Editors
Violence
PIAS Recordings
Pubblicato il 09/03/2018 da Lorenzo Becciani
Songs
1. Cold
2. Hallelujah (So Low)
3. Violence
4. Darkness at the Door
5. Nothingness
6. Magazine
7. No Sound But the Wind
8. Counting Spooks
9. Belong
Songs
1. Cold
2. Hallelujah (So Low)
3. Violence
4. Darkness at the Door
5. Nothingness
6. Magazine
7. No Sound But the Wind
8. Counting Spooks
9. Belong

Il sesto lavoro in studio degli inglesi conferma più o meno tutto quello che sappiamo su una delle poche band che ha davvero saputo segnare una svolta nel rock moderno. I primi due singoli estratti dal successore di ‘In Dream’, ‘Magazine’ (con vaghe reminiscenze industriali alla Nine Inch Nails e Officers) e ‘Hallelujah (So Low)’ avevano mostrato un’evoluzione in termini sonori ed in effetti siamo al cospetto dell’album più melodico e pop di una carriera invidiabile (ascoltare ‘Darkness At The Door’ per credere), assieme al magnifico ‘In This Light And On This Evening’. Ciò non corrisponde affatto ad un passo indietro, né qualitativo e né compositivo, ma al contrario all’ennesima prova di forza da parte di un Tom Smith in forma straripante e di un Justin Lockey galvanizzato dalla fortunata esperienza con i Minor Victories. L’apporto di Leo Abrahams – produttore tra l’altro di Jon Hopkins, Brian Eno e Wild Beasts – e Benjamin John Power – attivo sia con i Fuck Buttons che come Blanck Mass e autore di parti elettroniche davvero oscure e brutali – si è rivelato superiore alle attese e passaggi di grande impatto emotivo quali ‘Cold’, ‘Nothingness’ e ‘Belong’ fanno percepire ‘The Back Room’ più lontano di quanto lo sia veramente. La violenza degli Editors è cinica e subliminale, non passa per chitarre pesanti o stacchi ritmici monumentali ma da chorus pazzeschi, disegni armonici ambiziosi e una voce che non ha nulla di umano. It’s a lonely life, a long and lonely life...

 

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