Non posso crederci e in tutta sincerità spero che non sia vero. In occasione del ventesimo anniversario, gli organizzatori di Dancity hanno annunciato che questa sarà l'ultima edizione del festival.
Ripeto, mi auguro che non sia vero perché in tutti questi anni la manifestazione elettronica di Foligno ha rappresentato qualcosa di unico e inimitabile nel panorama degli eventi italiani. Non solo, ha portato nel nostro Paese musicisti incredibili come Caribou, Nicolas Jaar (ho ancora negli occhi quel concerto pazzesco tra gli affreschi dell'Auditorium di San Domenico), Caterina Barbieri, Giovanni Guidi (che si esibì in duo con Vladislav Delay nella Corte di Palazzo Trinci), Manuel Göttsching, Matias Aguayo, Matmos, Cabaret Voltaire, Apparat, Juan Atkins, Amelie Lens, Floating Points e l'elenco potrebbe continuare a lungo.
Una programmazione lungimirante che ha sempre privilegiato ricerca, innovazione e qualità artistica e che anche per questa edizione non ha badato a spese, riportando il proprio percorso nel centro storico della città nelle prime due giornate, per poi farlo concludere nel paesaggio collinare umbro. Il 19 e il 20 giugno il programma si è infatti sviluppato tra l’Auditorium San Domenico e il chiostro di Palazzo Candiotti, due luoghi simbolo del patrimonio architettonico cittadino mentre per l’ultima giornata, il festival si è trasferito alla Cantina Arnaldo Caprai di Montefalco, con le esibizioni di DJ Food e dell’artista giapponese Calm. A sorprendermi, non appena arrivato a Foligno, sono state due cose su tutte. La prima è stato l'Oratorio del Crocifisso, proprio accanto all'Auditorium di San Domenico, che non avevo mai visitato ed è un'altra gemma di Foligno, una città assolutamente da visitare. La seconda è stata l'Exhibition a Palazzo Condiotti; una serie di installazioni a memoria di tutto quello che è stato Dancity in questi anni. Ad un certo punto mi sono trovato davanti dei fogli dove potere lasciare il proprio commento e naturalmente ho scritto: “DOVETE CONTINUARE”. Cosa che ho ribadito a Sara Presilla, responsabile comunicazione e ufficio stampa del festival durante il set di Ghost Dubs. Di lei ho letto un'intervista in rete nella quale ha dichiarato che Dancity nasce dentro una scena, ma non per fotografarla quanto per metterla in movimento. E di movimento in questi tre giorni a Foligno se n'è visto tanto. Sopratutto si sono viste tanti menti creative e giovani, desiderose di conoscere, curiosi, appassionati e affamati di cultura.
Anche quest'anno la line-up ha messo in dialogo protagonisti storici della musica elettronica e alcune delle voci più significative della scena contemporanea. Ad aprire il festival, il 19 giugno, sono stati i The Orb con il live audio-visivo dedicato a “Adventures Beyond the Ultraworld”, presentato in prima italiana. Nella stessa giornata erano attesi anche Etienne Jaumet, Ange Halliwell, The Soft Pink Truth, Matmos, Funken e I-F, oltre a Matias Aguayo che adoro.
Il 20 giugno il cartellone è proseguito intanto con Mohammad R. Mortazavi e Noémi Büchi all'Auditorium di San Domenico. Il percussionista iraniano, di recente anche al Primavera Sound, avrebbe dovuto esibirsi con Moritz von Oswald, ma il compositore tedesco, tra techno e minimal, ha dovuto cancellare la sua partecipazione a causa di improvvisi motivi familiari. Ciò non ha impedito a Mortazavi di conquistare i presenti grazie ad una capacità innata di stringere una forte connessione col pubblico, a partire da un uso rivoluzionario di tamburi tradizionali persiani quali il tombak e il daf. A seguire il live set straordinario di Noémi Büchi, artista multimediale svizzero-francese abile a fondere elettronica, orchestrazione e sperimentazione in strutture sonore dal forte impatto emotivo. In occasione della release di ‘Exuvie', ha dichiarato di essere interessata alla silenziosa risonanza di ciò che non c’è più, ma che continua a vibrare e potete immaginare le vibrazioni che si sono estese tra il pregevole complesso di affreschi risalenti ai secoli XIV–XV dell'Auditorium, opera di importanti maestri umbri e che costituisce una rara antologia pittorica tardo gotica dell’Italia centrale. Una mutazione di pelle che non ha lasciato segni solo sul corpo, tra l'altro bellissimo, ma anche nella forma e nell'espressività di un'artista che ama rimanere sospesa tra assenza e rinnovamento. Una transizione che segue una linea temporale diversa da quella della mente: lenta a reagire, lenta a proteggere, lenta a sentire. Laddove i pensieri sono in costante movimento, il corpo indugia, assorbe, ricorda e trattiene. Exuvie parla dei fragili processi di trasformazione e dei ritmi più lenti del corpo. L’album è un’esplorazione dei ricordi musicali e non musicali nascosti dentro di noi, incisi da qualche parte nella e pure sotto la nostra pelle. Sicuramente il momento più alto del festival che nella corte di Palazzo Condiotti, in un bellissimo chiostro che sapeva tanto di factory anni ‘70, ha visto esibirsi una serie di dj da brividi. Dopo l’apertura di Franco B. è stato il turno di Ghost Dubs. Michael Fiedler è stata un'altra rivelazione assoluta. Sound artist attivo da fine anni '90 come Jah Schulz, appare come un impiegato di banca per poi scatenarsi con delle basi dubstep spettacolari. Dopo di lui si sono alternati Actress, Blawan e Vera Grace, oltre The Bug Magugu e Colin Benders.
Darren J. Cunningham ha dimostrato che la fase post-'Statik' potrebbe riservare ulteriori sorprese. Non a caso parliamo di un dj che ha collaborato con Ninja Tune e artisti come Dan The Automator e Damon Albarn. Vera Grace era l'altra bellezza di serata e la sua predisposizione per i moduli analogici ha arricchito un live che si è incastonato a meraviglia tra gli altri dj set. Infine Jamie Roberts, in arta Blawan, ha segnato un altro apice del festival rappresentando una sorta di collegamento tra i migliori spettacoli del passato e una ventesima edizione in costante ricerca di nuovi spunti.
Un festival incredibile, che merita di andare avanti. Qui si parla dei motivi per cui questa potrebbe essere l'ultima edizione:
https://www.dancityfestival.it/mag/perche-ultima-edizione/