Superarsi non era affatto semplice ma Next Generation Fest ci è riuscito e lo ha fatto con una leggerezza impressionante. Probabilmente perché il concept e il messaggio che si celano dietro alla manifestazione sono vincenti e perché i protagonisti non sono, almeno per una volta, le persone che siamo abituati a vedere in primo piano ma i giovani.
I ragazzi che studiano. I ragazzi che cercano lavoro. Quelli che sognano e quelli, un po’ disillusi dalla società di oggi, che vanno supportati nella loro crescita.
Il potenziale è enorme ed un evento di questo tipo rende bene l’idea. Il magnifico teatro del Maggio Fiorentino, alla Stazione Leopolda di Firenze, pieno fino all’inverosimile. File fuori dall’entrata per seguire concerti, interviste e esibizioni. Grandi file anche agli stand che hanno arricchito la proposta con materiale didattico, libri, brochure, depliant informativi, gadget e soprattutto tanti professionisti del settore in grado di accogliere, consigliare, suggerire percorsi, presentare programmi che non tutti conoscono a fondo. Non certo ultimi i giochi da tavolo o le dimostrazioni di E-Team (Racing Team UniFi) e Racing Team Pisa.
Lo dico io, cinquantenne che lavora nel settore della comunicazione da oltre trent’anni. Quando si entra nei padiglioni del teatro si sta bene. Si respira un’aria diversa. Si salutano amici che si conoscono da tanto tempo e si conoscono nuove realtà. Soprattutto si percepisce lo sguardo curioso dei tanti studenti che affollano la Leopolda fin dalle prime ore del mattino.
Il Next Generation Festival ha compiuto cinque anni e la maratona di dodici ore ha visto sul palco oltre sessanta ospiti, invitati da Bernard Dika per rafforzare l’impegno delle Politiche Giovanili della Regione Toscana, e di riflesso di tutto quello che concerne GiovaniSì, e celebrare la Giornata regionale dei giovani, istituita dalla Legge Regionale 81/2020.
Tra radici storiche e prospettive future, il festival ha riaffermato il ruolo centrale delle fasce più giovani nei percorsi di cambiamenti, partecipazione e sviluppo del territorio. Un evento unico in tutta Italia e che ha coinvolto una serie di personaggi illustri, intervenuti senza percepire alcun compenso. L’edizione 2026 era dedicata al tema del rapporto tra territori, giovani e futuro e si è quindi concretizzata come un’occasione per connettere la tradizione e l’identità delle comunità locali con l’innovazione e le nuove visioni della generazione Z.
Prima di entrare in platea ragazze e ragazzi hanno approfittato dell'attesa per immergersi nella realtà aumentata e virtuale. Altri hanno fatto prove di primo soccorso, sotto la guida di volontari e medici delle associazioni di volontariato che svolgono in Toscana questa attività sulle ambulanze. Qualcuno si è soffermato presso lo stand di Arti, l'agenzia regionale per l'impiego, per partecipare ai colloqui con le imprese o informarsi comunque sulle opportunità di impiego per il loro prossimo futuro.
Sulle note di Frida Bollani il festival ha avuto inizio. Il Presidente Giani ha ricordato i valori della Toscana, che ha abolito la pena di morte nel 1786 e codificato il diritto alla felicità, investendo su giovani e opportunità rivolte ai giovani due miliardi di euro, negli ultimi sei anni. Ancora più trascinante il discorso di Bernard Dika che ha dichiarato: “Chiediamoci cosa possiamo fare noi nel concreto e tutti i giorni. La fortuna è quell’istante in cui il talento che ognuno di noi ha, incontra l’opportunità.” E ancora: “Viviamo in un mondo in fiamme dove non mancano le difficoltà, ma non dobbiamo perdere la speranza… non abbiate paura delle cadute e degli errori.”
Con Serravalle Rock, praticamente dalla prima edizione, e con Serravalle Gioca possiamo affermare che queste non sono solo parole e che nelle azioni, nelle politiche e nei contributi, GiovaniSì sta portando avanti dei progetti di sicuro interesse e grande innovazione.
A condurre il festival sono state chiamate Veronica Maffei, sempre più bella e ormai di casa, e Samara Tramontana, content creator e speaker di RDS Next. Confermati anche quest’anno i Phrones, comici e inviati speciali per gli ambienti del teatro. Pronti via e Monica Calcagni, ginecologa con una rubrica su Tik Tok ha saputo subito catturare l’interesse della platea.
