Kallocain
Paatos
Inside Out
Pubblicato il 06/11/2005 da Lorenzo Becciani
Songs
1. Gasoline
2. Holding On
3. Happiness
4. Absinth Minded
5. Look At Us
6. Reality
7. Stream
8. Won't Be Coming Back
9. In Time
Songs
1. Gasoline
2. Holding On
3. Happiness
4. Absinth Minded
5. Look At Us
6. Reality
7. Stream
8. Won't Be Coming Back
9. In Time
Le emozioni che ho provato ascoltando ‘Kallocain’ sono qualcosa di virginale e incredibile. Facilmente descrivibili come un tramonto che lascia la giornata svanire nel nulla o con il lento incedere delle ore accompagnate da una luce diversa e sottile che fa capo da una finestra di poco socchiusa. Un disco di luci e di ombre, di amore e odio, di passione e sofferenza. Un disco che riesce a suonare originale pur fondendo influenze molteplici come quelle di Portishead, Anathema, Sigur Ros, Bjork che possiedono fisicamente le pagine sonore di questo capolavoro nordico. I Paatos nascono dalle ceneri dei Landberk un gruppo che già in passato con ‘Indian Summer’ aveva provato a unire parti prog metal con l’influenza di Pink Floyd e King Crimson. Ma i risultati migliori Stefan Dimle li raggiunge chiamando accanto a se Petronella Nettermalm una delle voci femminili più belle che mi sia mai capitato di sentire. Un vero incrocio tra la Bjork più passionale ed eterea di ‘Post’ e Louise Rhodes dei Lamb. Trip hop, gothic, folk, progressive e jazz si fondono in un suono unico che vive di momenti eterei e frammentati. Il ghiaccio che ci circonda e il mare che non conosce orizzonte sono la cornice di questi elementi che si sovrappongono tra loro. Come il titolo che fa riferimento al testo 'orwelliano' di Karin Boye una delle voci più febbrili della poesia svedese. ‘Holding On’ ha lo stesso effetto di una poesia su un libro scritta con inchiostro leggero quasi impalpabile mentre lo struggente arpeggio di ‘Look At Us’ ricorda molto ‘I Talk To The Wind’ di Robert Fripp. Addirittura la conclusiva ‘In Time’ sembra quasi non finire. Te ne accorgi solo quando il silenzio ricopre cupo la stanza da qualche minuto. Fantastico l'apporto di Ricard Huxflux Nettermalm marito della cantante e batterista capace di coniugare il suo amore per soluzioni fusion e post jazz con influenze moderne (Rammstein, Clawfinger e Covenant alcuni artisti con cui ha di recente collaborato). Ascoltare questo album è come guardare un film in bianco e nero degli anni sessanta. Una pellicola marcata dal tempo ma che riesce a trovare luce anche nei colori più soffusi. Non a caso dietro ai Paatos la mano sapiente di Steve Wilson.
| Related

Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.