
Indie Recordings è un’etichetta molto attenta al panorama estremo e alternativo norvegese e il terzo album del gruppo originario di Askim, a sei anni di distanza dal debutto ed a tre dall’eccellente ‘Necrogenesis’, è un attestato di forza in un periodo difficile per il black metal e l’industria musicale in genere. Il pregio maggiore di ‘Gnavhòl’ coincide con la sua capacità di distinguersi da tutte le altre release. Non che Destructhor e compagni inventino la ruota per carità, ma provate a prendere le altre formazioni di spicco della comunità scandinava e ne troverete pochissime che non fanno il verso, nel bene e nel male, ai vari Mayhem, Emperor o Darkthrone, anche loro appena tornati nei negozi con un lavoro in studio alquanto discutibile. I suoni, curati assieme ad un guru come Fredrik Nordström (In Flames, Obscura), sono poi migliorati ulteriormente e l’atmosfera di fondo, cupa e spaventosa, si associa alla perfezione all’artwork ed alle sanguinolenti foto promozionali, rispettivamente opera di Khaos Design e Jørn Veberg. Concettualmente, l’ascoltatore viene spinto ad avventurarsi in territori ancora più sinistri ed il mito della guerra, la conseguente distruzione fisica e di ideali e tutta una serie credenze esoteriche infernali rendono la proposta ancora più efferata. ‘Of Rats And Men’ e ‘Within The Eyes’ sono le tracce in cui il vocione di Doedsadmiral riesce a connettersi in misura superiore con chi si avvicina, magari timoroso, all’album. ‘Antichrist Flesh’ è un omaggio agli esordi mentre ‘Gnawing The Bones’ e ‘Twisted Psychosis’, curiosamente inserita come bonus track ma non certo inferiore al resto, sembrano ideali per la dimensione live.


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