
Mentre aspettate il nuovo esperimento dei Bring Me The Horizon oppure che i Linkin Park scelgano un nuovo cantante escono tanti dischi underground che meritano di essere consumati e che spesso rimangono sotto tracce a dispetto del loro valore. In passato il gruppo originario del Midwest ha registrato altri quattro full lenght e due mini ma senza ottenere il riscontro sperato. A sorprendere è il fatto che siano ancora autoprodotti e negli anni abbiano fatto fatica a trovare una label in grado di promuoverli al meglio, ma probabilmente pagano la quantità di influenze nu metal e l’eccessiva pulizia dei ritornelli, in un periodo storico in cui gli adolescenti seguono metalcore e trap. I pezzi di questo debutto per FiXT (The Anix, The Algorithm, sono uno migliore dell’altro, tutti potenziali singoli, tutti capaci di esaltare il cantato evocativo di Zene Smith (in ‘On My Own’ cita Jonathan Davis in maniera palese), i riff heavy di Tyler Simpson – che si è occupato pure del mixaggio - e Bryan Conway e il drummin’ spaziale di Alyssa Worth. In tutta onestà faccio fatica a indicarne un paio, forse ‘(Not) Enough’ e ‘Cut & Run’, e anche la collaborazione con Massie per ‘Letting Go’ potrebbe essere sfruttata a dovere. Se amate l’alternative rock ricco di spunti elettronici e dal potenziale commerciale elevato, fate vostra una copia di ‘Apophysitis’ e vantatevi con i vostri amici di averli scoperti prima di loro.

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