Mattia Stanga, reduce dall’avventura di Pechino Express, ha parlato di come gestire l’ansia mentre l’assessore Cristina Manetti ha chiesto ai ragazzi di non rimanere neutrali e lottare per i propri diritti. Di ansia ha poi parlato pure Zerocalcare: “Sono cambiate parecchie cose da quando ho cominciato a scrivere e disegnare. Alcune sono un cambio di paradigma gigantesco. Tutta la questione dell'ecoansia, per esempio. La mia generazione aveva il problema del fallimento individuale. Cioè era un mondo in cui tutti riuscivano, o sembravano farcela, ognuno di noi aveva il terrore di essere quello che rimaneva indietro….. Cerco di essere molto fedele nel racconto delle emozioni, non riesco a raccontare emozioni che non mi sono capitate o situazioni dove non mi sono trovato. Prendo sempre spunto da qualcosa che conosco, molto riconoscibile. Poi posso fare in modo che magari qualcuno, che non voglio che si riconosca, venga fuori disegnato come se fosse qualcun'altro".
Un enorme successo lo ha avuto Paolo Ruffini, livornese dal cuore grande, virale dai tempi delle videocassette: “Siete una generazione fin troppo politicamente corretta, educata e morigerata. Nella Costituzione (che veniva regalata agli stand all’entrata, ndr) ci dovrebbe essere invece un articolo che conceda ai giovani la disobbedienza. Una disobbedienza costruttiva, chiaramente.” E ancora: “Abbiamo bisogno di ispiratori più che di influencer.”
La Sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha affermato che purtroppo dei giovani si sente parlare solo quando ci sono problemi, invitandoli a fare sentire la loro voce, la loro presenza e di rivolversi alle istituzioni perché le istituzioni vogliono esserci. E questo evento lo dimostra. Virginia Benzi ha rapito la mia attenzione al pari di EteroBasiche, Giorgia Soleri e Cara.
Gli ospiti si sono susseguiti fino a sera con alcuni interventi davvero riusciti. Manuel Agnelli ha parlato dei mali di social, definiti come un gigantesco deposito di letame. Il leader degli Afterhours ha denunciato la pressione subita dai ragazzi e come siano cresciuti in maniera esponenziale gli interventi di chirurgia plastica nella fascia dei diciotto-venti anni. Per Agnelli i social hanno tradito la promessa di unirci. Molto interessante il contributo anche di Agnese Pucci, filosofa e content creator vista di recente anche a teatro, e quello di Andrea Bargnani, ex-cestista NBA che ha rappresentato l’ambiente sportivo assieme alla tennista Martina Trevisan.
Da segnalare infine la presenza del divertente trio Gli Autogol e delle Bambole di Pezza, l'acume di Marta Filippi e la performance spettacolare del DanceErasmus.
E’ proprio quando le luci si spengono, quando gli ospiti lasciano il palco e i ragazzi tornano a casa, che si misura il valore di una manifestazione come il Next Generation Fest. Perché dodici ore di incontri, musica, testimonianze e occasioni di confronto non sono soltanto una bella giornata da archiviare sui social, ma possono lasciare il segno. Devono lasciare il segno.
Dietro a tutto questo si percepisce una passione autentica, un lavoro enorme e soprattutto la convinzione che investire sui giovani non sia uno slogan da tirare fuori in campagna elettorale, ma una responsabilità concreta. Lo si capisce guardando gli occhi di chi ascolta, le file agli stand, la curiosità di chi cerca risposte e magari, per la prima volta, intravede una strada che prima non riusciva a vedere. Non tutti avranno le idee più chiare, naturalmente. Ma avranno ascoltato storie, raccolto stimoli, incontrato persone e scoperto opportunità. E non è poco.
Il messaggio più importante, forse, è proprio questo: non bisogna avere paura di sbagliare, di cadere, di cambiare strada. In una società che sembra premiare soprattutto l'apparenza, il successo immediato e la capacità di attirare attenzione, ricordare ai ragazzi il valore dell'impegno, della cultura, della partecipazione e persino della disobbedienza costruttiva è un atto quasi rivoluzionario. Significa riconoscerli non come spettatori del futuro, ma come protagonisti del presente. E qui arriva la nota dolente. Perché eventi di questo tipo, capaci di parlare ai giovani senza trattarli da eterni adolescenti e senza rifugiarsi nella solita retorica, dovrebbero essere molti di più. Invece sono ancora troppo rari. In un tempo in cui il dibattito pubblico si impoverisce, le relazioni si consumano dentro uno schermo e il cinismo sembra spesso avere la meglio sulla speranza, occasioni come questa rappresentano un antidoto alla decadenza culturale e sociale che ci circonda. Non risolvono tutto, certo, ma indicano una direzione.
Il Next Generation Fest dimostra che un'alternativa esiste: ascoltare invece di giudicare, offrire strumenti invece di distribuire prediche, creare opportunità invece di limitarsi a lamentarne l'assenza. E se davvero vogliamo consegnare alle nuove generazioni un mondo migliore, dovremmo cominciare proprio da qui. Non con le solite frasi di circostanza, ma con più iniziative, più coraggio e più fiducia. Il futuro appartiene ai giovani, ma costruirlo è un compito che spetta a tutti noi.