubblico ma bisogna trovare un veicolo costruttivo. Alla luce di quello che accade adesso negli spettacoli pensiamo che sarebbe il caso recuperare certe peculiarità.
Cosa significa Miriam Mellerin?
Il nome è un artificio cinematografico e farmacologico. 'Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger)' è un film di David Bowie mentre il Mellerin un farmaco ritirato dal commercio per gli effetti collaterali.
Quanto tempo avete impiegato a registrare l'album?
Tre pomeriggi a cui poi sono seguiti altri giorni per le sovraincisioni ed il mixaggio.
Come avete allestito lo studio in casa di Diego?
Abbiamo diffuso un video su internet con delle immagini a riguardo. Abbiamo posizionato microfoni ovunque, nell'ingresso con le scale c'era la regia mentre il resto della strumentazione è stata collocata in due sale. Il nostro fonico registrava direttamente su pc e poi il materiale è stato elaborato in fase di mixaggio. E' stata una situazione ricercata con un po' di test. All'inizio pensavamo di registrare all'aperto per evitare totalmente il riverbero, poi abbiamo deciso di sfruttare la geometria della casa inserendo la batteria in una stanza piuttosto piccola e mantenendo un suono vero con un microfono in fondo al corridoio. Il bouzouki è stato suonato da Andrea Barsali e le voci sono state registrate a parte.
Vi siete ispirati a qualche album in particolare per il suono?
Siamo usciti dall'esperienza del primo album in cui avevamo zero idee su quello che avrebbe potuto essere il nostro sound ed Edoardo Magoni ne ha trovato uno appositamente per noi. Siamo andati avanti su questo percorso correggendo qualche sfumatura e mantenendo il basso in evidenza.
Questo è il primo step per un lavoro acustico?
Puo' essere. Di sicuro stiamo lavorando per aprirci a più sonorità. Già in questo album puoi trovare maggiori dinamiche. E' nostra precisa volontà essere flessibili, suonare tanto e sperimentare più colori e suoni diversi.
Il giallo predomina nell'artwork..
La copertina è stata realizzata da Martina Ridondelli. Abbiamo pensato a cosa avrebbe potuto rappresentare il vizio a livello grafico. Questa chiazza gialla con una grossa orchidea non ti lascia pensare che si tratti di un cd delle Spice Girls ma nemmeno di un trio noise. Per noi è uno stimolo ad aprire e leggere quello che c'è dentro. L'orchidea è un fiore simbolico e ambiguo. Le fotografie invece sono state scattate a delle cave di San Giuliano Terme ispirandoci ad un verso di 'Usi e Consumi' dove diciamo “ fino a quando tutte le montagne saranno corrose, traforate e rase al suolo” riferendoci all'erosione sociale e culturale a cui stiamo assistendo.
Di cosa parlano 'Incolore' e 'La Città Dei Piccoli'?
Il significato di 'Incolore' è quello di urlare in faccia a qualcuno che non va bene comportarsi in quel modo, di alzarsi e scegliere cosa vuole fare. Non dobbiamo farci trasportare dalle mode ma ragionare con la nostra testa e prendere le decisioni che ci spettano. 'La Città Dei Piccoli' è invece ispirata all'opera di Francesco Tonucci che ha scritto un libro, 'La Città Dei Bambini', al quale ci siamo riferiti rivendicando quel fenomeno di scarsa indipendenza dei più giovani nella città metropolitane di oggi. Noi abbiamo voluto ampliarlo anche ad altri strati sociali. Tonucci afferma che le città sono state costruite in base alle esclusive esigenze dell'uomo adulto e produttivo. I bambini non possono uscire di casa, avere spazi di interazione dove muoversi e stringere rapporti sociali. Questo comporta ritardi di apprendimento e frustrazione per la mancanza di indipendenza. La canzone parla di un bambino che esce da scuola e si rifugia nei videogiochi e rappresenta una sorta di collante tra il nostro lato più acustico ed i pezzi noise.
Ultimamente la scena toscana si sta rinvigorendo. Ci sono diverse band interessanti e si assiste ad un fermento assente nelle altre regioni..
C'è tanta voglia di suonare, più concerti, più gente che cerca musica ed in tanti provano a fare qualcosa. Siamo molto uniti con altre band come per esempio i Tom Moto ma anche altre realtà della scena livornese che è parecchio attiva. Quando siamo entrati in contatto con band appartenenti ad altre regioni abbiamo riscontrato che incontrano difficoltà maggiori.
Da cosa dipende la scelta di cantare in italiano?
Nel primo album avevamo ancora qualche dubbio infatti ci sono un paio di pezzi in inglese. Ci siamo resi conto che in italiano funzionano di più. In fondo ci interessa suonare qui e comunque anche all'estero la nostra lingua piace. E' uno strumento difficilissimo da maneggiare. Il testo di 'La Città Dei Piccoli' per esempio è stato cambiato molte volte.

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