PISS
blocking a scene you can’t remember
Pubblicato il 29/09/2026 da Lorenzo Becciani

Oggi, la band PISS, rumorosa e in continua esplorazione tra generi diversi, ha condiviso il video ufficiale di blocking a scene you can’t remember, uno dei brani più significativi del loro album di debutto, you made me / skin on linen, in uscita il 30 ottobre in formato LP/CD/CS e DSP in tutto il mondo su Sub Pop e in Canada su Paper Bag Records.

blocking a scene you can’t remember è un brano slow-core devastante e culminante, che parla di abuso sessuale e delle sue conseguenze durature. Il testo assume la forma di un monologo recitato da una ragazza nella sua stanza, mentre prova una resa dei conti attesa da tempo con un uomo del suo passato. Il video ufficiale è stato co-diretto dalla frontperson dei PISS, Tay Zantingh, e da Nushi Sharma. Guarda il video QUI.

 

I PISS partiranno per un tour di 12 date come supporto diretto al gruppo post-punk di Dublino Gilla Band, con ulteriori esibizioni nei festival europei, tra cui Pitchfork Paris a Parigi, Francia; Iceland Airwaves a Reykjavík, Islanda; Sonic City a Kortrijk, Belgio; e altri ancora.

 

I PISS sono Taylor Zantingh (voce), Tyler Paterson (chitarra), Gavin Moya (basso) e Garreth Roberts (batteria). La band ha registrato il proprio album di debutto, you made me / skin on linen, nel gennaio 2025 con Colin Stewart presso Hive Creative Labs. L’album uscirà il 30 ottobre 2026 su Sub Pop Records (in tutto il mondo) e Paper Bag Records (in Canada).

 

Il quartetto di Vancouver, British Columbia, combina punk, poesia, sound collage, performance art e arti visive, dando vita a un’opera multidisciplinare che sfuma il confine tra il personale e il politico. you made me / skin on linen racconta un’infanzia segnata dalla violenza strutturale, sistemica e intima. Nel corso del disco, i motivi legati alla creazione artistica diventano metafore dei molteplici modi in cui portiamo con noi gli effetti di questa violenza: ogni esperienza lascia un’impronta, plasmando o deformando gradualmente il sé, proprio come un pezzo di argilla modellato da ogni segno che riceve.

Il disco rifiuta conclusioni semplici; invece di offrire un’unica prospettiva, esamina la violenza come un elemento onnipresente della nostra cultura. Pone delle domande — in che modo la violenza influenza il nostro sviluppo? Le nostre ferite sono parti inseparabili di noi? E, se non lo sono, dove finiscono le nostre ferite e dove iniziamo noi? — lasciando all’ascoltatore il compito di trovare le proprie risposte.

Scopri di più sui PISS su Sub Pop.

 

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