
Gli unicorni sono gli animali preferiti di mia figlia e visto il suo caratterino sarà bene non contraddirla. La synthwave band fondata da Dan Haigh e Alex Westaway, ai quali si è poi aggiunto il batterista Alex Gingell, suona come il mix perfetto tra i Nuovo Testamento, se non conoscete gli autori di ‘New Earth’ e ‘Love Lines’ fareste bene a rimediare presto, ed i Chvrches. In ‘Unicorn’ troverete dei beat danzerecci che vi ricorderanno pure The Birhday Massacre ma il timbro caratteristico dei Gunship è tipicamente britannico. Nel corso degli anni il progetto è cresciuto tantissimo, puntando sulla trasportabilità live del materiale e sulla voce di Alex che rende ogni pezzo un singolo da classifica. La differenza poi l’hanno fatta le collaborazioni. Il sax è protagonista in ‘Monster In Paradise’, che vede la presenza tra gli altri di Milkie Way dei Wargasm, Tyler Bates e Dave Lombardo, appena tornato nei negozi con un altro progetto assurdo come Empire State Bastard. Il colore sgargiante della copertina distrae, ma non troppo. Le immagini del documentario The Rise of the Synths sono infatti sempre vive nella nostra mente quando arrivano bombe commerciali come ‘Taste Like Venom’, ‘DooM Dance’ – con Carpenter Brut e Gavin Rossdale dei Bush come ospiti – e ‘Nuclear Date Night’. Britta Philips appare in ‘Holographic Heart’ mentre Health e Power Glowe impreziosiscono rispettivamente ‘Blood From The Blood God’ e ‘Ghost’. La lista dei crediti non sarebbe finita qui. Stilare un elenco però non avrebbe alcun senso, anche perché scorrendo le tracce di ‘Unicorn’ non si percepisce il minimo calo di tensione e l’unico fastidio è generato dall’attesa di vederli dal vivo. Sul palco di qualche festival che conosco io farebbero sfaceli.

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